Boni: «le competenze per la tutela del paesaggio passino a Regione»

Milano – «Sulla pianificazione e autorizzazione paesistica registro ancora una volta una posizione centralista da parte del Ministero ai Beni Culturali», lo ha
detto l’assessore al Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia, Davide Boni, commentando i risultati della conferenza unificata Stato-Regioni, di fatto ponendo fine all’iter procedurale
avviato tra il Ministero stesso e le Regioni, che prevedeva la modifica del decreto legislativo n° 42 del 2004 (codice Urbani) in tema di beni culturali e paesaggistici.

La fase preliminare del confronto ha visto impegnata la Regione Lombardia per più di un anno e mezzo, durante il quale il Ministero è stato invitato a predisporre le modifiche in
un’ottica sussidiaria, per responsabilizzare gli enti territoriale ad assumersi le proprie responsabilità in tema di autorizzazioni. Di fatto, la Regione Lombardia ha già delegato
da molti anni a Province, enti di gestione dei parchi e Comuni la responsabilità delle autorizzazioni paesaggistiche per gestire le trasformazioni, con l’obiettivo di creare un rapporto
più stretto fra cittadino richiedente ed ente autorizzatore.

«Un approccio – commenta l’assessore Boni – non condiviso dal ministro Rutelli e dai suoi dirigenti. Infatti, le modifiche predisposte sono volte ad accentrare pieni poteri decisionali
alle Soprintendenze che operano nelle singole Regioni, conferendo loro la responsabilità di pareri paesaggistici vincolanti rispetto alle richieste di autorizzazioni dei cittadini
inoltrate al Comune, creando di fatto un procedimento lungo e farraginoso che ovviamente non va nella direzione della semplificazione voluta dalla nostra Regione».

All’interno dello stesso decreto legislativo figurano capitoli riguardanti la pianificazione paesaggistica che, secondo la normativa regionale che si adegua a quella europea, si estende
all’intero territorio lombardo. In Lombardia il 50% del territorio è soggetto ad ambiti tutelati con specifico vincolo (secondo quanto prevedono la normativa sugli ambiti tutelati
paesaggisticamente, la legge «Galasso», i decreti ministeriali e le delibere di Giunta regionale) mentre il restante è libero da tutela. Nella proposta di modifica il
Ministero, accentrando a sè le competenze, vuole pianificare non solo sulle aree vincolate ma sull’intero ambito regionale.

«Il ministro Rutelli, attraverso queste variazioni, – continua Boni – si rivela fautore di un ottuso centralismo, giudicando evidentemente le Regioni e gli enti locali incapaci di
salvaguardare il paesaggio e di controllarne le trasformazioni.
La nostra politica regionale è, invece, orientata da anni a responsabilizzare non solo chi amministra localmente il territorio, ma anche a formare gli operatori che predispongono sempre
più progetti qualificanti integrati con l’ambiente e con l’architettura tradizionale della Lombardia».
«Laddove la modifica al decreto dovesse compiere il suo iter, – conclude Boni – sarà responsabilità del futuro Governo nazionale provvedere ad un’ulteriore modifica atta a
perseguire quei principi federalisti che contraddistinguono la nostra azione politica. Resto sempre più convinto, inoltre, che vi è la necessità di accorpare le
Soprintendenze con le professionalità già operanti nella Direzione generale Territorio e Urbanistica della Regione, evitando di fatto la longa manus dello Stato centrale sul
territorio lombardo anche per la pianificazione paesaggistica».

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