Bergamotto di Reggio Calabria – DOP, Consorzi e IGP: Urge fare chiarezza

Bergamotto di Reggio Calabria – DOP, Consorzi e IGP: Urge fare chiarezza

By Giuseppe

Da una lettera di un piccolo imprenditore a un’inchiesta sul sistema di tutela del bergamotto: tra DOP, consorzi, diatriba IGP e il bisogno urgente di trasparenza.

 

Questo articolo nasce da una domanda semplice e diventa un viaggio dentro una realtà complessa: il Bergamotto di Reggio Calabria, tra eccellenza vera e sistema difficile da leggere.

Newsfood.com, 15 gennaio 2025

 

Bergamotto di Reggio Calabria – DOP, Consorzi e IGP: fare chiarezza

Nota del Direttore
Ci è arrivata una lettera semplice, concreta, onesta. Un piccolo imprenditore di gelateria e pasticceria ci chiede: come posso usare il bergamotto in modo serio? Da chi devo rifornirmi? Come posso garantire ai miei clienti che quello che uso è davvero bergamotto di Reggio Calabria?

La risposta “standard” esiste: chiedere certificazioni, tracciabilità, documenti di origine, filiera chiara. È quello che ogni professionista dovrebbe fare.

Ma subito ci siamo accorti che dietro una risposta apparentemente semplice c’è un sistema che semplice non è affatto. Dietro la parola “bergamotto” si muove un intreccio di enti con nomi simili, siti poco chiari, ruoli che si sovrappongono, e una battaglia in corso tra chi difende la DOP e chi spinge (da almeno 5 anni) per una nuova IGP.

Così abbiamo deciso di fare quello che dovrebbe fare sempre il giornalismo verità: non limitarsi alla risposta facile, ma provare a capire cosa c’è dietro. E raccontarlo in modo comprensibile a chi produce, a chi compra, a chi consuma.

Questo articolo nasce da una domanda semplice e diventa un viaggio dentro una realtà complessa: il Bergamotto di Reggio Calabria, tra eccellenza vera e sistema difficile da leggere. 

La risposta standard” al lettore

A un imprenditore che vuole usare il bergamotto seriamente, si può dire questo:

– esiste una DOP: “Bergamotto di Reggio Calabria – Olio Essenziale”;
– chi vende materia prima o semilavorati dovrebbe fornire:
• certificato di conformità,
• tracciabilità del lotto,
• indicazione del produttore e dell’area di coltivazione;
– bisogna diffidare di chi parla genericamente di “bergamotto calabrese” senza documenti;
– la filiera deve essere raccontabile: dove cresce il frutto, chi lo coltiva, come viene raccolto, come viene trasformato.

Tutto giusto. Tutto corretto.

Ma quando si prova ad andare più a fondo e a capire chi garantisce davvero tutto questo, iniziano i problemi.

Footer home page del sito – http-/www.consorziodituteladelbergamotto.it/la-dop-e-il-consorzio-di-tutela/.jpg

 

Il Consorzio di Tutela della DOP

Il sito della DOP esiste: “Consorzio di tutela del Bergamotto di Reggio Calabria” (https://www.consorziodituteladelbergamotto.it/la-dop-e-il-consorzio-di-tutela/) . (n.d.r … cliccando sul logo >>> errore 404) ma, cliccando su “link utili” >>> (www.bergamottoconsorzio.it)…  si va su un secondo “Consorzio” e qui troviamo ciò che dovrebbe essere anche nel sito del “Consorzio ufficiale di tutela DOP.

Sicuramente un errore dei tecnici Web che hanno fatto i due siti, sicuramente però la confusione creata è grande…

Footer home page del sito -NON DOP-( http://www.bergamottoconsorzio.it)

 

Esiste anche un Consorzio di Tutela riconosciuto dal Ministero nel 2008, incaricato di: – tutelare la denominazione.
E c’è anche un altro consorzio https://ilfruttodellasalute.it/unionberg-o-p/ (ci si arriva sempre dai link utili della home page del sito ufficiale Consorzio Dop…

Nella pratica quindi, chi cerca informazioni si trova davanti a un problema serio: il sito istituzionale offre soprattutto descrizioni generiche del prodotto e della DOP, ma non rende facilmente disponibili informazioni che ci si aspetterebbe da un ente di tutela, come:

– statuto,
– regolamenti interni,
– organigramma aggiornato,
– elenco soci o aderenti,
– bilanci,
– relazioni annuali sulle attività.

Il Consorzio esiste, è riconosciuto, ha un ruolo importante. Ma per un operatore o un consumatore che voglia capire “chi fa cosa”, le informazioni pubbliche sono scarse e frammentarie.

Questo non significa che ci sia qualcosa di illegale. Significa però che manca quella trasparenza comunicativa che oggi dovrebbe essere normale per un ente che tutela un prodotto simbolo.

Footer home page del sito -NON DOP-

Il secondo Consorzio” e la confusione dei nomi, il terzo non si capisce bene cosa sia (UnionBerg )

Accanto al Consorzio di Tutela DOP, esiste anche un altro soggetto che porta un nome molto simile: “Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria” (n.d.r. senza DOP).

Dalla documentazione disponibile, sembra trattarsi di un ente di filiera o storico, legato a iniziative territoriali, con un inquadramento regionale, ma non con il ruolo ufficiale di tutela DOP.

Il problema non è l’esistenza di più soggetti. Il problema è che:

– i nomi sono molto simili;
– i siti sono poco chiari;
– non è immediato capire chi ha poteri di tutela e chi no;
– per chi guarda da fuori, il rischio di confusione è altissimo.

A questo si aggiunge il fatto che in alcune comunicazioni e siti compaiono rimandi incrociati a portali che promuovono anche organizzazioni di produttori o attività commerciali, aumentando la sensazione di un sistema difficile da decifrare. 

Non è un reato, forse. È però un problema serio di chiarezza verso il pubblico. E sicuramente di competenza degli organi di sicurezza preposti che, visto la lite legale in corso da anni, sicuramente avranno fatto i dovuti controlli e verifiche del caso.

Chi controlla la DOP

Per la DOP dell’olio essenziale, il sistema di controllo è affidato a un organismo terzo, (quale?)  che effettua:

– controlli sulle aziende agricole,
– sui trasformatori,
– sui lotti di produzione,
– analisi chimico-fisiche e organolettiche.

Secondo le informazioni disponibili, la filiera certificata coinvolge alcune decine di operatori e ha un potenziale economico stimato in diversi milioni di euro.

Ma anche qui, i numeri ufficiali e aggiornati non sono facilmente reperibili in modo unitario e pubblico: bisogna cercarli tra comunicati, articoli, relazioni di enti terzi.

Il settore bergamotto in cifre

Le stime più citate parlano di:

– circa 1.500 ettari coltivati nella provincia di Reggio Calabria;
– circa il 90% della produzione mondiale concentrata in quest’area;
– circa 20.000 tonnellate di frutti all’anno;
– da cui si ricava una quantità limitata ma preziosa di olio essenziale;
– principale utilizzo: profumeria, cosmetica, industria aromatica.

I prezzi alla produzione oscillano in base alla destinazione: trasformazione, fresco, qualità certificata.

È un settore piccolo in quantità, ma grande in valore simbolico ed economico.

La nascita della proposta IGP

Negli ultimi anni è nato un Comitato promotore per il riconoscimento della IGP “Bergamotto di Reggio Calabria”.

L’idea di fondo è questa:

– la DOP tutela solo l’olio essenziale;
– oggi il bergamotto viene usato anche in alimentazione: succhi, dolci, liquori, gastronomia;
– una IGP permetterebbe di certificare anche il frutto fresco e i derivati alimentari;
– questo darebbe opportunità a più produttori e trasformatori.

Il Comitato promotore si presenta come:

– progetto inclusivo,
– rivoluzione sociale,
– risposta a un sistema percepito come chiuso,
– strumento per valorizzare piccoli produttori e nuovi usi del frutto.

Figura più visibile di questa battaglia è Rosario Previtera, molto presente sui media locali e sui social.

Che cos’è davvero il Comitato IGP

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Rosario Previtera, il Comitato promotore è una:

ATS – Associazione Temporanea di Scopo.

Questo significa che:

– non è una società;
– non è un’associazione stabile;
– non svolge attività commerciale;
– non ha fatturato;
– esiste solo per raggiungere uno scopo preciso: ottenere il riconoscimento IGP.

Quindi è coerente che:

– non abbia bilanci commerciali;
– non abbia attività economiche proprie.

Ma anche un’ATS ha comunque:

– promotori,
– soggetti aderenti,
– un capofila,
– chi firma gli atti,
– chi risponde legalmente,
– e deve avere risorse per comunicare, organizzare eventi, fare promozione, fare fronte alle spese legali…

Su questi aspetti, al momento, le informazioni pubbliche restano molto vaghe.

Lo scontro tra DOP e IGP

Il progetto IGP è stato fortemente osteggiato da:

– Consorzio di Tutela Bergamotto di Reggio Calabria DOP,
– Unionberg e altre organizzazioni di produttori,
– organizzazioni agricole locali come Coldiretti RC e Confagricoltura RC.

Le critiche principali sono tre:

  1. Confusione di nome: usare “Bergamotto di Reggio Calabria” anche per l’IGP rischia di creare confusione con la DOP già esistente.
  2. Indebolimento della DOP: la IGP, meno vincolante, potrebbe svalutare un marchio già riconosciuto.
  3. Vincoli territoriali: la DOP obbliga tutta la filiera a restare nell’area vocata; la IGP sarebbe più permissiva.

Il conflitto è diventato anche giuridico: nel 2025 il TAR del Lazio ha bloccato l’iter della IGP e ha chiesto al Ministero di riesaminare la procedura.

Oggi, nel 2026, la situazione è questa:

– la DOP resta l’unica tutela europea attiva;
– la IGP non è riconosciuta;
– la battaglia è ancora aperta.

Una battaglia che non è più solo tecnica

Col tempo, lo scontro è uscito dai tavoli tecnici ed è diventato:

– politico,
– mediatico,
– simbolico.

Da una parte, la DOP parla il linguaggio delle regole, dei disciplinari, delle istituzioni.

Dall’altra, il fronte IGP parla il linguaggio del popolo, dell’identità, della rivoluzione sociale.

Due narrazioni diverse, due modi di vedere il futuro del bergamotto.

Il rischio è che il frutto diventi una bandiera da sventolare, invece che un bene da tutelare con chiarezza a tutela e crescita del territorio reggino.

I siti sotto la lente: cosa non funziona

Sito del Consorzio di Tutela DOP

Chi cerca nel web informazioni istituzionali si aspetta, da un ente di tutela riconosciuto, alcune basi minime di trasparenza: statuto, organigramma, bilanci, elenco aderenti, report annuali, contatti chiari. Sul portale istituzionale, invece, prevalgono contenuti descrittivi del prodotto e della DOP, mentre risultano assenti o difficilmente rintracciabili:

  • statuto e regolamenti scaricabili;
  • organigramma aggiornato con ruoli e responsabilità;
  • elenco soci/aderenti;
  • bilanci o rendiconti;
  • relazioni annuali sulle attività;
  • una sezione “news” strutturata e aggiornata sulle azioni di tutela.

Questo non prova irregolarità, ma segnala una debolezza comunicativa: chi vuole capire “chi fa cosa” deve cercare altrove (comunicati di terzi, articoli di stampa, atti ministeriali), invece di trovare tutto sul sito dell’ente che dovrebbe rappresentare il perno della tutela.

Il secondo Consorzio” e la sovrapposizione dei nomi

Esiste un altro soggetto che porta un nome molto simile a quello del Consorzio di Tutela. La coesistenza di denominazioni quasi identiche, senza spiegazioni chiare dei ruoli sui rispettivi siti, genera:

  • confusione per operatori e consumatori;
  • difficoltà nel capire chi abbia poteri di tutela e chi no;
  • sovrapposizioni comunicative che non aiutano la credibilità del sistema.

La pluralità di enti non è un problema in sé. Lo diventa quando non viene spiegata in modo semplice e pubblico.

I rimandi (n.d.r. del sito ufficiale Consorzio di Tutela DOP) a siti terzi e il caso Il Frutto della Salute”

Nel footer del sito del Consorzio di Tutela DOP compaiono riferimenti a siti esterni, tra cui ilfruttodellasalute.it, portale legato a un’Organizzazione di Produttori e a iniziative di carattere promozionale e commerciale.

Questo crea una nuova area grigia:

  • il sito del Consorzio DOP, che dovrebbe essere puramente istituzionale, rimanda a un sito di natura promozionale;
  • non è spiegato se si tratti di partnership, patrocinio, collaborazione editoriale o semplice segnalazione;
  • il visitatore non sa distinguere con chiarezza tra informazione istituzionale e comunicazione commerciale.

Anche qui non si parla di illegalità, ma di confusione comunicativa che potrebbe indebolire la percezione di neutralità e autorevolezza di un ente di tutela.

Il sito e la comunicazione del fronte IGP

La comunicazione del Comitato promotore IGP si sviluppa soprattutto su social network, TV locali e siti di informazione regionale. È una comunicazione molto efficace sul piano narrativo e identitario, ma povera sul piano documentale.

Mancano:

  • una sede digitale unica e strutturata;
  • una sezione istituzionale con spiegazione della forma giuridica (ATS);
  • l’elenco dei soggetti aderenti;
  • il nome del capofila;
  • i responsabili legali;
  • le fonti di finanziamento delle attività di comunicazione.

Il risultato è che il progetto appare forte come racconto, ma debole come struttura leggibile dall’esterno.

Cosa manca davvero: la trasparenza

Guardando tutto questo da fuori, una cosa appare chiara: manca trasparenza comunicativa.

Mancano, in modo semplice e pubblico:

– organigrammi chiari;
– ruoli definiti;
– documenti scaricabili;
– bilanci o rendiconti;
– numeri ufficiali aggiornati;
– spiegazioni su chi rappresenta chi.

Questo vale:

– per il Consorzio DOP, che dovrebbe essere il primo a mostrare tutto in modo cristallino;
– per il fronte IGP, che pur essendo un’ATS temporanea dovrebbe dire chiaramente chi la compone e chi la sostiene.

Le domande che restano aperte

Al Consorzio DOP:

Perché non rendere pubblici e facilmente accessibili: – statuto,
– bilanci,
– organigramma,
– elenco aderenti,
– relazioni annuali?

Chi ha una tutela forte non teme il confronto: lo guida.

Al Comitato IGP:

Se siete un’ATS temporanea, senza attività commerciale né fatturato, potete dire pubblicamente:

– chi sono i soggetti che aderiscono all’ATS?
– chi è il capofila?
– chi firma gli atti ufficiali?
– chi sostiene i costi di comunicazione, promozione, spese legali…?

Perché anche un progetto temporaneo che parla a nome di un territorio deve dire chiaramente chi lo compone e chi lo sostiene. 

Tornando al lettore

E allora, torniamo al piccolo imprenditore che ci ha scritto.

Se vuoi usare il bergamotto seriamente:

– chiedi sempre documenti;
– chiedi tracciabilità;
– fatti spiegare la filiera;
– non accontentarti di parole belle;
– distingui tra chi parla di qualità e chi la dimostra.

E soprattutto, sappi che dietro un frutto meraviglioso come il bergamotto c’è oggi un sistema che ha bisogno di una cosa semplice ma fondamentale:

chiarezza.

Perché senza chiarezza, nessuna sigla – DOP o IGP – può davvero tutelare il bergamotto. Può solo usarlo.


Nota di chiusura del Direttore


Il percorso per il riconoscimento dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria è iniziato ufficialmente nel 2021, con la presentazione della richiesta al Ministero dell’Agricoltura da parte del “Comitato dei bergamotticoltori reggini”,

Il Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) con a capo il ministro Francesco Lollobrigida ha finalmente approvato l’IGP Bergamotto di Reggio Calabria e il relativo disciplinare di produzione dopo due anni e mezzo di istruttoria complessa e intensa. “Con nota ministeriale del 12 dicembre 2023 alla Regione Calabria – Dipartimento Agricoltura  è stato comunicato ufficialmente l’avvenuta approvazione del disciplinare ed è stata richiesta l’intesa per convocare la pubblica audizione…  TUTTO FINITO? … NO, a gennaio 2026 non è ancora stata scritta la parola FINE.


Questa lite non si sa quando finirà.
Ma una cosa è certa: mentre i tavoli tecnici discutono, i ricorsi si incrociano e le bandiere si sventolano, a pagare sono sempre gli stessi.

Pagano i bergamotticoltori, che vedono sfumare anche la terza stagione di raccolta senza certezze, senza prospettive chiare, senza un orizzonte stabile su cui costruire il proprio lavoro.
Paga la comunità, che perde tempo, fiducia e opportunità.
Paga un territorio che avrebbe bisogno di unità e visione, non di guerre di posizione.

E poi c’è un’altra verità, più scomoda:
per il terzo anno consecutivo, mentre molti perdono, qualcuno invece guadagna.

Cui prodest?
C’è chi, nel caos, trova spazio.
Chi, nell’incertezza, trova vantaggio.
Chi, nella divisione, si muove meglio di chi lavora la terra ogni giorno.

A loro questa confusione conviene.
Ai bergamotticoltori no.
Al territorio reggino, e alla Calabria tutta,  no.
Al bergamotto no.

Il bergamotto di Reggio Calabria non ha bisogno di bandiere, ma di regole chiare.
Non di slogan, ma di verità.
Non di guerre, ma di responsabilità.

E finché questa responsabilità non verrà messa al centro, non sarà una battaglia tra DOP e IGP:
sarà solo l’ennesima storia in cui i più deboli pagano.

Vedi anche altri articoli: Bergamotto di Reggio Calabria

Giuseppe Danielli
Direttore – Newsfood.com


Collana: Facciamo chiarezza – Le tesine di Newsfood – “Articolo  realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, per dati e ricerche, sotto la supervisione e revisione editoriale della redazione Newsfood.”

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