Cereali: la fame scuote il mondo

Sono ormai decine di Stati, per adesso fra i più poveri nel mondo, in cui dilagano le proteste per l’inflazione degli alimentari, la Fao ha infatti lanciato l’allarme per la situazione
critica che riguarda il caro-cereali e la Banca Mondiale prevede ulteriori disordini nel resto del mondo.

L’Organizzazione dell’Onu ha recentemente diffuso il rapporto «Crops Prospect and Food situation», comunicando che la bolletta cerealicola delle nazioni più povere
aumenterà del 56 percento negli anni 2007-2008. Il dato è allarmante se pensiamo che già in 12 Paesi del mondo si sono scatenati gravi disordini interni dovuti al problema
della fame.

Nelle Filippine, per esempio, è in corso una gravissima crisi alimentare e il governo minaccia di condannare all’ergastolo chi si accaparra il riso per rivenderlo a prezzo maggiorato. In
Thailandia, in Pakistan, in Messico e in Africa il prezzo dei cereali è aumentato del 50 percento e l’esercito deve necessariamente fare la guardia ai terreni per difenderli dagli
attacchi dei banditi. In Egitto, come ormai l’Arte Bianca racconta quasi ogni settimana, il problema della farina venduta al mercato nero sta creando una situazione insostenibile per la
popolazione egiziana, la quale, ormai quotidianamente, ha serie difficoltà nel reperire il pane a prezzo sovvenzionato. In Tunisia, dove negli ultimi giorni vi sono stati diversi scontri
tra polizia e manifestanti scesi in piazza per denunciare l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la disoccupazione. Ad Haiti, dopo i cinque morti e una quarantina di feriti dovuti alle
rivolte per il cibo, sono dovuti intervenire addirittura i caschi blu dell’Onu per impedire saccheggi e per proteggere il palazzo presidenziale. In Kenia, invece, sono già scoppiate
gravi rivolte sanguinose.

Situazioni del genere, secondo la Banca mondiale, potrebbero ripetersi in altri 33 paesi a causa del repentino aumento del prezzo delle materie prime. «Si profila uno shock alimentare
mondiale, meno visibile di quello petrolifero ma con effetti potenziali di un vero Tsunami economico e umanitario in Africa», ha affermato Louis Michel, commissario europeo per lo
Sviluppo.

Infatti, secondo le statistiche della Fao, la crescita del grano, del mais, del riso, della soia, della colza e dell’olio di palma, nel 2007, è stata del 40 percento. I paesi sviluppati,
nel frattempo, offuscati dall’aumento del prezzo del petrolio non si sono accorti della «carestia mondiale» che si sta verificando nei paesi più poveri, dove il 60-80
percento della spesa di un singolo consumatore è rappresentato dagli alimentari (10-20 percento nei paesi industrializzati).

Anche il premier britannico, Gordon Brown, ha deciso di lanciare un’offensiva senza precedenti contro l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, e ha chiesto che la
questione abbia la priorità massima al vertice del G8 che si riunirà a Tokyo nel mese di Luglio.

Il ministro francese dell’Agricoltura, Michel Barnier, viste le ultime situazioni critiche nel mondo, ha invece sottolineato l’esigenza che l’Europa non smantelli la politica di sostegni ma
resti «una potenza agricola forte». «E’ necessario – ha aggiunto Barnier – riorientare gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione verso l’agricoltura, mentre da 30 anni
è stata trascurata questa priorità dello sviluppo agricolo».

Nonostante le continue richieste arrivate alla Commissione Europea – non ultime quelle della Cebp (la Confederazione Europea dei panificatori e dei pasticceri) – di bloccare la produzione di
biocarburanti per le gravi conseguenze a livello globale che sta provocando, questa non arretra di un passo dalla sua decisione. La Commissione Europea intende, infatti, mantenere l’obiettivo
di utilizzare il 10 percento di biofuel nel settore dei trasporti entro il 2010. «Non vediamo un pericolo enorme di uno spostamento della produzione agricola alimentare verso la
produzione di biocarburanti, perché – ha spiegato Michael Mann, portavoce del commissario Ue all’agricoltura Mariann Fischer-Boel – nell’Ue ci sono molti terreni non coltivati che
potrebbero essere utilizzati». Ma, come si legge nel rapporto della Fao, «se l’aumento di produzione – del 2,6 percento – previsto per il 2008 si materializzerà, potrebbe
attenuarsi l’attuale situazione di scarsità dell’offerta cerealicola mondiale, ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche».

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