Contraffazioni, Coldiretti: «nove su dieci vengono dalla Cina»

Viene dalla Cina l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell’Unione Europea in un anno, è quanto afferma la Coldiretti nel
sottolineare che se i prodotti maggiormente contraffatti sono nell’ordine le sigarette, l’abbigliamento, scarpe e i tecnologici di uso comune, a crescere è il fenomeno delle
falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali che sono aumentate del 400 per cento in Europa, sulla base delle
statistiche doganali pubblicate dalla Commissione europea.

La sicurezza dei prodotti cinesi è un problema che – sottolinea la Coldiretti – non riguarda solo l’Europa come dimostra la vicenda dei ravioli «al veleno» esportati dalla
Cina in Giappone dove si registrano numerosi casi intossicazioni. Si tratta – continua la Coldiretti – solo dell’ultima denuncia sulla sicurezza dei prodotti Made in China che ha già
coinvolto giochi per bambini, dentifrici, alimenti per cani e gatti, anguille, pesce gatto e conserve vegetali. Una escalation che ha messo in allarme le stesse Autorità cinesi che sono
intervenute ritirando le licenze per la produzione a centinaia di industrie alimentari per problemi legati alla sicurezza alimentare, dopo aver verificato che nei primi sei mesi del 2007 il
19,1 per cento dei prodotti cinesi destinati al mercato interno non rispettavano gli standard di qualità con il pesce essiccato e la frutta e ortaggi in scatola e che presentavano i
maggiori problemi a causa della presenza di additivi e di contaminazioni batteriche, secondo i dati dell’Amministrazione Generale per il Controllo della Qualità, l’organismo statale
cinese addetto al controllo delle norme di sicurezza.

L’importazione di prodotti alimentari provenienti dalla Cina in Italia è aumentata del 60 per cento e riguarda principalmente aglio, funghi, mele e conserve vegetali oltre alle
specialità tipiche destinate alle comunità cinesi. A partire dal primo gennaio 2008 grazie al pressing della Coldiretti sono definitivamente entrate in vigore le norme
sull’obbligo dell’etichettatura di provenienza per la passata di pomodoro, al fine di evitare che sia spacciata come Made in Italy quella ottenuta dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro
cinese. Un rischio reale considerato che nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina ( 163 per cento) per un quantitativo che
di 160 milioni di chili che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia.

Se il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni nazionali, dalla Cina – precisa la Coldiretti – arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola. Si tratta di
prodotti che – denuncia la Coldiretti – rischiano di essere spacciati come Made in Italy per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Di fronte all’estendersi
dell’allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente – sostiene la Coldiretti – allargare l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i
controlli, permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Per non rincorrere le emergenze e di fronte ai
rischi per la salute e’ necessario – precisa la Coldiretti – intervenire urgentemente con la trasparenza dell’informazione per consentire la rintracciabilità delle produzioni e i
controlli necessari ad individuare ed eliminare eventuali rischi.

Per questo – conclude la Coldiretti – occorre immediatamente applicare le norme contenute nella legge 204 del 2004, ottenuta grazie alla raccolta di un milione di firme da parte della
Coldiretti, per rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti in vendita.

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