Cia Puglia: Piano di tutela delle acque da rivedere
22 Gennaio 2008
Il Piano di tutela delle acque – approvato dalla Regione Puglia nel luglio scorso – va rivisto, in vista anche dell’approvazione definitiva che dovrebbe avvenire entro e non oltre il 31
dicembre 2008, nonostante la fissazione di quest’ultima scadenza, però, le norme di salvaguardia sono scattate subito e sono già in vigore.
Si tratta di norme che da sole rischiano di bloccare buona parte dell’attività agricola irrigua dell’intera Puglia; inoltre, il piano di tutela delle acque è stato redatto senza
nessun tipo di concertazione con le parti interessate.
In sostanza prima si blocca tutto e poi, secondo la Regione Puglia, si dovrebbero affrontare le soluzioni alternative. Tra l’altro il piano, così come dichiarato dallo stesso comitato
tecnico scientifico, non si basa su dati certi ma su un frammentario patrimonio conoscitivo o su simulazioni.
«Sarebbe stato più logico e più razionale prevedere prima le soluzioni alternative, limitando innanzitutto il prelievo con sistemi di irrigazione che -spiega il
vicepresidente vicario della Cia Puglia Donato Petruzzi – riducono il consumo e monitorando in maniera precisa tutti gli eventuali scarichi abusivi immessi in falda e controllando
contestualmente anche l’efficienza degli impianti di depurazione. In quanto all’uso, richiamato nel piano di contatori e limitatori di portata, questi strumenti sono inopportuni, inutili,
dannosi e aumentano anche la già pesante burocrazia delle aziende agricole».
Per la Cia Puglia l’impianto dei contatori, che limiterebbero l’uso dell’acqua ad un quantitativo fisso annuo, non è possibile in quanto nessun agricoltore è chiaroveggente a tal
punto da prevedere la quantità delle precipitazioni annue: in sostanza ad una certa data se la quantità utilizzabile di acqua prelevabile dovesse essere esaurita, l’agricoltore
dovrebbe abbandonare il suo raccolto pregiudicando tutto il suo reddito aziendale con impatti anche sull’occupazione.
Una vera e propria assurdità, a cui vanno ad aggiungersi i costi di acquisto dei contatori oltre agli aumenti dei consumi energetici (soprattutto in periodi di crisi energica) e oltre al
fatto che sarebbe impossibile irrigare normalmente in quanto bisognerebbe avere a disposizione una vasca di raccolta da riempire con l’uso del limitatore per poi riprelevare l’acqua e far
partire l’impianto a valore normale. Un meccanismo che, secondo la Cia Puglia, definirlo inutile, paradossale e irrazionale è davvero poco.
Ultima ma non meno importante questione: la fissazione dei valori di salinità dell’acqua definiti nocivi per legge, dimenticandosi, però, che da decenni si irrigano piante e
ortaggi e in tali zone, salvo casi eccezionali, non si sono mai verificate compromissioni alla vegetazione. Tra l’altro l’eventuale salinità riscontrata è risultata ben tollerata
e assorbita dalle piante e dal terreno.
«Nessun agricoltore oggi -conclude Petruzzi- sarebbe tanto sprovveduto da sprecare acqua, energia elettrica, gasolio. Alla luce di queste considerazioni la Cia Puglia nell’incontro
opportunamente convocato dall’assessore regionale alle Opere pubbliche Onofrio Introna per giovedì 24 Gennaio, chiederà la sospensione immediata delle norme di salvaguardia con
successive radicali modificazioni unitamente a una rivisitazione concertata del piano di tutela delle acque della Regione Puglia».




