Casa, la Regione Lombardia al PD: «10mila sfratti? Bufala elettorale»
14 Febbraio 2008
Milano – «Non ci sarà nessuna stangata, ma uno stop definitivo ai privilegi e maggiore giustizia per chi davvero ha bisogno, C’è chi fa demagogia a buon
mercato e con altri fini anche a costo di difendere ingiustizie che sono davanti agli occhi di tutti» Il direttore generale dell’assessorato regionale alla Casa e Opere Pubbliche, Franco
Finato, che questa mattina ha partecipato a un convegno sui nuovi canoni delle case di edilizia residenziale pubblica (organizzato dal Partito Democratico) risponde così alle
dichiarazioni dei diversi esponenti di enti e istituzioni intervenuti.
Finato ha evidenziato che «la legge regionale, introducendo come termine di riferimento per il calcolo dei nuovi canoni, il reddito Isee (che tiene conto del reddito netto, quindi senza
tasse e senza spese mediche, del 3,9% del valore del patrimonio mobiliare – cioè per 10.000 euro posseduti l’Isee annuale aumenta di 390 euro – e del 20% del valore del patrimonio
immobiliare e fino a 10.000 euro di detrazioni per disabilità) garantisce maggior equità in quanto rileva l’effettiva situazione economica delle famiglie».
«Peraltro – ha fatto notare ancora Finato – l’Isee è lo strumento che abbiamo scelto di usare in pieno accordo con le parti sociali».
La nuova legge, tenuto conto di questo, tutela maggiormente le famiglie meno abbienti, in particolare, quelle che vivono in case recenti ma in estrema periferia, riequilibrando allo stesso
tempo, situazioni «a volte di privilegio», soprattutto nel caso di chi vive in centro città in abitazioni solo apparentemente di vecchia costruzione.
In questo riequilibrio di situazioni inique, la legge assicura anche un periodo di transizione per quei nuclei familiari che si trovano in aree di decadenza per aver superato i 28.000 euro di
Isee, compiendo un passo avanti rispetto al regolamento regionale del 2004, allungandone il periodo transitorio.
Poi ci sono casi particolari come potrebbe essere quello di un nucleo famigliare che vive in una casa ERP, magari a Milano, ma
che possiede immobili di valore catastale superiore.
«Una famiglia che possiede un immobile – ha aggiunto quindi Finato – ha una situazione economica migliore di una che non lo possiede. Quindi alla prima si può, anzi si deve,
chiedere uno sforzo economico maggiore».
Quindi, nei casi in cui il possesso del patrimonio comporti decadenza ai sensi del Regolamento, gli inquilini continueranno a pagare un canone corrispondente al proprio Isee, fino
all’espletamento delle procedure di decadenza.
«Al momento – ha detto ancora Finato – è del tutto infondato l’allarmismo di chi vuol far credere che oltre 10mila famiglie di Milano e provincia dovranno abbandonare
l’alloggio».
«La casa – ha concluso Finato – non deve essere, e non deve diventare, un pretesto per fare della demagogia. Per questo fin da ora, come peraltro abbiamo sempre fatto ritenendo il
confronto su tutto un passo dal quale non si può prescindere, confermiamo la nostra disponibilità a ricevere e a incontrare chi ce lo chiederà».




