Comitato moda lombardo: ora via all'attuazione dei progetti

Como – Conclusa la fase di ricezione delle idee e della progettualità per il Comitato Lombardia per la Moda inizia ora quella applicativa, se infatti in un primo momento il lavoro
del Comitato era di fatto consistito in una sorta di road show in tutte le province lombarde per farsi «conoscere», ora, invece, il nuovo obiettivo è dar vita, finanziandoli,
a quei progetti che saranno presentati allo stesso organismo.

La seconda fase è stata presentata oggi a Como, nella sede della Fondazione Ratti, dall’assessore regionale all’Industria, Piccola e Media Impresa e Competitività, Massimo
Corsaro, che ha introdotto i lavori del convegno «Il made in Italy è ancora di moda. Ma fino a quando?», durante il quale si sono confrontati anche Luca Ronzoni,
vicepresidente del Comitato, Beppe Modenese, presidente onorario della Camera della Moda, Paolo Gerani, amministratore delegato del gruppo Gilmar e direttore creativo di Iceberg, Mauro Clerici,
presidente di Nero su Nero e Donatella Ratti, presidente dell’omonimo gruppo.

«Perché concentriamo proprio sulla moda così tanti soldi e sforzi (Regione Lombardia ha deciso di finanziare progetti per 25 milioni di euro all’anno per tre anni) – ha
detto Corsaro – lo dicono i numeri: 79 miliardi di euro come fatturato complessivi del sistema, 40 miliardi di export, oltre 70.000 imprese che afferiscono a questo settore e oltre 850.000
occupati». «Senza considerare – ha aggiunto Corsaro – che quello della moda è l’unico settore per cui l’Italia vanta un primato a livello di G8».

LE 8 AREE DI INTERVENTO

Come concretamente poi saranno ripartiti i fondi lo stabilirà nei prossimi giorni la Giunta regionale, anche se sono state già individuate le aree su cui si concentreranno gli
sforzi.

1.Innovazione tecnologica e sostegno alla competitività, per aiutare le aziende che vogliono sviluppare nuove tecnologie e metodologie e per accrescere l’elevata creatività
tecnologica del Paese senza trascurare l’automatizzazione che riguarda i nuovi sistemi informatici, allo scopo di cofinanziare piani industriali di sviluppo del sistema delle Piccole Medie
Imprese della moda e accrescerne la competitività in un mercato mai globalizzato.

2. Internazionalizzazione e promozione all’estero del Made in Italy. Per un settore che contribuisce con una così elevata percentuale al nostro export non si fa mai abbastanza per
il supporto alle aziende.

3. Recupero delle figure artigianali, insieme con l’Unione Artigiani e il sistema industriale, attraverso dei veri e propri piani di recupero delle figure artigianali, che mancano sempre
di più nella filiera e rappresentano il presupposto per la produzione di manufatti ad alto valore aggiunto di creatività e qualità.

4. Formazione, attraverso un nuovo modo di intendere la scuola dove alla conoscenza tecnica venga associata la coscienza, la conoscenza manageriale e la sensibilità al moderno
business internazionale.

5. Lotta alla contraffazione: l’Italia è il Paese che subisce più alto tasso di contraffazione ma è anche il terzo Paese contraffattore. L’obiettivo del Comitato
è la creazione di una nuova cultura e di una diversa sensibilità.

6. Sostegno delle fiere all’estero e in Italia, prendendo esempio dal successo riscontrato da Milano Unica nel fare sistema.

7. Maggiore incentivazione a chi intende rilocalizzare, all’interno della Regione, la propria attività produttiva, per riportare il lavoro che si era trasferito all’estero per i
bassi costi della manodopera e per la minore incidenza fiscale.

8. Sostegno ai giovani, creando i presupposti per la loro crescita professionale e facilitandone l’ingresso nel mondo del lavoro.

«Dobbiamo investire e rivitalizzare tutto ciò che al mondo è riconosciuto come eccellente e di qualità – ha concluso Corsaro
– e questo è proprio il caso della moda, il primo settore su cui scommettere per garantire adeguata competitività nel panorama mondiale al nostro Paese». (Ln)

Leggi Anche
Scrivi un commento