Cartone ondulato, prosegue la class action contro il “Cartello”
29 Aprile 2024
Prosegue la class action a tutela delle aziende italiane che hanno acquistato cartone ondulato nel periodo tra il 2004 e il 2017 dopo che l’Antitrust ha individuato un cartello tra i produttori di fogli e di cartone ondulato. Per le aziende italiane che hanno acquistato questo tipo di materiali a fronte del sovrapprezzo pagato si profila ora la possibilità di ottenere un rimborso dai cartellisti fino al 20% o più di quanto pagato in eccesso e recuperare i danni subiti. Nel 2019 ben 34 aziende sono state sanzionate e sebbene le decisioni dell’Antitrust siano state impugnate i recenti giudizi hanno confermato in via definitiva l’impianto accusatorio e le sanzioni. La filiera alimentare italiana, che comprende produttori, industria, grande distribuzione e aziende del canale Horeca, è tra le più colpite dal cartello. Secondo unilegion, società specializzata nell’organizzazione di azioni legali collettive, sono oltre un centinaio le realtà italiane che hanno aderito al progetto di unilegion per un giro di affari annuo di quasi 6 miliardi di €, di queste l’86% appartengono al settore del Food & Beverage.
Abbiamo parlato dell’argomento con Luisa Capitanio Country Manager per l’Italia di unilegion.
A quanto ammonta il sovraprezzo pagato dalle aziende?
In base ad una prma stima riteniamo che l’importo del sovrapprezzo pagato si aggiri tra il 10 e il 20% o più del prezzo di acquisto corrisposto per i prodotti oggetto del cartello. Inoltre, quando si scopre come in questo caso che il cartello si è protratto per un lungo periodo di tempo, vanno aggiunti gli interessi maturati, la rivalutazione monetaria e il mancato profitto (lucro cessante) che può arrivare fino al + 50% del danno originario. A titolo esemplificativo, quindi, un’azienda che abbia acquistato scatole di cartone per un volume di 500.000 euro all’anno per 14 anni (dal 2004 al 2017), per un totale di 7 milioni di euro, pagando un sovrapprezzo indicativo del 15% potrebbe anche ricevere fino a 1,5 milioni di euro di risarcimento, o più.
Anche il settore Non-Food, che rappresenta circa il 40% del mercato di sbocco del cartone ondulato, è rimasto danneggiato. Pertanto, anche gli operatori dell’industria degli elettrodomestici, di quella metalmeccanica, farmaceutica, cosmetica, dell’igiene, così come il settore dell’edilizia e dell’arredamento hanno potenzialmente diritto a sostanziali richieste risarcitorie. Cartelli di grande rilevanza come questo tendono, inoltre, a influenzare tutto il mercato che si adatta inevitabilmente al rialzo dei prezzi.
Qual è l’impatto economico di questo fenomeno?
È un fenomeno che viene comunemente chiamato effetto ombrello e che ha conseguenze di vasta portata sull’intera economia. I prezzi volontariamente gonfiati, infatti, si traducono in un aumento dei costi per le imprese e soffocano l’innovazione e la crescita. Pertanto, ci aspettiamo che non solo le aziende che hanno acquistato direttamente dai membri del cartello, ma anche quelle che hanno acquistato da non membri (indotti a loro volta ad aumentare i prezzi sulla scia dei cartelli) possano chiedere il risarcimento ai cartellisti.
«Il cartello del cartone è uno dei più grandi mai scoperti in Italia e come tutte le pratiche sleali rappresenta una grave minaccia per la concorrenza leale. Partecipare all’azione collettiva significa anche contribuire attivamente a ripristinare equità nel mercato, facendosi promotori di una concorrenza leale e di una sana crescita dell’economia.».
Perché è importante ricorre ad una class action?
L’azione collettiva permette alle parti coinvolte di far valere i propri diritti con maggiore forza, le rivendicazioni di più aziende che congiuntamente si aggregano in un’azione collettiva consente di ottenere anche maggiori risultati. Le aziende non devono sostenere costi anticipati perché siamo noi a farcene carico oltre che ad occiparci dell’intera gestione dell’azione collettiva. Ma le ragioni per aderire a questa class action vanno ben oltre le motivazioni meramente economiche e pratiche. Le aziende del cartello sono già state sanzionate ma se però nessuno dei danneggiati si fa avanti per chiedere il rimborso, è possibile che in futuro si verifichi un reiteramento della condotta sleale.
E’ possibile aderire alla class action?
Non solo è possibile ma è importante. I tempi sono decisamente maturi, i cartellisti stanno ventilando un – seppur remoto – rischio di imminente prescrizione dei diritti risarcitori dei soggetti danneggiati e molte aziende, provenienti dai settori più disparati, si sono già mosse. Noi stessi stiamo prolungando i termini tecnici per la raccolta delle adesioni, data la dimostrazione di interesse ricevuta nelle recenti settimane. Per aderire alla class action è sufficiente che le aziende firmino un accordo di partecipazione e forniscano le fatture delle scatole di cartone acquistate durante il periodo del cartello.
Box
unilegion GmbH è una società leader in Europa specializzata nell’organizzazione e gestione di azioni legali collettive. Grazie all’esperienza e al proprio track record, offre la possibilità alle aziende di unire le forze e ottenere giustizia. Lavora in collaborazione con rinomati studi legali e di economisti della concorrenza per garantire la migliore applicazione delle richieste dei propri clienti. La sede centrale è a Monaco di Baviera, ma il team opera in tutta l’Unione Europea, soprattutto in Germania, Francia e Italia. Attualmente unilegion è impegnata in varie altre class action: il Cartello dei camion (circa 800 aziende aderenti da 5 stati UE), un’azione legale collettiva con oltre 200 milioni di euro di danni contro il cartello dei camion a livello europeo e il Cartello dei pesticidi che vede interessati oltre 3.000 agricoltori colpiti dal cartello dei grossisti tedeschi nel settore dei pesticidi (la causa ha un volume calcolato di danni pari a circa 150 milioni di euro).
Trevisan & Cuonzo, fondato nel 1993, è uno dei più noti studi italiani in materia di diritto commerciale e della proprietà intellettuale. Con 11 partner e un team di 40 professionisti è oggi uno dei principali attori tra gli studi legali europei che si occupano di innovazione, assistendo molte tra le società tecnologicamente più avanzate del mondo. La sua clientela spazia in molteplici settori, tra cui elettronica, chimica, automotive, alimentare, agricoltura, energie rinnovabili, industria farmaceutica, information technology e made in Italy. Lo Studio ha sedi a Milano, Roma, Parma e Bari.
Nicolò Manzini: avvocato indipendente, già socio di primari studi italiani, è esperto di diritto commerciale, ambito nel quale, da oltre venticinque anni, assiste imprese e persone fisiche in contenziosi complessi.




