Coldiretti: «stop a megaimpianti per biocarburanti»

Per affrontare concretamente l’emergenza cibo è necessario che l’Italia e l’Europa decidano immediatamente di interrompere le agevolazioni destinate alla costruzione di grandi impianti
industriali per la produzione di biocarburanti che utilizzano prodotti agricoli importati con un bilancio energetico fortemente negativo.

E’ quanto ha chiesto il presidente della Coldiretti Sergio Marini al Forum Internazionale dell’Energia di Venezia, organizzato da Coldiretti e Studio Ambrosetti, nel sottolineare che è
invece necessario investire nello sviluppo di bioenergie prodotte attraverso impianti di piccole dimensioni che utilizzano materia prima locale all’interno di distretti energetici territoriali.

Occorre fermare i trasporti a lunga distanza di materie prime agricole e loro derivati destinati a megacentrali industriali per la produzione di biocarburanti che – ha sottolineato il
presidente della Coldiretti – sprecano energia, influenzano negativamente le disponibilità alimentari e hanno un impatto negativo sul territorio nazionale. Secondo quanto è emerso
nel corso del Forum della Coldiretti, per biocarburanti come l’olio vegetale di origine brasiliana il chilometraggio percorso con la nave per arrivare in Italia è di oltre 9mila
chilometri con un consumo energetico che corrisponde al 6 per cento dell’energia contenuta nei prodotti trasportati, mentre per quello in arrivo dal Congo per una distanza di oltre 5mila
chilometri si consuma il 3,3 per cento dell’energia trasportata.

E’ evidente quindi che occorre sostenere la creazione di micro-generatori che utilizzano biomassa locale e contribuiscono così allo sviluppo locale delle zone rurali, rispetto alle
importazioni dall’estero che – ha sostenuto la Coldiretti – presentano bilanci energetici e ambientali negativi con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e
disboscamenti forestali nei paesi di origine.

Nel 2007 a livello internazionale circa 10 milioni di ettari sono coltivati per la produzione di biocarburanti, ma sono destinati a raggiungere i 24 milioni entro il 2012, mentre in Italia sono
appena 40mila gli ettari destinati a coltivazioni energetiche e – ha denunciato la Coldiretti – coprono solo una minima parte delle 800mila tonnellate di biodiesel prodotte in Italia che per il
95 sono ottenute attraverso le importazioni dall’estero. I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole o altre biomasse; in particolare il bioetanolo – spiega la Coldiretti – viene
prodotto tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino,
mentre il biodiesel deriva dall’esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole.

Di fronte alle critiche delle organizzazioni internazionali che indicano nella produzione massiccia di biocarburanti, una delle cause dell’emergenza cibo, la stessa Unione europea – è
stato detto al Forum della Coldiretti – sta cambiando strategia anche sotto la «pressione» del comitato scientifico dell’ Agenzia europea per l’ambiente (EEA) che ha invitato a
sospendere l’obiettivo UE di aumentare al 10% la parte dei biocarburanti usati nel trasporto nel 2020.

Mantenendo lo status quo, l’Europa dovrebbe destinare a queste produzioni il 17 per cento dei terreni disponibili, circa 26 milioni di ettari del territorio agricolo, poco meno di un quarto di
quello disponibile nell’Unione. Per questo si sta verificando un riorientamento strategico a supporto dei biocarburanti della seconda generazione che sono in gran parte indipendenti dalla
catena agricola perche’ utilizzano scarti di lavorazione o sottoprodotti e non sottraggono aree arabili normalmente destinate a riso e cereali.

Ad esempio da un ettaro di canna comune delle aree golenali – ha rilevato la Coldiretti – è possibile produrre biomasse sufficienti a garantire energia elettrica per le esigenze di una
intera famiglia come pure dal biogas dei reflui prodotti da un allevamento di 10 mucche. E in Italia, secondo una analisi della Coldiretti, soltanto recuperando tutti gli oli usati (cosiddetti
esausti) prodotti si potrebbe arrivare a coprire quasi un terzo dell’attuale produzione di biocarburanti risolvendo peraltro il problema dello smaltimento di rifiuti ad elevato impatto
ambientale.

D’altra parte – ha continuato la Coldiretti – materia prima per la produzione energetica può provenire dagli oltre 10 milioni di ettari di boschi presenti in Italia che attraverso
pratiche di tagli ecologici possono garantire 40 quintali di legname ad ettaro. E le stesse coltivazioni agricole (frutteti, oliveti e vigneti) che si estendono a livello nazionale su una
superficie di circa 2,4 milioni di ettaro attraverso le normali potature producono circa 15 quintali di residui legnosi ad ettaro. Si tratta di una materia prima dalla quale si stima possano
essere ottenuti potenzialmente oltre 15 miliardi di litri di gasolio, ben oltre l’obiettivo fissato dall’Italia per l’Unione Europea. E un contributo importante può venire anche dalla
produzione di biogas che potenzialmente può rendere disponibile mezzo milione di tonnellate di petrolio equivalente solo utilizzando i reflui delle aziende zootecniche.

L’obiettivo è quello di rispondere concretamente con attività di informazione e consulenza alla Commissione europea che ha chiesto all’Italia l’aumento del 17 per cento dei
consumi energetici da fonti rinnovabili e un taglio del 13 per cento delle emissioni di CO2 entro il 2020.

La necessità di continuare a investire sulle energie rinnovabili emerge da un sondaggio on line sul sito www.coldiretti.it che evidenzia come luce, sole, vento e altre fonti alternative
anche provenienti dall’agricoltura rappresentano per il 69 per cento l’energia del domani mentre traspare la scarsa fiducia per il futuro nel petrolio e negli altri combustibili fossili per i
quali solo una minoranza del 3 per cento li ritiene una valida garanzia anche per il domani. Una discreta affidabilità, inoltre, viene riservata dagli italiani che hanno partecipato al
sondaggio al nucleare (21 per cento), mentre – conclude la Coldiretti – per il 7 per cento l’energia del futuro e ancora tutta da scoprire.

POTENZIALE DI BIOENERGIE MADE IN ITALY DI SECONDA GENERAZIONE
Recupero oli esausti 200 milioni di litri di biodiesel
Tagli ecologico dei boschi 13,3 miliardi di litri di biodiesel
Potature delle coltivazioni agricole 3,6 miliardi di litri di biodiesel
Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Leggi Anche
Scrivi un commento