Biella: Congiuntura III trimestre 2007

Lo scenario internazionale – Il terzo trimestre 2007 è stato caratterizzato da un sensibile rallentamento del ritmo di crescita economica nei maggiori paesi industrializzati,
Stati Uniti e Uem in testa, la crisi dei mercati finanziari internazionali legata ai mutui subprime negli Usa, ha ulteriormente evidenziato il periodo di minor intensità delle economie
più avanzate.

Nonostante ciò, il Pil mondiale ha mantenuto costante il tasso di crescita tendenziale in prossimità del 5 per cento, grazie al contributo dei paesi emergenti.
Cina e Brasile, infatti, hanno accelerato il ritmo di sviluppo del Pil nei primi trimestri, attestandosi indicativamente intorno al 12 per cento ed al 6 per cento circa.
La Russia ha confermato un tasso di crescita prossimo all’8 per cento, e l’India attorno al 9 per cento.
Emerge sempre più, quindi, il diverso sentiero di sviluppo tra paesi industrializzati e paesi emergenti. L’economia statunitense è stata caratterizzata, negli ultimi mesi, dal
rallentamento della crescita dei consumi privati, dalla caduta degli investimenti residenziali e da tensioni al rialzo su prezzi interni.
In questo contesto, la crisi nel mercato dei mutui subprime ha indotto molti operatori a rivedere al ribasso la stima di crescita del Pil per i prossimi anni.
La previsione di crescita per il 2007 si è ridotta dal 2 per cento di luglio all’attuale 1,7 per cento.
Anche per il 2008 è previsto un forte ridimensionamento della crescita ( 1,5 per cento) a causa della crollo degli investimenti residenziali e del prezzo degli immobili.
Il Giappone sta vivendo una difficile fase congiunturale, caratterizzata dal calo degli investimenti privati (sia residenziali che non residenziali) e pubblici. In forte calo anche i consumi
privati.
Altri elementi negativi provengono dall’instabilità politica e dal terremoto che a luglio ha arrestato la produzione di automobili. L’unico dato positivo proviene dall’incremento degli
investimenti in software.
Gli ultimi mesi dell’anno dovrebbero comunque favorire un lieve recupero, portando la crescita del Pil nazionale al 2 per cento.

La crescita economica nell’area dell’euro ha rallentato il ritmo di espansione nella prima parte del 2007.
La decelerazione era attesa come conseguenza dell’anticipo al 2006 della spesa per consumi in Germania in previsione dell’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2007. Inoltre, il coinvolgimento
delle banche europee nella crisi dei mutui subprime Usa ha determinato un costo più elevato della liquidità per le banche, ed è verosimile attendersi condizioni più
strette per famiglie e imprese nel mercato del credito.
Vi è tuttavia lo spazio per riduzioni dei tassi di interesse che potranno accompagnare il ritorno alla normalità dei mercati finanziari. L’inflazione, infatti, è tornata in
linea con l’obiettivo della Bce.
In definitiva, non appare elevato il rischio di una brusca frenata dell’economia dell’Uem. Il mercato del lavoro continua a creare nuova occupazione, e ciò contribuirà e sostenere
la spesa delle famiglie. Al contempo la tornata di aumenti salariali, soprattutto in Germania, tende a sostenere la crescita del reddito disponibile reale dopo quasi cinque anni di stagnazione.
La previsione di crescita per il Pil dell’Uem nel 2007 risente comunque delle turbolenze sui mercati finanziari e della maggiore forza relativa dell’euro, e si attesta attorno al 2,4 per cento.
Nei prossimi anni, progressi nel mercato del lavoro e condizioni meno stringenti di politica monetaria, fanno prevedere una crescita della domanda interna che compenserà il minor
contributo delle esportazioni reali nette alla crescita del Pil, che si manterrà su ritmi prossimi al potenziale.
Dopo un secondo trimestre in lieve accelerazione, (var. congiunturale 0,8 per cento e crescita media annua 3 per cento), le informazioni congiunturali relative al Regno Unito riflettono
ancora una buona tenuta dei consumi privati delle famiglie ma cominciano ad evidenziarsi anche segnali di rallentamento degli investimenti fissi
complessivi e della crescita dell’occupazione.
Vi sono quindi i segnali di una decelerazione della crescita per gli ultimi mesi di quest’anno che dovrebbe portare l’incremento per il 2007 al 2,9 per cento e per il 2008 al 2,3 per
cento.
Per quel che riguarda i paesi dell’Europa centroorientale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) si conferma una crescita sostenuta per il 2007 ( 5,8 per cento) e una crescita
più limitata nel 2008 ( 5,3 per cento) anche a causa della politica fiscale restrittiva messa in atto dall’Ungheria.

Lo scenario nazionale – I primi trimestri del 2007 hanno mostrato indiscutibilmente la debolezza del ritmo di crescita italiano: il rallentamento della crescita congiunturale si è
manifestato anche nel terzo trimestre e le previsioni di crescita congiunturale sul secondo trimestre non superano lo 0,2 per cento.
La previsione di crescita del Pil per il 2007 è rivista lievemente al ribasso, e si attesta attorno all’1,7 per cento.
La causa della debole crescita italiana è ancora una volta da ricercarsi nel calo della produzione industriale e nel peggioramento delle attese degli operatori.
Il fatto che deve fare più riflettere è che si tratta di difficoltà specifiche dell’economia italiana: rispetto a dicembre la produzione industriale era a luglio più
bassa del 2,6 per cento, a fronte di un incremento del 2,7 per cento registrato in Germania e dell’1,3 per cento in Francia.
È l’industria, quindi, a guidare ancora una volta il rallentamento dell’economia italiana, e ciò è confermato dall’andamento dei componenti del Pil: vi è un calo
netto negli investimenti (sia strumentali che nelle costruzioni) mentre la domanda per i beni di consumo è in accelerazione.
Inoltre si registra una forte caduta delle esportazioni (-1 per cento nel secondo trimestre, rispetto a -0,1 nel primo, a fronte di crescite registrate nei principali paesi europei), a
segnalare il perdurare di una difficoltà specifica della nostra economia a beneficiare della crescita dei mercati mondiali.
Per quel che riguarda la domanda, va registrata una ripresa dei consumi per i beni durevoli, ripresa forse dovuta agli incentivi fiscali contenuti nella Finanziaria 2007. In questo contesto si
inserisce la crisi sui mercati finanziari, che potrebbe influenzare negativamente la domanda per consumi a causa dell’inasprimento delle condizioni creditizie e del generale clima di
incertezza.
Gli ultimi dati disponibili mostrano un lieve recupero della produzione industriale nel mese di agosto, recupero che si ripresenta ormai da diversi anni. La ripresa degli investimenti in beni
strumentali potrebbe consentire una tenuta della produzione industriale nel corso degli ultimi mesi del 2007.

Lo scenario biellese – I dati definitivi sulla produzione industriale biellese nel corso del terzo trimestre 2007, mostrano complessivamente una forte riduzione rispetto allo stesso
trimestre del 2006. La variazione tendenziale, infatti, è risultata pari a -3,44 per cento. Il nostro territorio si pone in controtendenza rispetto al dato regionale che ha registrato
una variazione tendenziale di 1,7 punti percentuale. E’ ancora l’industria tessile il settore che ha contribuito a spingere decisamente verso il basso il dato biellese; nel dettaglio i
comparti del distretto presentano questi saldi: filature (-6,81%), tessiture (-2,58%), finissaggi (-2,75%), altre tessili (- 4,10%). Unici dati positivi provengono dalle industrie meccaniche
( 3,98%) e dalle industrie varie ( 3,05%).
Dati poco incoraggianti anche per gli ordinativi che registrano una flessione, rispetto al trimestre precedente, sia sul mercato interno (-9,45%) sia su quello estero (-11,59%). Sono
principalmente le tessiture (-16,44%) e le filature (-12,37%) a trainare verso il basso il dato del mercato interno; unici dati positivi provengono dalle altre tessili ( 2,00%) e dalle
meccaniche ( 0,93%). Segnali positivi per il mercato estero si rilevano, invece, solo per i finissaggi ( 4,00%) e le Altre tessili ( 5,00%), mentre tutti gli altri comparti del distretto
evidenziano saldi negativi; il dato più significativo è certamente il calo degli ordinativi per le filature (-15,63%).
Per quanto riguarda la disaggregazione per classe di addetti, tutte le aziende hanno registrato un andamento negativo della produzione. Il grado di utilizzo degli impianti è in
diminuzione di -2,06 punti percentuale.

Le industrie e l’ICT – L’approfondimento di indagine è stato dedicato, per questo trimestre, alla dotazione e utilizzo da parte delle imprese dell’ICT – Information and
Communications Technology – ovvero all’utilizzo di strutture informatiche e telematiche.
L’indagine regionale è stata realizzata su oltre 1.000 imprese industriali piemontesi con oltre 10 addetti. Dall’indagine emerge che il 69,8% delle aziende piemontesi dispone di un sito
web che rappresenta per l’ 86,5% una vetrina commerciale su prodotti e servizi, per il 9% un canale attraverso il quale i clienti possono interagire, mentre il 3,5% e l’1,1% delle aziende
dispone di un sito in cui i clienti possono effettuare operazioni commerciali (e-commerce) e di un sito in cui le transazioni commerciali si integrano con il software di gestione dei materiali
dell’azienda.
La nostra provincia risulta in linea con il dato regionale, il 61,7% dei rispondenti ha affermato di disporre di una connessione a banda larga (62,9% la media piemontese).
Il sito web è utilizzato dalla metà degli intervistati e rappresenta per le aziende biellesi una vetrina commerciale di prodotti e servizi offerti dall’impresa per l’86,2%, un
sito con cui i clienti possono interagire per il 9,7%, mentre
rispettivamente l’1,4% e il 2,7% delle aziende dispone di un sito in cui i clienti possono effettuare e-commerce e di un sito in cui le transazioni commerciali si integrano con il software di
gestione dei materiali dell’azienda.
La quasi totalità delle imprese intervistate biellesi (96,5%) utilizza internet per operazioni di Internet Banking, mentre oltre il 30% per vendita o acquisto di beni o servizi on-line
(95,4% e 34,6% rispettivamente i dati piemontesi). Nel caso di utilizzo di Internet per interagire con la Pubblica Amministrazione, il 92,2% delle aziende del nostro territorio predilige
adempimenti burocratici quali il pagamento delle tasse e il 57,4% la dichiarazione fiscale (88,1% e 57,1% rispettivamente il dato regionale).

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