Carrara: «giù le mani dal Candia!» la replica di Coldiretti

Giù le mani dal Candia e dalle colline di Carrara, non è piaciuta alla Coldiretti Provinciale, l’ipotesi, ventilata in questi giorni, prima dal consigliere comunale Lanmarco
Laquidara in una lettera pubblicata sui quotidiani locali, e poi dall’amministrazione che ha inserito, a quanto pare, nelle linee programmatiche, la cementificazione “selvaggia” della fascia
collinare della città.

A rispondere è il Presidente Provinciale dell’organizzazione agricola, Vincenzo Tongiani che invita ad “usare gli 800 milioni di euro del Piano di Sviluppo Rurale Regionale previsti, per
stimolare la rinascita agricola in un territorio importante e ricco come Carrara”, piuttosto che buttarsi nella corsa alla cementificazione selvaggia di una porzione di città
fondamentale per evitare catastrofi come quella dell’alluvione del 2003. “Anche la protezione civile ha sconsigliato la sola ipotesi – spiega Tongiani – perché quei terrazzamenti,
è vero sono spesso non coltivati, ma rallentano la velocità dell’acqua. Il cemento avrebbe l’effetto opposto aumentando i rischi per tutta la città. I rischi idrogeologici
sono notevoli e questo dovrebbe bastare a far desistere idee avventate.

Coldiretti prende a prestito alcuni dati riguardo l’accelerazione vistosa impressa al fenomeno dalla “febbre” edilizia toscana negli ultimi anni: se infatti nel decennio 1990-2000 gli ettari
“acquistati” all’anno sono stati un po’ meno di 15.000 (14.901 per l’esattezza), nel quinquennio 2000-2005 sono balzati in media a 20.279 ettari sommersi da cemento e asfalto ogni anno.
Resterebbero, a questo ritmo folle, solo 400.000 ettari in tutto di verde confinato sulle montagne più alte e nei parchi nazionali che per fortuna sono intoccabili.

“Dati che ci devono far riflettere ed invogliare ad invertire questa tendenza che in meno di mezzo secolo potrebbe portarci al soffocamento da cemento. Un quadro desolante che include
l’affondamento del sistema agricolo provinciale, e regionale, e con esso tutto il patrimonio di tradizioni storico-culinarie. Pensiamoci bene – ammonisce – prima di dare il via a meccanismi
pericolosi”. Tongiani sottolinea inoltre che “è d’accordo con chi suggerisce la valorizzazione delle colline, soprattutto quelle del Candia, ma crediamo – dice – che la direzione non sia
il cemento, e nemmeno l’edilizia. L’augurio è quello che finalmente si cominci a scommettere su uno sviluppo integrato, e non sulla speculazione edilizia che via via sta distruggendo le
poche aree verdi della pianura apuana. La nostra organizzazione – conclude Tongiani – è aperta ad un confronto con l’amministrazione”.

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