Coldiretti: Contraffazione, cinese il 58 % degli articoli sequestrati

 

La Cina non è solo il Paese dal quale viene il 58 per cento degli oltre 79 milioni di articoli contraffatti sequestrati nell’Unione Europea nel 2007, ma anche il Paese che ha
ricevuto dall’Unione Europea il maggior numero di notifiche per l’esportazione di prodotti alimentari contaminati dalla presenza di micotossine, salmonella e additivi e coloranti al di
fuori dalle norme di legge. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta comunitario per alimenti e mangimi nel 2007, in riferimento ai casi di
neonati morti ed ammalati in Cina per calcoli renali per aver consumato latte in polvere contaminato dalla melamina, un composto usato nella plastica, nei fertilizzanti e nei prodotti
di pulizia.

Sulla base delle statistiche doganali pubblicate dalla Commissione europea, i prodotti maggiormente falsificati sono nell’ordine le sigarette, l’abbigliamento e gli strumenti
tecnologici di uso comune, ma a crescere – sottolinea la Coldiretti – è il fenomeno delle falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti medicinali, generi alimentari
e prodotti per la cura personale, venduti anche attraverso internet, che possono causare seri danni alla salute dei consumatori.

Su un totale di 2.933 notifiche al sistema di allerta rapido sugli alimenti contaminati, ben 390 – sottolinea la Coldiretti – sono state rivolte alla Cina per pericoli derivanti
sopratutto dalle contaminazioni dovute a materiali a contatto con gli alimenti per la migrazione, non solo di certi metalli pesanti (principalmente cromo), ma anche di ammine
aromatiche, ftalati ed adipati. Numerosi peraltro anche i casi di presenza di residui farmaci veterinari o di micotossine.

Si tratta – precisa la Coldiretti – della conferma della presenza di gravi difficoltà da parte del gigante asiatico di adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel
rispetto degli impegni assunti a livello internazionale. Il latte in polvere contaminato è dunque solo l’ultimo caso che getta un ombra sulla campagna di immagine sulla sicurezza
avviata dal Governo cinese dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica,
anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi. Nel Paese asiatico si è registrato un aumento del 27 per cento delle morti per avvelenamento da cibo
nel 2007, rispetto all’anno precedente e le autorità sono intervenute con il ritiro delle licenze per la produzione a centinaia di industrie alimentari per problemi legati alla
sicurezza.

Nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina per un quantitativo che equivale a circa un quarto dell’intera produzione
di pomodoro coltivata in Italia. Se il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni nazionali con un quantitativo di 140 milioni di chili, dalla
Cina – precisa la Coldiretti – arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola. Di fronte all’estendersi dell’allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente – conclude la
Coldiretti – estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti
eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini.

Leggi Anche
Scrivi un commento