Birra e natura: così nasce l’agribirra

Birra e natura: così nasce l’agribirra

Un nuovo modo per valorizzare il territorio e per sfruttare al massimo il crescente interesse per la natura e l’agriturismo. Questi i motivi dietro la produzione di birra in cascina, che
qualcuno ha già ribattezzato agribirra.

A fornire una prima mappa del fenomeno, la Coldiretti Lombardia, che evidenzia la capacità degli agricoltori locali di diversificare le fonti di guadagno.

Pioniere del settore è Achille De Ponti. La sua azienda di Settala (Milano) dal 2007 offre diverse tipologie di birra: da quelle al gusto di mandarino ed arancia a quella con più
cereali. Tutte le varietà vengono prodotte all’interno dell’azienda, con un ciclo di lavorazione che dura 80 giorni. Attualmente, De Ponti vende circa 80.000 bottiglie all’anno e pensa
di allargare il giro di affari.

In ogni caso, il birraio di Settala non è un caso isolato.

Presso Certosa di Pavia si trova la Fattoria Oasi, che due anni si è dotata di un birrificio rurale: tra le sue offerte, bevande come Seta, Milady, Terzo Miglio, Blackout e Castigamatt,
soprannominata “Il lato oscuro del luppolo.

Castel Goffredo, nel territorio di Mantova, ospita l’azienda agricola di Enrico Treccani, che ha progetti di espansione: “Inizierò a settembre: produrrò la Golden Ale, birra ad
alta fermentazione”. Primo grande check-up il 2013, con 30.000 litri annuali prodotti.

Sempre nelle vicinanze della città di Virgilio troviamo la Cascina Roveri di Mozambano, di proprietà di Cristian Perantoni. Anche Perantoni si prepara ad entrare nel settore della
birra fai-da-te, e conta di usare come materia prima i cereali (frumento ed orzo) coltivati in proprio.

In più, sempre nella città lombarda, l’autunno 2011 dovrebbe portare con sé l’apertura di due agrobirrerie.

Sbocco fondamentale per tali bevande, i mercati di Campagna Amica, ottima occasione di visibilità per la birra rurale, scura o chiara che sia.

Matteo Clerici

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