Crisi della suinicoltura, venerdì incontro con gli allevatori a Cremona

Cremona – “La suinicoltura italiana, ed in primo luogo quella cremonese e lombarda, vive una preoccupante situazione di crisi, i nostri allevatori stanno affrontando
grandissime difficoltà: da troppi mesi ormai il valore del suino non arriva neppure a coprire i costi di gestione; e, nel contempo, aumentano sia le importazioni dall’estero che i prezzi
imposti ai consumatori”. L’analisi giunge da Roberto Biloni, presidente di Coldiretti Cremona, che ha invitato tutti i suinicoltori del territorio ad un incontro, che si svolgerà
venerdì 9 novembre, alle ore 10, presso la sala riunioni dell’Ufficio Zona di Cremona (in via Dante Ruffini, 28).

L’appuntamento – cui prederanno parte l’Assessore Provinciale all’Agricoltura, Giorgio Toscani, e il Presidente dell’APA nonché responsabile del Servizio Veterinario dell’ASL di Cremona,
Riccardo Crotti – vuole essere un’occasione per fare il punto sulla crisi del settore e sulle proposte messe in campo per fronteggiarla. Con la presenza del direttore di Coldiretti Cremona
Assuero Zampini e dei tecnici della Federazione si intende analizzare i dati di mercato, offrendo un aggiornamento sulla situazione della vescicolare (così da assicurare alle aziende
ogni informazione utile in materia di indennizzi). Si esamineranno, inoltre, le proposte formulate da Coldiretti Lombardia, condivise dalle Federazioni provinciali, rivolte alle Istituzioni –
Regione e Stato -, chiamate a varare provvedimenti urgenti in risposta ad una condizione ormai divenuta insostenibile.

L’allarme lanciato dalla Coldiretti, a tutela della suinicoltura nazionale, poggia su solide basi e chiama i cittadini-consumatori a condividere anche questa battaglia. “Nel passaggio dal
maiale al prosciutto il prezzo si moltiplica, in media, di oltre venti volte – denuncia Biloni -. Si noti che questa forbice si è ulteriormente allargata per effetto del crollo del 10%
del compenso riconosciuto agli allevatori nelle stalle, al quale non ha fatto seguito un’analoga riduzione dei listini per i consumatori”.

Secondo la Coldiretti, nell’insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c’è sufficiente margine per garantire un’adeguata remunerazione agli allevatori e per non
aggravare i bilanci delle famiglie. “E’ a rischio il futuro dei nostri allevamenti e della stessa, prestigiosa, salumeria Made in Italy – sottolinea Zampini, direttore di Coldiretti Cremona -.
Ai consumatori chiediamo di farsi trovare al nostro fianco, anche in questa denuncia. In primo luogo, perché la forbice tra produzione e consumo pesa fortemente sulle loro tasche. In
secondo luogo perché spesso, oltretutto, si trovano ad acquistare prodotti spacciati come Made in Italy, ma in realtà preparati partendo da animali importati dall’estero”.

“Per la carne di maiale e per i suoi derivati – prosegue Zampini – non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta. E’ una grave mancanza di trasparenza, che inganna i consumatori e
danneggia gli allevatori italiani favorendo l’arrivo in Italia, ogni anno, di milioni di cosce di maiale importate dall’estero destinate ad essere vendute come prosciutti Made in Italy”.

L’incontro di venerdì consentirà, inoltre, di fare il punto in merito agli indennizzi riconosciuti agli allevamenti per il danno subito a causa del fermo aziendale imposto dalle
autorità veterinarie, a seguito dell’emanazione di misure straordinarie per contrastare la diffusione della malattia vescicolare. A tal proposito Coldiretti Cremona ribadisce che i
propri Uffici sono a disposizione degli allevatori, per affiancarli nella presentazione delle domande di indennizzo.

LA SCHEDA

I PREZZI

Il prezzo dei salumi per i cittadini è aumentato ( 3%) nonostante il fatto che – sottolinea la Coldiretti – i maiali cresciuti in Italia vengano pagati agli allevatori ad un valore
inferiore a 1,2 euro al chilo, compenso che non riesce nemmeno a coprire i costi di produzione ed è ormai pari ad un terzo di quello di cinque anni fa (secondo i dati Ismea Ac
Nielsen relativi ai primi otto mesi del 2007). Il prezzo del maiale si moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti volte se
è il prosciutto a finire nella busta della spesa, con l’effetto che gli acquisti familiari di carne suina e salumi si sono ridotti del 3,1% nel 2007.

I PREZZI DALLA STALLA AL NEGOZIO – Fonte: Elaborazioni Coldiretti

– Si moltiplicano per cinque da maiale a braciola

– Si moltiplicano per dieci da maiale a salame

– Si moltiplicano per venti da maiale a prosciutto

L’ANDAMENTO DEI PREZZI – EURO/KG

2006 2007 Differenza %

Maiale in stalla 1,28 1,16 – 10%

Salumi in negozio 12,58 12,94 3%

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Ismea-AnNielsen relativi ai primi otto mesi

ORIGINE E IMPORTAZIONI

Per la carne di maiale e per i suoi derivati non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta, a differenza di quanto avviene per la carne bovina, dopo l’emergenza mucca pazza, e per
quella di pollo, dopo l’aviaria. Una grave mancanza di trasparenza che inganna i consumatori e danneggia gli allevatori italiani favorendo l’arrivo in Italia, ogni anno, di milioni di cosce di
maiale importante dall’estero, destinate spesso a essere spacciate come prosciutti Made in Italy. Un ritardo che la Coldiretti chiede di recuperare, perché negli scaffali dei negozi
italiani si stima che ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna, senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con
l’uso di indicazioni fuorvianti come “di montagna” e “nostrano”, che ingannano il consumatore sulla reale origine.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

Per produrre prosciutto crudo in Italia vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti da maiali nazionali, mentre un numero ben superiore viene importato dall’estero (19,6
milioni). L’aumento delle importazioni dagli altri Paesi europei, quali Danimarca, Spagna e Olanda, è causa di una pesante crisi di mercato del settore dove è a rischio il futuro
dei 5300 allevamenti nazionali e con esso il futuro della salumeria tradizionale italiana.

Per non cadere nelle trappole di mercato e avere la certezza di consumare salumi ottenuti da maiali allevati in Italia non basta richiedere prosciutto cotto, crudo o stagionato, ma – evidenzia
la Coldiretti – occorre scegliere prosciutti a Denominazione di Origine Protetta che garantiscono l’origine nazionale e sono riconosciuti dall’Unione Europea ed individuabili dal marchio (DOP).

A Cremona, come in tutto il territorio nazionale, la Coldiretti sta inoltre operando, con grande determinazione, per promuovere le vendite dirette e i “mercati degli agricoltori”, importante
occasione di incontro fra produttori e consumatori, a vantaggio sia del primo che dell’ultimo anello della catena alimentare.

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