Bilancio idrico della Provincia Cremona

Cremona – Sembra suonare strano il parlare di crisi della risorsa idrica in un territorio, come il nostro, bagnato da quattro importanti fiumi, fra cui il Po, e attraversato da un
reticolo di corsi d’acqua, naturali o frutto del millenario e sapiente lavoro dell’uomo, che non ha probabilmente pari al mondo; un territorio che ha costruito proprio sulla
disponibilità di acqua una parte significativa della sua ricchezza e della sua eccellenza agricola.

Eppure è proprio così. I cambiamenti climatici ormai non più ipotizzati ma evidenti, con la diminuzione cospicua delle precipitazioni; l’evoluzione delle tipologie
produttive soprattutto ma non solo in agricoltura; la crescente antropizzazione delle aree rurali; una regolazione dei bacini idrici non sempre coerente con il bene comune; l’incremento delle
derivazioni dai fiumi e delle captazioni delle acque sotterranee, tutti fenomeni ben noti a questa competente platea, ci hanno portato, se non all’allarme, certamente alla consapevolezza che
anche qui, nel cuore delle “terre d’acqua” padane, la risorsa idrica non è infinita e che è necessario dotarsi di strumenti in grado di renderne l’utilizzo sostenibile in funzione
del futuro, mantenendo tuttavia una risposta soddisfacente alle necessità civili e produttive attuali.
E’ il tema della sostenibilità che torna in ogni nostra attività. Ed è certamente un tema complesso. Sul fronte dell’acqua tutti devono fare la loro parte: il risparmio, la
riduzione degli sprechi sono temi che riguardano l’agricoltura, le industrie, gli enti pubblici, fino a ogni singolo cittadino.

Oggi siamo qui per presentare un tassello importante, uno strumento fondamentale che potrà aiutare tutti, a partire dalle istituzioni pubbliche, a costruire un percorso di
sostenibilità nell’utilizzo di una risorsa fondamentale per la vita stessa come è l’acqua.
Il Bilancio idrico è infatti questo: è lo strumento principale attraverso il quale si potrà definire e mantenere un equilibrio tra la risorsa e la necessità del suo
utilizzo.
Come Provincia abbiamo deciso di approfondire il modello idrologico regionale per tenere conto e valorizzare le peculiarità del nostro territorio. Siamo orgogliosi di averlo fatto, e lo
siamo ancor più avendo la coscienza che, per il valore di coloro che vi hanno lavorato, il professor Gandolfi dell’Istituto di Agraria e i professori Giudici e Ponzini del Dipartimento
di Scienze della terra dell’Università statale di Milano, oltre naturalmente ai funzionari e ai tecnici della nostra amministrazione, il modello che abbiamo elaborato è
probabilmente oggi il risultato più avanzato in Lombardia.
Un bilancio è fondamentalmente il rapporto fra avere e dare, fra quanto abbiamo a disposizione e quanto possiamo “spendere” per evitare di andare in deficit. Così, e scusatemi se
vi sembrerà banale, è anche nel caso del bilancio idrico: lo studio rileva la situazione attuale, la disponibilità idrica di superficie e sotterranea. Soprattutto,
però, individua una serie di variabili che ci mettono in grado di costruire possibili scenari futuri in maniera dinamica: ipotizzando la variazione delle precipitazioni, le variazioni
climatiche, i prelievi legati all’andamento colturale, il deflusso dei corsi d’acqua legato all’andamento dei prelievi eccetera, potremo essere in grado di stabilire “che cosa succede se?
cambiamo modalità di irrigazione, o modifichiamo le colture, o alcune lavorazioni industriali” eccetera.
Saremo anche in grado di sapere che cosa succederà se, come ormai tutti auspichiamo, verrà realizzata una regimazione del Po. Il Grande fiume infatti è il bacino finale di
tutte le acque di un territorio molto vasto. Un suo governo non aumenterebbe la disponibilità idrica teorica, ma ritarderebbe o ridurrebbe la sua dispersione, aumentandone la
disponibilità in una certa fascia di tempo.
Per questo il tema della regimazione, che ha conseguenze positive sull’agricoltura, sul turismo, sull’ambiente e sulla produzione di energia pulita, sarà al centro delle nostre
insistenze al Congresso nazionale del Po che si svolgerà a Piacenza fra pochi giorni.
Il modello che è stato costruito è dunque una rappresentazione quadridimensionale, perché alle tre dimensioni fisiche aggiunge la dimensione tempo.
E’ un modo per sapere come fare per mantenere equilibrio e sostenibilità delle derivazioni idriche, per ottimizzarle, per usare meglio l’acqua che c’è, per l’oggi e per il domani,
riducendo quelle criticità che in certi periodi e in certi orari anche noi già viviamo.
Si comprende quindi immediatamente l’utilità pratica del lavoro che oggi presentiamo. Non è certo il modello matematico che può sostituirsi alle scelte politiche. La
scienza però può indicare la via, esplicitare le conseguenze di tali scelte che su questa base potranno orientarsi.
Oggi, per esempio, si autorizza l’utilizzo idrico, di derivazione o di captazione, sostanzialmente sulla base delle necessità dichiarate dal richiedente. In questo modo è
però molto difficile sapere se la soglia di sostenibilità viene superata. Senza contare che un eccessivo prelievo di acque sotterranee può avere un’incidenza fatale sui
corsi d’acqua superficiali, sui fontanili.

Il nostro obiettivo è dunque quello di costruire, sulla base del modello elaborato, una regolamentazione che individui una soglia di sostenibilità dinamica, legata alle scelte
strategiche, che consenta di regolare in maniera più oggettiva e, appunto, sostenibile le derivazioni e le captazioni, senza intenti punitivi, con la volontà di rispondere
efficacemente alle necessità di un’economia e di un livello di vita che nel corso dei secoli hanno raggiunto livelli di eccellenza, ma con un sentimento forte nei confronti delle
generazioni future alle quali dobbiamo lasciare un ambiente altrettanto ricco e vivibile.

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