Cremona: sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: pronta la task force

Cremona – Il coordinamento di tutti i soggetti che si occupano della salute e la prevenzione degli infortuni sul lavoro è stato al centro dell’incontro convocato dal presidente
della Provincia con gli assessori al Lavoro, Manuela Piloni e alle Attività produttive, Agostino Savoldi, a cui hanno partecipato Anna Firmi e Daniela Dolora (Asl), Mauro Bernardelli e
Giancarlo Vescovi (Direzione provinciale del lavoro), Franco Artese (Direzione provinciale Inps), Ermes Picenardi (Comando provinciale Vigili del fuoco), Gianni Mulè (Ispesl), Antonio Di
Meo (Arpa).

Il «Patto per la tutela della salute e la prevenzione nei luoghi di lavoro» varato alcuni giorni va dal Governo assegna le competenze in materia alle Asl e alla Regione, ma è
evidente la necessità che ad operare sia un «sistema» e non un gruppo di soggetti autonomi ed autoreferenziali, in grado di disporre di una rete integrata, capace di
espandere e rafforzare la capacità operativa di ciascuno
«Opereremo perché questa cultura si diffonda attraverso tutti i canali possibili »ha affermato il presidente della Provincia, «innanzitutto le scuole, i centri di
formazione professionale, le università del nostro territorio. Con l’apporto dei sindacati e delle associazioni di categoria promuoveremo questo atteggiamento sia presso i lavoratori che
i datori di lavoro. Cercheremo finanziamenti per sviluppare una formazione e un’informazione capillare presso i lavoratori, compresi – e soprattutto – gli stranieri, con modalità a loro
adeguate. Potenzieremo le collaborazioni già esistenti tra Centri per l’impiego e l’Ispettorato del lavoro, l’INPS e l’INAIL mettendo a loro disposizione i dati dei nostri archivi sia
per la sicurezza e per il contrasto del lavoro irregolare». La Regione Emilia Romagna ha attribuito deleghe, risorse e competenze specifiche alla Provincia anche per la precipua
attività di formazione professionale: speriamo che a Milano il federalismo non sia solo di facciata».

La Provincia aderirà, entro gennaio, ad un progetto nazionale che vede coinvolte le Province e altri enti nella messa in comune di dati che possano essere utili a favorire la sicurezza
nei luoghi di lavoro e l’emersione del cosiddetto lavoro irregolare. Si tratta di un progetto condotto dalla Provincia di Piacenza nell’ambito di un progetto più ampio. Naturalmente, la
nostra attività verrà progettata e realizzata tenendo conto della legge 22 della Regione Lombardia relativa al mercato del lavoro e del recente piano regionale 2008/2010 per la
sicurezza e la salute sul lavoro. Credo che la Regione abbia fatto bene ad indicare, nel suo piano, precisi obiettivi quantitativi da raggiungere entro un determinato lasso di tempo: riduzione
del 10% degli infortuni mortali, degli infortuni gravi e conseguente aumento dei controlli. Stime accreditate e recenti quantificano il lavoro sommerso in Germania pari al 5% del PIL e quello
in Italia pari al 25%.
«Già da parecchi anni stiamo lavorando in stretto raccordo con le altre realtà territoriali» ha commentato Anna Firmi, «certo, le differenze che esistono tra i
tre territori che compongono la nostra provincia necessitano di un ulteriore sforzo affinché si possa procedere in modo coeso, su obiettivi comuni e con una precisa filosofia operativa.
Ben venga in tal senso l’iniziativa della Provincia che può solo avere il nostro plauso». Dello stesso avviso anche Giancarlo Vescovi, che ha ribadito «l’importanza
dell’attività di prevenzione e formazione, da affiancare ad un’efficace e coordinata azione di controllo. Nel campo dell’edilizia abbiamo ottenuto ottimi risultati ed il passo successivo
è muoverci in base ad un preciso e concertato profilo di vigilanza». Il rappresentante dell’Arpa ha posto l’accento sulla scarsità del personale a disposizione degli Enti
rispetto alla mole di lavoro da svolgere per prevenire tragedia nei luoghi di lavoro.
«Ci sono ancora altri ambiti in cui la Provincia può svolgere un ruolo, al di là di quello previsto dalla legge 123» ha aggiunto l’assessore Piloni, «a esempio,
la «sicurezza delle strade come ambiente di lavoro»: risulta che quasi la metà degli infortuni siano infortuni «in itinere», cioè infortuni che si
verificano nel percorso casa/lavoro o dovuti ad attività lavorativa che comporta l’uso su strada di un mezzo. A breve sarà convocato un incontro con le parti sociali, provvederemo
poi a definire concretamente il lavoro possibile e questo tavolo può essere un luogo di confronto sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro».

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