Corte di Cassazione: commette reato il dentista che delega la pulizia dentale all’odontotecnico

Corte di Cassazione: commette reato il dentista che delega la pulizia dentale all’odontotecnico

Il titolare di uno studio dentistico che permette agli odontotecnici di effettuare la pulizia dei denti ai pazienti rischia una condanna penale per esercizio abusivo della professione di
odontoiatra.
Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando la sentenza di condanna emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Belluno nei confronti di un
dentista e degli odontotecnici suoi collaboratori ai quali il titolare aveva consentito di svolgere attività di rilevamento impronte dentarie e di igiene orale.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Belluno aveva condannato per esercizio abusivo di una professione il titolare di uno studio dentistico e gli odontotecnici suoi
collaboratori, per avere il medesimo, quale medico-chirurgo specializzato in odontoiatria e titolare di studio dentistico, in concorso con i suoi collaboratori, consentito a questi ultimi di
svolgere atti tipici della professione odontoiatrica (prelevamento di impronte nel cavo orale) o di igienista dentale (ablazione del tartaro e lucidatura delle arcate dentarie) senza essere
provvisti del relativo titolo di abilitazione.
Contro la sentenza del Tribunale il dentista aveva proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che l’attività di mera rilevazione delle impronte dentarie non rientra nell’ambito riservato
alla professione medica, e che quella di rimozione del tartaro e di lucidatura dei denti, pur spettando alle competenze dell’igienista dentale, non rientra nel paradigma dell’art. 348 del codice
penale, che si riferisce esclusivamente all’esercizio di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, in quanto per l’attività di igienista
dentale non si richiede né il superamento di un esame di stato né l’iscrizione ad un apposito albo, con la conseguenza che l’esercizio di una simile attività da parte di un
soggetto non munito di titolo di igienista dentale dovrebbe al massimo essere sanzionato in via amministrativa.
La Suprema Corte, respingendo il ricorso, ha enunciato alcuni principi in materia.
1) Quanto all’attività di rilevazione di impronte dentarie, va considerato che l’odontotecnico, figura rientrante nell’ambito delle arti ausiliarie delle professioni è per legge
“abilitato unicamente a costruire apparecchi di protesi dentaria su modelli tratti dalle impronte fornite dal medico chirurgo (ora odontoiatra), restando esclusa, anche alla presenza ed in
concorso del medico o dell’abilitato all’odontoiatria, alcuna manovra, cruenta o incruenta nella bocca del paziente, sana o ammalata”. 2) Essendo pertanto escluso ogni rapporto diretto tra
paziente e odontotecnico, fosse anche di sola ispezione del cavo orale, così come affermato in diverse pronunce, “risponde del reato di esercizio abusivo della professione di odontoiatra,
di cui all’art. 348 del codice penale, l’odontotecnico che esegua direttamente la rilevazione delle impronte dentarie del paziente”.
3) Per quanto riguarda infine l’attività di ablazione del tartaro e lucidatura delle arcate dentarie, “essa rientra senza dubbio nella competenza (oltre che, naturalmente,
dell’odontoiatra) dell’igienista dentale, il quale è abilitato a tale delicata professione (comportante tra l’altro, su indicazione dell’odontoiatra, manovre strumentali sui denti del
paziente) a seguito del conseguimento di un diploma di laurea triennale in Igiene dentale, con esame finale avente valore di abilitazione all’esercizio della professione”.
Si tratta, in buona sostanza, di una “speciale abilitazione” senza la quale la relativa attività costituisce reato, e deve pertanto essere affermato il principio di diritto secondo il
quale “l’attività di ablazione del tartaro e di lucidatura delle arcate dentarie non può essere esercitata se non da un medico odontoiatra o da un igienista dentale, con la
conseguenza che commette il reato di esercizio abusivo della professione di igiene dentale il soggetto (nella specie, verosimilmente, un assistente di poltrona di uno studio dentistico) che
esegua simili attività senza aver conseguito detta speciale abilitazione”.

Roberto Codini

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