Bullismo: allarme rosso sul fenomeno, ma mancano risposte efficaci

Firenze, 20 Dicembre 2007 – Bullismo, una parola nuova che sempre più spesso invade le cronache, rimandando a fenomeni che sconcertano per la carica di violenza gratuita contro
soggetti deboli, spesso riconducibili a situazioni di emarginazione o diversità rispetto a modelli sociali predominanti.

Un nuovo tipo di ferita alla legalità che è stato preso in esame nel corso di un seminario specifico, alla ricerca di una strategia di risposta. Secondo il direttore generale
dell’Ufficio scolastico regionale Cesare Angotti la scuola ha colto la pericolosità del problema e colto tutte le valenze formative legate al fenomeno; per questo funziona già un
osservatorio che lavora di concerto con la Regione e le Questure. Ma il problema vero, sottolinea il presidente del Tribunale di minori di Firenze Gianfranco Casciano, è che il bullismo
si pone al confine della criminalità giovanile genericamente intesa, sfiorando il limite del reato, ma spesso senza oltrepassarlo; e per questo sposa la ricetta di più educazione
e meno tribunale. Ricetta su cui concorda anche la psicologa Ersilia Menesini, la quale però nota che occorre agire per tempo e con forza per bloccare le possibilità di transito
del bullismo alla vera e propria forma criminale.

Il bullismo risulta in sostanza un camapanello d’allarme di uno scollamento sociale, che attraversa la famiglia e finisce nella scuola, colpendo soprattutto la diversità, fisica,
culturale o sessuale, come ricordano Alessio De Giorgi, consulente della Regione sulle discriminazioni sessuali, e Karima Moual, giornalista e presidente dell’associazione Genemaghrebina.E ci
cui spesso si sottovaluta la pericolosità perché manca la coscienza dell’atto da sanzionare, afferma Daniela Perini della Prefettura di Firenze. Un fenomeno complesso socialmente
che deve vedere il raccordo di tutti i soggetti chiamati a contrastarlo, secondo il vice questore aggiunto Luca Torrone, del commissariato di Sesto fiorentino. E senza dimenticare che anche il
bullo alla fine è vittima di se stesso, e occorre cercare di riportarlo ad un rapporto positivo con la vita, affermano concordemente suor Carolina Gavazzo, del centro don Pugliesi di
Bosco Bovalino, e il consulente per la legalità della Regione Calabria Luca Curcio.

Dario Rossi

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