Coldiretti: «al via ingresso 80mila lavoratori immigrati stagionali»

Scatta la procedura per l’assunzione di 80mila lavoratori stagionali extracomunitari con la disponibilità sul sito del ministero degli interni degli appositi moduli che i datori di
lavoro devono utilizzare per effettuare il pre-caricamento direttamente o soprattutto attraverso le organizzazioni di categoria come la Coldiretti, a partire dalle ore 8,00 di lunedì 28
gennaio.

Si tratta di una procedura informatica già sperimentata lo scorso anno che si fonda – sottolinea la Coldiretti – sulla collaborazione delle associazioni di categoria che hanno l’apposito
accordo con il Ministero dell’Interno e che potranno però spedire definitivamente le domande solo a partire da venerdì primo febbraio.

Possono essere assunti per lavori stagionali cittadini non comunitari originari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina,
nonché di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria come Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto e i cittadini stranieri
non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2005, 2006 o 2007.

La Coldiretti, che lo scorso anno è stata l’associazione che ha presentato il maggior numero di domande, è impegnata nelle proprie strutture territoriali a raccogliere in modo
informatizzato le richieste dei datori di lavoro. Sulla base della ripartizione territoriale effettuata dal Ministero della Solidarietà Sociale con la circolare N.2/2008 del 18 gennaio,
il maggior numero di autorizzazioni per lavoratori stagionali extracomunitari riguardano – riferisce la Coldiretti – Campania (9.500), Lazio (7.500), Emilia Romagna (7.000), Veneto (6.500),
Puglia (6.500) e Calabria (6.400). A seguire – continua la Coldiretti – Sicilia (6.400), Abruzzo (4.850), Piemonte (3.600), Lombardia (3.500), Toscana (3.500), Trento (3.000), Marche (1.700),
Basilicata (1.250), Bolzano (1.200), Friuli Venezia Giulia (750), Liguria (750), Sardegna (750), Molise (550) e Valle d’Aosta (100), mentre 5.150 restano disponibili al Ministero per eventuali
esigenze territoriali.

In molte regioni la maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari troverà occupazione in agricoltura che insieme al turismo e all’edilizia è il settore con maggiori
maggiore opportunità occupazionali per questi lavoratori. Con il 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di immigrati
evidenzia infatti una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.

Il fatto che sono saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra – sottolinea la Coldiretti – la
determinazione della parte più sana ed economicamente attiva dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro adempiendo puntualmente agli
obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro dipendente anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che
gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità. I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a 155 diverse
nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura – sostiene la Coldiretti – sono principalmente nell’ordine i polacchi (16 per cento), i rumeni (15 per cento),
gli albanesi (11 per cento) e a sorpresa gli indiani (7 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l’abilità e la cura che garantiscono alle mucche.

Sono molti i «distretti agricoli» dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della
frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che – conclude la Coldiretti – gli immigrati
occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del
made in Italy alimentare nel mondo.

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