“Cacao equo e biologico”. Così Shapiro l’ecologista ha cambiato la Mars
18 Maggio 2009
Ha un aspetto bonario, caratterizzato da un’enorme e fluente barba bianca: per questo viene chiamato Barbabianca, sorta di versione gentile e positiva dei crudeli e pericolosi Barbanera e
Barbablù. Sempre per questa sua imponente caratteristica il signore in questione, Howard-Yana Shapiro, americano di 61 anni, viene spesso confuso con un santone indiano, un istruttore di
yoga o un hippy fuori dal tempo. Solo l’ultima definizione è corretta, quantomeno parzialmente: Shapiro è si stato un “radical” come si dice negli Usa, o un figlio dei fiori, come
si dice qui in Italia, ma ha capito che nel 2000 la contestazione per un mondo migliore assume forme diverse da quelle degli Anni Sessanta.
Negli anni ‘80, Shapiro ha fondato “Seeds for change” (Semi per il cambiamento), una piccola azienda di produzione di cibi organici, ligia ai criteri di agricoltura ecosostenibile e difesa
dell’ambiente. “Seeds for change” ebbe successo tanto da attirare l’attenzione della Mars, che nel 1997 fece un offerta per acquistarla. Shapiro vendette l’azienda senza rinnegare i suoi valori,
nonostante la scelta di allearsi con il nemico ha provocato sconcerto ed aspre critiche da parte degli amici appartenenti alla controcultura: l’ex-hippy ha modificato il sistema dall’interno,
portandolo a rispettare alcuni dei principi morali a lui cari.
La Mars ha infatti affermato come tutta la sua produzione di cacao, dal valore stimato intorno al miliardo di dollari, seguirà le norme dell’agricoltura sostenibile: salario minimo
garantito per i contadini, biodiversità nello sviluppo dell’agricoltura, conservazione delle risorse acquifere. Su tutto vigilerà Rainforest Alliance, organizzazione ecologista; a
tal proposito, la presidentessa Tensie Whelan, ha affermato “L’impegno ambientalista della Mars è senza precedenti in campo alimentare e i benefici per gli agricoltori del Terzo Mondo,
per l’ambiente e per la natura saranno tangibili”. Da parte sua, Howard-Yana Shapiro ha commentato così il risultato raggiunto: “Se sei interessato a difendere la natura, la scala
delle tue azioni ha un’importanza decisiva. Se vuoi incidere sulla realtà, devi smuovere qualcosa di grande. Io non sono diverso da com’ero. Sono cresciuto con il movimento pacifista
contro la guerra in Vietnam. Voglio ancora cambiare il mondo, aiutare i poveri, migliorare più vite che è possibile. E ora sono convinto che, seguendo l’esempio della Mars, tutta
l’industria alimentare seguirà questa strada”.
A dir la verità, per alcuni l’operazione è poco convincente: “Ethical Consumer”, rivista ecologista britannica, non risparmia critiche sia alla Mars che alla Seeds for Change,
puntando il dito contro gli esperimenti sugli animali, i legami con regimi politici oppressivi e la mancata tutela dell’ambiente. Da parte sua Barbabianca, che alla Mars ricopre l’incarico di
direttore globale per le ricerche esterne, mette sul piatto iniziative come la conferenza tra Ong e governi e le misure per tentare di rinforzare il suolo impoverito africano, ricordando una
volta di più che “Se vuoi prendere qualcosa dalla terra, devi dare qualcosa alla terra. Oggi non pensiamo al breve termine ma al mondo che esisterà fra cent’anni, a quello
che lasceremo ai nostri nipoti”.
Matteo Clerici





