Celiachia, anche Collina scende in campo

Celiachia, anche Collina scende in campo

Se la riconosci, non fa più paura. Perché con la celiachia oggi si può vivere normalmente: uscire a cena, mangiare un gelato, prenotare una vacanza sicuri di trovare cibi
adatti a chi soffre di intolleranza al glutine, non è più un problema. È questo uno dei risultati più importanti raggiunti dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC)
grazie al costante impegno a fianco dei pazienti in 30 anni di attività. E proprio per celebrare il trentennale AIC rinnova il suo sito ufficiale (www.celiachia.it) attivando il numero
verde 800 454616 e promuove la prima campagna di sensibilizzazione nazionale attraverso locandine e manifesti distribuiti presso farmacie e centri medici, inserzioni su quotidiani e periodici e
uno spot televisivo e radiofonico che spiegano come una diagnosi tempestiva e una dieta appropriata permettano di condurre una vita “normale”.

Pierluigi Collina, “il migliore arbitro del mondo”, è protagonista con la sua famiglia della campagna stampa e dello spot televisivo che andrà in onda sulle reti RAI e Mediaset,
dove interpreta se stesso nelle vesti di padre di una
ragazza celiaca. Così racconta la sua esperienza: “Mia figlia aveva 11 anni quando si è manifestata la malattia. La bimba ha perso moltissimo peso in poco tempo, eravamo davvero
preoccupati perché non riuscivamo a capirne il motivo: avevo pensato a disturbi di carattere psicosomatico, temevo che potesse avere carenze gravi in un periodo di crescita così
delicato. Abbiamo vissuto le difficoltà maggiori prima della diagnosi: per fortuna abbiamo scoperto abbastanza velocemente che si trattava di celiachia, grazie all’intuizione di un medico
amico.

Oggi nessuno potrebbe dire che mia figlia ha un’intolleranza alimentare: la sua vita è del tutto uguale a quella dei suoi coetanei e può anche andare a mangiare una pizza o ordinare
cornetto e cappuccino al bar perché trova ovunque prodotti garantiti. Piccole cose, in realtà grandi conquiste che aiutano molto i pazienti e che sono state ottenute grazie
all’attività dell’Associazione”. Anche Gaia De Laurentiis, attrice e conduttrice di successo, ha scelto di diventare testimonial d’eccezione della campagna stampa di AIC come madre di un
bambino celiaco.

“Ho scoperto la malattia di mio figlio al momento dello svezzamento, dopo alcuni mesi di preoccupazione perché neppure i medici avevano inizialmente capito che si trattava di un problema
legato al cibo: i sintomi erano talmente forti da lasciar pensare a malattie ben più gravi. La diagnosi è stata una liberazione – racconta Gaia De Laurentiis – oggi se mio figlio
“sgarra”, me ne accorgo subito perché gli viene la “faccia da glutine”: diventa pallido, con le occhiaie, è più nervoso. Per fortuna però negli ultimi anni le cose
sono cambiate: le novità si
susseguono di mese in mese ormai, ed è sempre più facile trovare ovunque prodotti eccellenti per qualità e gusto”.

Aggiunge Daniele Bossari, popolare deejay e conduttore televisivo, anche lui testimonial della campagna stampa
nella duplice veste di celiaco e presidente onorario di AIC: “La mia testimonianza vuol dimostrare che si può vivere in modo assolutamente normale. Anzi, spesso ho usato la celiachia come
segno distintivo e come escamotage per intenerire le ragazze! L’Associazione è fondamentale sia per i pazienti che per i loro familiari: io ho sempre vissuto con serenità la mia
condizione, ma frequentando gli altri ho scoperto che per molti non è così. Condividere la propria esperienza con persone che con affetto e professionalità possono dare dei
consigli nei momenti difficili è un’enorme opportunità per tutti”.

La campagna di AIC mira a diffondere la conoscenza della celiachia, i rischi correlati alla mancata diagnosi e l’importanza dello screening diagnostico per le persone con sintomi riconducibili
alla malattia, ancora fortemente
sottostimata. “Il nostro intento è informare capillarmente la popolazione ed essere ancora e sempre di più il punto di riferimento principale per tutti coloro che vogliono conoscere
e affrontare meglio la celiachia – dichiara Elisabetta Tosi, Presidente dell’AIC – grazie all’attività dell’Associazione, che conta oggi oltre 55.000 iscritti e 19 Associazioni regionali
con sportelli su tutto il territorio italiano, i pazienti diagnosticati sono circa 90.000”.

“Negli ultimi anni – specifica Umberto Volta, Presidente del Comitato Scientifico Nazionale AIC – il numero delle diagnosi è raddoppiato grazie alla sempre maggior attenzione che i medici
di famiglia hanno rivolto all’intolleranza al glutine. L’iceberg della celiachia rimane però in gran parte ancora sommerso con meno di 100.000 pazienti diagnosticati a fronte degli oltre
500.000 attesi nella popolazione italiana: nel nostro paese solo 1 celiaco su 5 è stato al momento identificato e sono ancora troppe le diagnosi tardive, che arrivano dopo anni ed anni
di
sofferenze da parte dei pazienti. Vi è poi un fenomeno paradossale e sempre più frequente – prosegue Volta – ovvero il numero sempre maggiore di diagnosi “fasulle” poste sulla base
di criteri non accettabili sul piano scientifico, ad esempio quadri di colon irritabile o allergia alimentare scambiati per celiachia”.

Associazione Italiana Celiachia è nata nel 1979 e dopo soli tre anni di attività, nel 1982, ha ottenuto l’erogazione gratuita in tutta Italia dei prodotti per celiaci: un traguardo
importantissimo raggiunto per primi al mondo, tanto che per molto tempo il nostro è stato l’unico Paese a garantire gratuitamente ai pazienti celiaci l’indispensabile per una dieta
equilibrata e completa. Nel 2005, un’altra tappa fondamentale: ai celiaci viene riconosciuto e garantito il diritto a un pasto senza glutine in tutte le strutture pubbliche dotate di mensa,
dalle
scuole agli uffici. Prima di allora, bambini e ragazzi celiaci non potevano mangiare a scuola e alle famiglie poteva essere erogata un’indennità prevista per i minori dalle norme
sull’invalidità.

“AIC non si è attivata per aumentare la richiesta di tali sussidi, bensì per rimuovere gli ostacoli nella vita di tutti i
pazienti: per questo abbiamo lottato perché fosse obbligatorio fornire ai pazienti pasti senza glutine a scuola, negli ospedali e in tutte le mense di strutture pubbliche – spiega Tosi –
anche la scelta dei prodotti senza glutine, acquistabili non più solo in farmacia ma anche nella grande distribuzione, si è ampliata notevolmente: nel 2001 il Registro nazionale dei
cibi senza glutine contava solo 281 prodotti, oggi sono 2147. Questa patologia può incidere molto nella vita quotidiana perché costringe a pensare 3 volte al giorno, a ogni pasto,
che non si è come gli altri: il nostro intento è far sì che ogni celiaco possa sentirsi a suo agio ovunque, sempre. In questo senso continueremo ad allargare e portare avanti
il progetto della ristorazione fuori casa, sensibilizzando e informando quanti più operatori possibile: oggi sono oltre 1500 i locali italiani dove si può trovare un pasto privo di
glutine e sono sempre di più le strutture ricettive dove i celiaci possono recarsi in tutta tranquillità”.

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