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Dal maiale al prosciutto i prezzi moltiplicano del 20%

By Redazione

Nel passaggio da maiale a prosciutto il prezzo moltiplica in media oltre venti volte con una forbice che si è allargata, per effetto del crollo del 10% del compenso riconosciuto agli
allevatori nelle stalle al quale non ha fatto seguito una analoga riduzione dei listini per i consumatori.

È questo il nuovo allarme lanciato dagli allevatori della Coldiretti per sostenere la produzione e il consumo di carne, salami e prosciutti italiani al giusto prezzo, contro le frodi e
le speculazioni. «Nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo – commenta Gianfranco Drigo, direttore della Coldiretti reggiana – c’è sufficiente margine per
garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e per non aggravare i bilanci delle famiglie. Il prezzo dei salumi è aumentato del 2,8% per i cittadini nonostante i maiali cresciuti
in Italia vengano pagati agli allevatori meno di 1,2 euro al chilo. In questo modo – continua Drigo – gli allevatori non riescono nemmeno a coprire i costi di produzione caratterizzati invece
dall’aumento del 7-8% dei costi energetici e dall’aumento dei mangimi del 30-34 % dall’inizio del 2006. Il risultato è che, nella sola provincia di Reggio Emilia, il patrimonio suinicolo
negli ultimi vent’anni si è ridotto del 26% con contestuale crollo di oltre il 50% delle aziende di allevamento».

Il prezzo del maiale al produttore, che dall’inizio del 2006 ha subito un calo del 10%, moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti
volte se è il prosciutto a finire nella busta della spesa, con l’effetto che gli acquisti familiari di carne suina e salumi si sono ridotti del 3,1% nel 2007.

Una situazione che mette a rischio il futuro della prestigiosa salumeria Made in Italy, di cui l’Emilia Romagna è la capofila, e del futuro della suinicoltura, settore di particolare
rilevanza per la nostra provincia. La carne del Gran suino padano allevata nel comprensorio padano offre garanzie determinate da criteri legati alla razza, al benessere animale,
all’alimentazione costituita unicamente da granaglie e siero e dai controlli in allevamento, in macellazione, in stagionatura e al consumo.

«Per la carne di maiale e per i suoi derivati purtroppo – commenta Drigo – non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta e questo favorisce l’arrivo in Italia ogni anno
dall’estero di milioni di cosce destinate spesso a essere spacciate come prosciutti Made in Italy danneggiando gli allevatori ed ingannando i consumatori che si trovano a dover pagare 37 euro
al chilo del prosciutto che certo non offre le garanzie richieste dal marchio GSP. Solo questo marchio raffigurante un maiale stilizzato con al centro la sigla GSP e la bandiera italiana offre
alcune garanzie sulla tracciabilità dalla nascita al consumo per i suini nati, allevati e lavorati in Italia».

«La carne del Gsp – garantiscono i produttori – ha sapori naturali acquistati dall’alimentazione dettata dal rigido disciplinare di produzione a base di
granaglie e siero e dalla giusta età di maturazione del capo (160 kg di peso contro gli 80-100 kg dei suini di importazione). La nostra carne non cala alla cottura e conserva le
caratteristiche nutrizionali».

Il miglioramento genetico di questi ultimi 50 anni operato sul suino della Pianura Padana lo ha reso diverso dagli altri perchè caratterizzato da una muscolatura ben sviluppata e da una
carne pregiata con un preciso ed equilibrato rapporto tra tagli grassi e tagli magri, sapientemente alimentato con una dieta regolata in ogni dettaglio.

I PREZZI DALLA STALLA AL NEGOZIO – Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Moltiplicano per cinque da maiale a braciola

Moltiplicano per dieci da maiale a salame

Moltiplicano per venti da maiale a prosciutto

L’ANDAMENTO DEI PREZZI – EURO/KG

2006

2007

Differenza %

Maiale in stalla

1,28

1,16

– 10%

Salumi in negozio

12,58

12,94

2,8%


Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Ismea-AnNielsen relativi ai primi otto mesi

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