CICLO DI INCONTRI dell’Università degli Studi di Milano UNIMI in collaborazione con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM : IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

CICLO DI INCONTRI dell’Università degli Studi di Milano UNIMI in collaborazione con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM : IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

CICLO DI INCONTRI dell’Università degli Studi di Milano UNIMI in collaborazione con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM : IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

Milano, 28 gennaio 2021
                            L’iniziativa presentata dal Rettore dell’Università degli Studi di Milano  Elio Franzini sul ‘Corriere della Sera’
IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE
Parte oggi un ciclo di incontri on line ideato da Marilisa D’Amico e Achille Colombo Clerici in collaborazione con Assoedilizia e Fondazione Ambrosianeum  
 

Elio Franzini, Rettore Università degli Studi di Milano

Il titolo è già un programma: «Il domani di Milano. Il futuro del Paese». Si prende avvio da un tema di grandissima attualità (la salute tra ricerca, assistenza, solidarietà e innovazione) e si proseguirà discutendo su Milano come città dell’inclusione, della cultura e dell’innovazione. Gli incontri si terranno online, come siamo abituati ormai da tanti interminabili mesi.

Riflettere su Milano significa pensare al Paese intero: Milano come motore dell’innovazione, come costante «esperimento» per condurre su territori nuovi e inesplorati è consapevolezza comune e condivisa.
Ma il senso degli incontri è oggi nuovo: proprio in virtù di ciò che questa città ha sempre rappresentato, e ancor di più negli ultimi anni, non può non sorgere la domanda, per nulla retorica, su quale futuro ci attenda.
L’emergenza sanitaria (così come umana e sociale) ha infatti trasformato non solo le nostre vite, ma anche i contesti in cui esse si svolgono, sembrando ancora più devastante in un tessuto culturale, economico, produttivo ricco e sfidante.
Le persone in coda all’Opera San Francesco o a Pane quotidiano sono il segnale inquietante di una povertà crescente, all’interno di un quadro attraversato da divisioni laceranti, da dissidi spesso incomprensibili e sempre inopportuni in un momento in cui il dialogo appare come l’unica via per condurre fuori dall’incubo. Le piccole polemiche, le visioni di breve respiro, le gelosie di parrocchia sono lontane da quella logica del «fare» che è nella tradizione lombarda.
Dobbiamo dunque andare in una direzione opposta: come ha sottolineato l’arcivescovo Delpini, nel suo discorso in occasione di Sant’Ambrogio, vi sono stati nella Città, nella Regione, nel Paese, quelli che sono rimasti «al loro posto» dalle istituzioni alle fabbriche, dai trasportatori agli insegnanti, dai ricercatori al personale medico e infermieristico (per i quali l’emergenza è ancora quotidiana).
A loro in primo luogo si rivolge questo ciclo di incontri: a tutti coloro che hanno mantenuto la posizione e che, da questa posizione, vogliono ripartire, guardando al futuro. L’università è il luogo della ricerca, della formazione, del rapporto con il territorio: è il terreno neutrale che permette di discutere, di confrontarsi e agire. Dalla ricerca prende avvio, con i vaccini, la speranza di un ritorno alla normalità che deve tuttavia accompagnarsi a una riflessione critica su un modello di città che appariva sempre in movimento, legata agli eventi, al flusso costante di persone e idee.
Dobbiamo ora essere in grado di integrare questo modello con altre visioni sia umanistiche sia scientifiche per pensare di nuovo e sempre di nuovo uno scenario in cui innovazione scientifica e solidarietà possano coniugarsi. 
Questo è il futuro, un futuro che dovrà far comprendere che una crisi ha elementi di positività solo se stimola sia percorsi di analisi sia processi di sviluppo, gettando semi per nuove idee e nuovi comportamenti. Il tempo del «guarda e fuggi» è finito: la cultura deve cercare rinnovate forme di produzione e trasmissione.
Non si poteva allora non prendere avvio dal problema oggi centrale della salute tra assistenza e solidarietà: e con le voci di protagonisti che vogliono guardare al di là della pandemia, partendo dalla complessità di Milano e dalle sue contraddizioni, per trasformarle in risorse. L’università che non ha mai smesso di funzionare vuole dunque semplicemente dire: noi ci siamo. E intende ricordare a tutti coloro che guidano la nostra città e la nostra regione che investire in ricerca e formazione significa mettere concretamente in campo una rete di solidarietà e sineigie che la crisi pandemica deve rafforzare e non distruggere.
Milano, al di là dell’apparenza, ha una voce sola: le nostre, unite insieme.
 

Qui l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera

CICLO DI INCONTRI dell’Università degli Studi di Milano UNIMI in collaborazione con ASSOEDILIZIA E AMBROSIANEUM : IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

L’iniziativa presentata dal Rettore dell’Università degli Studi di Milano  Elio Franzini sul ‘Corriere della Sera’

IL DOMANI DI MILANO. IL FUTURO DEL PAESE

Parte oggi un ciclo di incontri on line ideato da Marilisa D’Amico e Achille Colombo Clerici in collaborazione con Assoedilizia e Fondazione Ambrosianeum

 

Elio Franzini*

Il titolo è già un programma: «Il domani di Milano. Il futuro del Paese». Si prende avvio da un tema di grandissima attualità (la salute tra ricerca, assistenza, solidarietà e innovazione) e si proseguirà discutendo su Milano come città dell’inclusione, della cultura e dell’innovazione. Gli incontri si terranno online, come siamo abituati ormai da tanti interminabili mesi.

Riflettere su Milano significa pensare al Paese intero: Milano come motore dell’innovazione, come costante «esperimento» per condurre su territori nuovi e inesplorati è consapevolezza comune e condivisa. Ma il senso degli incontri è oggi nuovo: proprio in virtù di ciò che questa città ha sempre rappresentato, e ancor di più negli ultimi anni, non può non sorgere la domanda, per nulla retorica, su quale futuro ci attenda.

L’emergenza sanitaria (così come umana e sociale) ha infatti trasformato non solo le nostre vite, ma anche i contesti in cui esse si svolgono, sembrando ancora più devastante in un tessuto culturale, economico, produttivo ricco e sfidante.

Le persone in coda all’Opera San Francesco o a Pane quotidiano sono il segnale inquietante di una povertà crescente, all’interno di un quadro attraversato da divisioni laceranti, da dissidi spesso incomprensibili e sempre inopportuni in un momento in cui il dialogo appare come l’unica via per condurre fuori dall’incubo. Le piccole polemiche, le visioni di breve respiro, le gelosie di parrocchia sono lontane da quella logica del «fare» che è nella tradizione lombarda.

Dobbiamo dunque andare in una direzione opposta: come ha sottolineato l’arcivescovo Delpini, nel suo discorso in occasione di Sant’Ambrogio, vi sono stati nella Città, nella Regione, nel Paese, quelli che sono rimasti «al loro posto» dalle istituzioni alle fabbriche, dai trasportatori agli insegnanti, dai ricercatori al personale medico e infermieristico (per i quali l’emergenza è ancora quotidiana).

A loro in primo luogo si rivolge questo ciclo di incontri: a tutti coloro che hanno mantenuto la posizione e che, da questa posizione, vogliono ripartire, guardando al futuro. L’università è il luogo della ricerca, della formazione, del rapporto con il territorio: è il terreno neutrale che permette di discutere, di confrontarsi e agire. Dalla ricerca prende avvio, con i vaccini, la speranza di un ritorno alla normalità che deve tuttavia accompagnarsi a una riflessione critica su un modello di città che appariva sempre in movimento, legata agli eventi, al flusso costante di persone e idee. Dobbiamo ora essere in grado di integrare questo modello con altre visioni sia umanistiche sia scientifiche per pensare di nuovo e sempre di nuovo uno scenario in cui innovazione scientifica e solidarietà possano coniugarsi.

Questo è il futuro, un futuro che dovrà far comprendere che una crisi ha elementi di positività solo se stimola sia percorsi di analisi sia processi di sviluppo, gettando semi per nuove idee e nuovi comportamenti. Il tempo del «guarda e fuggi» è finito: la cultura deve cercare rinnovate forme di produzione e trasmissione.

Non si poteva allora non prendere avvio dal problema oggi centrale della salute tra assistenza e solidarietà: e con le voci di protagonisti che vogliono guardare al di là della pandemia, partendo dalla complessità di Milano e dalle sue contraddizioni, per trasformarle in risorse. L’università che non ha mai smesso di funzionare vuole dunque semplicemente dire: noi ci siamo. E intende ricordare a tutti coloro che guidano la nostra città e la nostra regione che investire in ricerca e formazione significa mettere concretamente in campo una rete di solidarietà e sineigie che la crisi pandemica deve rafforzare e non distruggere. Milano, al di là dell’apparenza, ha una voce sola: le nostre, unite insieme.

*Rettore Università degli Studi di Milano).

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