BIT, il debutto dei vini turchi
18 Febbraio 2012
Mamma, li turchi nel bicchiere. La BIT (Borsa Internazionale Turismo) di Milano vede il debutto dei vini turchi, per la prima volta a disposizione del consumatore italiano.
A mò di presentazione, la Turchia offre i numeri di una realtà importante: 800 varietà di vino, 75 milioni di litri prodotti all’anno e oltre 300 medaglie vinte tra
il 2010 e il 2011 nei più prestigiosi concorsi enologici.
Tuttavia, spiega Begun Ucak, responsabile della Wines of Turkey, piattaforma che rappresenta otto tra i più importanti produttori locali, la strada è lunga.
Solo 10 anni fa, il consumo di vino era praticamente inesistente. Poi, la presenza di enologi stranieri (sopratutto francesi ed inglesi) ed una politica d’investimento a uve e cantine ha
dato nuova linfa alle etichette nazionali. Ciò detto, i turchi si orientano più sulla birra e sulla rakia, mentre alcuni addetti ai lavori continuano a vedere la produzione locale
come di qualità scadente.
Per cambiare le cose, la delegazione del BIT ha una doppia offerta.
Al primo posto, i vini nazionali, dai nomi evocativi come Natince, “Il delicato”, Kalecik Karasi, “Nero dal piccolo castello” ed il Bogazkere, “Fuoco alla gola”.
Poi, vitigni d’importazione: Chardonnay, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon e Sauvignon bianco.
Vino a parte, la Turchia punta sul turismo, con le giovani generazioni decise ad aprire il Paese ad esperienze e capitali stranieri. I numeri sono positivi: secondo il vice
sottosegretario, Senay Baser, “Tra il 2010 e il 2011 il numero di turisti stranieri è cresciuto del 10%, raggiungendo un numero pari a 31.456.076 visitatori”. E per continuare il trend
positivo, nel 2012 il governo turco ha stanziato 45 milioni di dollari per “Oltre ogni attesa”: partire dal turismo del vino, arrivare al turismo
a 360° gradi.
Matteo Clerici





