Calcolo dei contributi volontari nella determinazione della misura pensione

D: Chi vi scrive è un ex LSU collocato in prepensionamento nell’aprile del 2003 in base all’art 50 della finanziaria del 2003. All’epoca mi fu liquidata una pensione provvisoria di ?
666,08 ma la normativa prevedeva che da quel momento fino al raggiungimento dei requisiti di legge per aver diritto alla pensione, mi sarebbero stati versati i contributi volontari a carico di
un fondo che serviva ad erogare un contributo di circa ? 9000 a chi si fosse dimesso come LSU per intraprendere una attività in proprio. In definitiva mi sono stai versati contributi per
un totale di 220 settimane lavorative.

Questo mese, avendo maturato i requisiti per l’ottenimento della pensione essa mi è stata riliquidata nella misura di ? 678,79 (la bellezza di ben 12 ? in più) però dato
che nel frattempo la mia pensione, per merito dei vari adeguamenti annuali al costo della vita, era arrivata a ? 722, l’INPS mi ha mantenuta tale somma di ? 722. Ad una mia richiesta si
spiegazioni mi è stato risposto che i contributi volontari si calcolano in base allo stipendio dell’anno precedente alla presentazione della domanda di adesione alla contribuzione
volontaria. Il problema sta nel fatto che il mio ultimo stipendio risale al 1993 (CIG) per cui dopo quasi 15 anni costituiscono una cifra irrisoria rispetto agli stipendi attuali. Questo ha
provocato, insieme ad una rivalutazione fatta su pochi anni, che l’aumento delle settimane utili per il calcolo non sia stato significante per un aumento reale della pensione.

Ora io mi chiedo: lo stipendio preso come riferimento per il versamento dei contributi non dovrebbe essere rivalutato in base a quegli stessi indici con cui vengono rivalutate le pensioni? E
c’è ancora dell’altro: calcolando oggi la pensione con gli stessi parametri del 2003 ossia con le stesse settimane utili del 2003 e senza i versamenti dei contributi volontari ne viene
fuori una pensione di 724 ? a fronte dei 678,79 ? calcolati considerando le 220 settimane in più e i contributi in più versati. Mah … misteri del sistema pensionistico italiano.
In definitiva quei quasi 9000 ? di contributi versati in più a cosa sono serviti visto che senza di essi prenderei una pensione superiore a quella che prendo coi contributi versati? Ci
ha rimesso lo Stato ed io e ci ha guadagnato l’INPS, dato che quei soldi li ha incamerati. In attesa si una Vs cortese risposta vi ringrazio e saluto.

Risposta: Premettiamo intanto che la contribuzione volontaria, che ha costi altissimi, non è quindi affatto conveniente: serve solo quando non c’è altro mezzo per avere la
pensione.
E’ quindi senz’altro un buon investimento, ad esempio, per chi perde il lavoro a 54/55 anni con 32/33 anni di contributi. In questo caso bastano due o tre anni di versamenti per maturare il
diritto alla pensione di anzianità al compimento del 57° anno di età.
Se non lo facesse dovrebbe attendere i 65 anni per la pensione di vecchiaia. Le somme versate vengono quindi recuperate ampiamente anticipando l’età della pensione.
La stessa cosa si può dire per coloro (soprattutto donne) che stanno versando per maturare il requisito minimo dei 20 anni. Chi, invece ha già raggiunto il diritto e con i
contributi volontari vuole aumentare l’importo della pensione deve fare bene i suoi conti: l’operazione spesso potrebbe chiudersi in perdita.
Ciò premesso anche nel suo caso (lavoratore ex lsu – con il versamento delle 220 settimane lavorative mancanti per arrivare alla definizione della pensione) vale quanto sopra indicato in
ordine alla minima quota di incremento della pensione! (Non è pertanto rilevante la risposta ricevuta sul calcolo dei contributi volontari), e quindi alla sola convenienza di arrivare
alla (al diritto) pensione con il versamento delle 220 settimane lavorative mancanti.
In altre parole le 220 settimane sono solo servite per definire il diritto, non per incremtarlo (l’incidenza anche a fronte di una retribuzione più alta avrebbe inciso minimamente).

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