Crisi, Berlusconi ascolti anche la “voce” dell’agricoltura

Crisi, Berlusconi ascolti anche la “voce” dell’agricoltura

“Come si sta facendo per gli altri settori dell’imprenditoria italiana, vogliamo che venga ascoltata anche la ‘voce’ dell’agricoltura. Per questo chiediamo un incontro con il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi per poter esporre le drammatiche difficoltà che oggi sono costrette ad affrontare le aziende agricole del nostro Paese”. E’ quanto sottolinea il
presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che, in una lettera, ha chiesto direttamente al premier di intervenire nella profonda crisi del settore
primario, annunciando, nel contempo, un grande sit-in giovedì prossimo 19 marzo a Roma in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei deputati.

“Le imprese agricole -scrive Politi nella lettera a Berlusconi- sono alle prese con gravissimi problemi: dai pesanti costi produttivi agli asfissianti oneri contributivi e burocratici, dal
continuo crollo dei prezzi all’origine alla mancanza di risorse per il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, all’indebitamento con le banche, al decreto sulle
quote latte che, nonostante le modifiche apportate dal Senato, non risponde pienamente alle esigenze degli allevatori e, quindi, la Camera deve necessariamente introdurre gli indispensabili
correttivi”.

“Sono tutte questioni -afferma il presidente della Cia- che ci hanno spinto a promuovere una forte mobilitazione sull’intero territorio durante la quale abbiamo sollecitato l’attenzione di
governo e forze politiche sull’emergenza agricoltura. Un settore che, nonostante sia l’unico che nel 2008 ha fatto segnare una crescita, mostra un preoccupante affanno e gli imprenditori vedono
ridurre sempre più i loro già corrosi redditi”.

“Uno scenario dalle tinte fosche che -avverte Politi- rischia di aggravarsi ulteriormente nel corso di quest’anno se non verranno adottate misure anche di carattere straordinario nei confronti
delle imprese. Già nel 2008 oltre 20 mila aziende agricole sono state costrette a chiudere e più del doppio corrono il pericolo di andare fuori mercato nei prossimi mesi, con le
relative devastanti conseguenze sull’occupazione. Per tale ragione sollecitiamo un intervento autorevole da parte del governo per ridare slancio e vigore ad un settore che vede allontanarsi
sempre di più sviluppo e competitività”.

Nella lettera al premier, il presidente della Cia ribadisce, in particolare, l’importanza di rifinanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali,
“rappresenta uno strumento fondamentale che anche l’Unione europea considera idoneo per sostenere le imprese agricole che, a differenza di altre, oltre alle difficoltà del mercato,
subiscono condizionamenti dovuti a calamità naturali e ad eventi imprevedibili”.

“Non secondario -scrive Politi- è il problema dei contributi. La proroga al 31 dicembre prossimo delle agevolazioni previdenziali nei territori montani e nelle zone svantaggiate, che
erano in scadenza al prossimo 31 marzo, è senza dubbio un risultato positivo, ma non è una soluzione definitiva. Andrebbe, infatti, studiata e varata una misura di carattere
strutturale al fine di dare respiro alle aziende agricole che operano in territori particolarmente difficili”.

“Interventi -rileva il presidente della Cia- sono indispensabili anche sul fronte dei costi produttivi. “Occorrono misure di carattere straordinario, anche agendo sulla leva fiscale, per dare
un deciso taglio ad oneri divenuti insostenibili per le imprese. Non solo. E’ necessario anche adottare agevolazioni per permettere la rottamazione delle macchine agricole, come, del resto,
è già stato fatto per il settore dell’auto e degli elettrodomestici”.

“Sono problemi -conclude, nella lettera, Politi- che interessano tutti i comparti della nostra agricoltura: dalla zootecnia al vino, dall’olio ai cereali, dall’ortofrutta al florovivaismo, alle
colture industriali. Problemi che richiedono soluzioni immediate per salvare un patrimonio, quello agricolo, che è alla base dei successi del ‘made in Italy’ agroalimentare nel
mondo, oltre ad essere fonte diretta di lavoro per più di 2 milioni e mezzo di persone”. Di qui la richiesta di un incontro con il presidente Berlusconi durante il quale esporre i
problemi oggi sul tappeto e presentare un articolato documento di proposte elaborato dalla Confederazione

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