Benessere animale: i consumatori chiedono più informazioni

 

Sul benessere degli animali in allevamento “c’è una grossa carenza di informazioni che deve essere colmata con un maggiore coinvolgimento dei consumatori”.
Questo il pensiero di Anna Bartolini, rappresentante italiana al Gruppo Europeo Consultivo dei Consumatori (Eccg) e giornalista al convegno del CRPA su “Benessere animale e tutela
del consumatore”, svoltosi il 17 settembre scorso a Bologna in occasione di Sana. La soluzione proposta è quella di uscire dalla nicchia della comunicazione specializzata
per arrivare nelle case di tutti gli italiani attraverso una maggiore presenza sui mezzi di informazione di massa, a partire dalle trasmissioni televisive.

Le affermazioni confermano i risultati delle interviste realizzate nell’ambito del progetto comunitario Welfare Quality, al quale hanno partecipato 44 Istituti di ricerca (6
italiani tra cui il CRPA di Reggio Emilia), 17 Paesi (13 europei, 4 sudamericani). Obiettivo del progetto è quello di sviluppare un sistema di valutazione e di etichettatura del
benessere animale (BA) riconosciuto e riconoscibile dal consumatore, che risulti spendibile a livello commerciale come lo è, ad esempio, il marchio delle produzioni biologiche.

Per i consumatori italiani il benessere animale è importante (87% degli intervistati). Le loro richieste, emerge dalle interviste (effettuate dall’Università di
Pisa), sono quelle di avere maggiore sicurezza alimentare e alta qualità degli alimenti, da raggiungere anche attraverso tecniche di allevamento più rispettose degli
animali. Questo tipo di visione può essere definita antropocentrica, perché denota ancora una scarsa attenzione ai valori etici del benessere animale, invece perseguiti
dalla politica comunitaria e già riconosciuti in molti Paesi europei e da quella parte della società più attenta alle tematiche ambientaliste.

In un momento di crisi economica come quello attuale, però, manca la capacità di spesa necessaria a riconoscere questo valore aggiunto, che pesa sui costi di produzione
degli allevatori. Questo, ma anche la scarsa presenza sugli scaffali di prodotti animal friendly e un disinteresse di fondo a cercare/chiedere questo tipo di alimenti finiscono per
condizionare le abitudini di spesa dei consumatori e di conseguenza l’offerta della distribuzione. L’indagine sui retailer (effettuate dall’Università di Parma)
ha rilevato, infatti, che il benessere animale è considerato uno strumento di basso valore per il marketing, con connotazioni addirittura negative per il rischio di dare al
consumatore informazioni che potrebbero confonderlo o addirittura allarmarlo rispetto alla salubrità degli alimenti di origine zootecnica in generale. Solo alcune catene della
distribuzione organizzata offrono attualmente prodotti animal friendly (Natura Sì, Esselunga, Coop, Conad), in altre si trovano in numero limitato (Despar, Proda, Sigma, Standa,
GS-Carrefour), mentre in altre non sono presenti.

Da parte loro le istituzioni italiane non hanno raggiunto tutte lo stesso grado di sensibilità rispetto al benessere animale. Infatti, solo 7 Regioni su 20 hanno attivato
nei propri Piani di Sviluppo Rurale per il 2007-13 la misura 215 sul BA, per la quale sono disponibili complessivamente circa 70 milioni di euro. Si tratta di Valle d’Aosta,
Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Umbria, Campania.

Ciò rischia di far sviluppare il BA a macchia di leopardo, dando l’opportunità agli allevatori di alcune regioni di ammodernare i propri allevamenti e privando
quelli di altre regioni della possibilità di avere questo sostegno. Ciò, tra l’altro, porterà elementi di ulteriore confusione nel consumatore.

Per guidare gli allevatori nel lavoro di miglioramento delle condizioni degli animali nelle proprie aziende, il progetto Welfare Quality sta lavorando per individuare specifiche
strategie e protocolli di monitoraggio e valutazione semplici ed efficaci. Positivi i risultati delle prime esperienze dei ricercatori italiani (Università di Milano,
Università di Padova, Università di Napoli e CRPA) su bovini da latte, bovini da carne, bufale, suini e polli da carne.

Ma il benessere non è solo quello relativo alla vita degli capi in allevamento. Infatti coinvolge pure le fasi di trasporto (come ha ricordato Franco Guizzardi della AUSL di
Mantova), peraltro già soggette a una specifica normativa a tutela degli animali.

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