CASCINA MONTEROBBIO, PATRIMONIO STORICO IN ATTESA DI RECUPERO
23 Aprile 2026
La Cascina Monterobbio è uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della periferia sud di Milano.
Il nome deriva da Mons Robur, ossia Monte Quercia, per la presenza di un bosco sacro di querce venerato dai Celti, dove si celebravano riti e sacrifici; ciò lo rende uno dei luoghi con radici più “mistiche” della periferia milanese.
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I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
CASCINA MONTEROBBIO, PATRIMONIO STORICO IN ATTESA DI RECUPERO
La Cascina Monterobbio è uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della periferia sud di Milano.
Il nome deriva da Mons Robur, ossia Monte Quercia, per la presenza di un bosco sacro di querce venerato dai Celti, dove si celebravano riti e sacrifici; ciò lo rende uno dei luoghi con radici più “mistiche” della periferia milanese.
Nel Medioevo Monterobbio è stato un presidio difensivo di Milano, strategico sulla via verso Pavia. Nel 1300 diventa un convento agostiniano e nel 1597 passa alle Monache di Fonteggio, a cui apparteneva anche il fondo agricolo della Chiesa Rossa. Le due proprietà, con una superficie enorme di circa 400.000 mq, erano collegate da un passaggio sotterraneo che venne poi murato quando fu costruito il Naviglio Pavese. Attività agricola durata per secoli, fino al 1959 quando è stato acquisito dal Comune di Milano.
La struttura architettonica della cascina è quella tipica delle cascine lombarde, corte doppia, abitativa e produttiva, ma con una particolarità rara: un doppio cortile, uno padronale, uno agricolo. Uno posto a nord, chiuso su tre lati, su cui danno le abitazioni; l’altro a sud, su cui danno i rustici. I tre corpi della corte nord ospitavano i mezzadri (corpi nord e ovest) mentre il fittabile e il fattore risiedevano nel corpo sud.
La corte sud invece è delimitata sui quattro lati dalla stalla per i cavalli (ovest), dalla stalla per i bovini (sud) e da un rustico adibito a deposito per gli attrezzi e il foraggio e ad essiccatoio (est). Sul fronte ovest, verso il giardino (ora quartiere residenziale), spiccano due balconcini settecenteschi in ferro battuto. Nel Catasto Teresiano la cascina è rappresentata da un singolo edificio a T, mentre cento anni più tardi il Catasto Lombardo-Veneto lo disegna con le caratteristiche attuali (fatto salvo un corpo di fabbrica posteriore e spurio rispetto alla struttura a corte).

Cascina Monterobbio è ricca di storia e di arte. Tra gli aspetti artistici, nella prima corte spicca la loggia, forse cinquecentesca, realizzata al primo piano sopra al porticato a sette campate di archi a tutto sesto che si trova al piano terreno; vi è poi un’altana rustica posta al punto di incrocio tra il corpo ovest e quello sud. Ma i veri capolavori sono gli affreschi nell’interno. Alessandro Manzoni, rimasto piacevolmente colpito dal ritratto che Francesco Hayez gli aveva fatto, invitò il suo segretario Gaetano Strigelli, proprietario di questa cascina, a chiedere ad Hayez di affrescarne le pareti; però il lavoro di Hayez non piacque al segretario, che non lo pagò e ricoprì numerosi affreschi con la calce: ora, questi affreschi attendono che qualcuno li possa riportare alla luce. Gli affreschi visibili sono in una sala che è stata sigillata dal Comune per sicurezza. Questa cascina ospitò spesso il Manzoni e nell’Ottocento, inoltre, anche Napoleone Bonaparte vi si fermò durante il suo passaggio a Milano.
Attualmente il complesso versa in condizioni non ottimali. Apprezzato l’intervento di Esselunga che, in accordo con il Comune, ha rifatto il tetto preservando la cascina da ulteriori guasti. Comitati di cittadini del vicino quartiere sono attivi in tal senso e rendono Cascina Monterobbio un centro culturale vivo. Infatti ospita eventi, laboratori e iniziative che promuovono l’arte e la cultura locale. La sua funzione si è evoluta nel tempo, diventando un punto di riferimento per la comunità, dove tradizioni contadine si intrecciano con pratiche artistiche contemporanee
Attraverso mostre, concerti e attività per bambini, Cascina Monterobbio si propone come un ponte tra passato e presente.
Indirizzo: via San Paolino 5, Barona. Come raggiungerla con i mezzi pubblici: Metro M2; Bus 59,74, 95, 98, 7; Tram 2, 3.
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