Canzoni per lo spazio di un’estate… una vita di ricordi nel cassetto

Canzoni per lo spazio di un’estate… una vita di ricordi nel cassetto

Canzoni per lo spazio di un’estate… una vita di ricordi nel cassetto

Non solo canzonette, non solo motivi effimeri: pensiamo a Sapore di sale, arrangiata da Morriconi, che tiene la scena dal 1963

 

Newsfood.com, 24 agosto 2022

 

Testo di Giovanna Guzzetti

Canzoni per lo spazio di un’estate.

Non solo motivi effimeri: pensiamo a Sapore di sale, arrangiata da Morriconi, che tiene la scena dal 1963

No, non sono solo canzonette, come cantava Edoardo Bennato (1980). Le canzoni, senza bisogno di scomodare, studiosi ed esperti del calibro di Gianni Borgna e Gino Castaldo, hanno fotografato l’evoluzione del costume del paese.
Le vacanze di massa, località prevalente la godereccia Riviera Adriatica, risalgono agli anni Sessanta, frutto di quel miracolo economico che ci “impone” il divertimento per archiviare gli anni della guerra. Allora sulle spiagge passavano i venditori di cocco, spiedini d’uva caramellati e bomboloni, inseguiti da bambini e mamme. Oggi, che tutto deve essere bio o healthy, gli stabilimenti balneari propongono centrifugati di frutta e verdura dal tratto (quasi) terapeutico.

Tornando ai promettenti anni 60, le canzoni che impazzano nei juke box di giorno e nelle balere la sera sono le colonne sonore non solo delle estati degli Italiani ma anche del fiorire di amorazzi, molti dei quali destinati a durare una sola estate, proprio come i tormentoni musicali… tutti all’insegna di mare, sole, amore.

E’ del 1961, cent’anni dopo l’Unità di Italia, Legata ad un granello di sabbia di Nico Fidenco, primo 45 giri a vendere più di un milione di copie. Uno slow beneaugurante per balli un po’ più avvinghiati che l’anno dopo viene spodestato da un motivo più rock, tutto twist, A Saint Tropez, cantata da quel Peppino di Capri più noto in versione romantica (Champagne in testa).

Insomma si sta già guardando a quanto avviene Oltreoceano ed Oltremanica, in attesa delle estati dominate da complessi (così si chiamavano le band) davvero o fintamente anglofoni (pensate ai New Dada, italianissimi al pari della loro voce, Maurizio Arcieri, famoso per Cinque minuti e poi). Ma l’autarchia musicale è destinata a prevalere nel 1963, con Stessa spiaggia stesso mare del romagnolo (di Cervia) Piero Focaccia.

Sono gli anni dei successi di Edoardo Vianello che impazza con Abbronzatissima e Pinne, fucili ed occhiali, Il Peperone (sei rossa spellata…). Eccezione I Watussi che però diventano, nelle serate estive trascorse nei locali da ballo, il motivo traino del trenino dell’epoca.

Sapore di sale, di Gino Paoli, è il jingle delle estati dal 1963 ad oggi: l’arrangiamento è di Ennio Morricone, al sax Gato Barbieri. Hai detto niente…

Nel 1967 impazza All you need is love dei Beatles. Molto più tardi scopriremo che la hit venne commissionata ai Fab Four in 15 giorni. Collaborarono alla stesura il “nemico” Mick Jagger, voce inossidabile dei Rolling, ed Eric Clapton. La affianca A whiter shade of pale, dei Procol Harum cui va l’Oscar della originalità per un nome latino. E quanto a originalità non difettanto Franco IV e Franco I che l’anno dopo, 1968, in piena bagarre rivoluzionaria europea, con tanto di Maggio francese, occupano la scena nazionale con quanto di più romantico… Ho scritto t’amo sulla sabbia.

Arriviamo alla maglietta fina del Piccolo grande amore di Baglioni del 1972, evergreen, mentre altrettanta gloria non toccò a Tutti al mare di Gabriella Ferri.
Innegabile: cuore, sole e amore sono ingredienti di successo. In epoca più recente (anni 80) chi ha dimenticato Vamos a la Playa degli italianissimi Righeira, che replicarono il successo con l’Estate sta finendo, colonna sonora ideale per questo finale scampolo di agosto?

Rimangono un capolavoro Una estate al mare di Giuni Russo e la subliminale Nell’aria di Marcella Bella, opera di quel genio di Mogol. E quest’anno il primato va a Litoranea, della green Elisa affiancata da Matilda de Angelis, che prevale su Onde, di Margherita Vicario, e La Dolce Vita di Fedez, Mara Sattei e Tananai.

In questo quadro a tinte azzurro – blu fa eccezione Je t’aime moi non plus, canzone scandalo (1969) al passo con i tempi, valida per mare e montagna. Ah quei sospiri di Jane Birkin, un’attrazione ubiqua (e sempiterna), come direbbe Gaber nel suo Destra-Sinistra (1994).

Articolo di Giovanna Guzzetti

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