Batterio Killer, i pediatri italiani rassicurano: “No all’allarmismo”

Batterio Killer, i pediatri italiani rassicurano: “No all’allarmismo”

La presenza in Europa di un ceppo pericoloso di E.Coli e l’incapacità degli studiosi di scovare la sua origine stanno generando in alcuni apprensione ed inquietudine.

Quando poi dalla Francia è arrivata la notizia del malessere di alcuni bambini, dovuto al consumo di carne contaminata, il timore dei genitori d’Italia è decisamente aumentato.

A dare informazioni sicure e limitare panico e confusione arriva così la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), guidata dal Presidente, dottor Giuseppe Di
Mauro.

Per cominciare, cifre in chiaro. Attualmente, il batterio killer ha interessato quasi esclusivamente (90% dei casi) adulti d’età superiore ai 30. Quando poi le vittime erano minorenni,
si è registrato un solo caso letale, un bambino di due anni.

Riguardo le possibili difese, esse sono presenti e si dividono in due tronconi: le terapie a posteriori e le precauzioni a priori.

Riguardo alle prime, così spiega il dottor Angelo Milazzo, Pediatra Direttivo Regionale SIPPS: “Per gli adulti colpiti da Sindrome uremico-emolitica, a livello ospedaliero già da
tempo sono stati adottati trattamenti appropriati, sebbene in molti casi la causa della malattia fosse sconosciuta; in questo modo è stato possibile contenere la mortalità al di
sotto dell’1% e fronteggiare adeguatamente questa terribile patologia”. Medicinali e procedure sono valide però solo se eseguite sotto prescrizione e controllo di un esperto. Al
contrario, terapie fai-da-te su minori

Tuttavia, nonostante tali buoni risultati certificati, il passo migliore è sempre la prevenzione.

Gli studiosi SIPPS ricordano come l’Escherichia Coli colpisca passando alimenti e trasmissioni al corpo umano. Perciò, è bene seguire alcune misure-base.

  • Primo passo, lavarsi bene e spesso le mani, prima o dopo aver toccato cibi o prodotti d’igiene sospetta.

  • Quando poi si fa la spesa, cercare alimenti con etichettatura certificata e recanti dati dei controlli sanitari. Ciò è particolarmente valido nel caso di pietanze “deboli”,
    come pesce, carne, latte e uova. Ad esempio, il latte deve essere pastorizzato.

  • Portando il cibo a casa, bisogna avere l’accortezza di proteggerlo da insetti od altri agenti di corrosione, ponendolo in contenitori e nel frigorifero (se necessario).

  • Prima di mangiare, lavare bene (e sbucciare) frutta e verdura.

Le buone pratiche sono possibili anche quando si devono trattare indumenti e vestiti. In questo caso:

  • lavare la roba sporca a temperature superiori a 65° C.

  • Nel caso di contaminata da feci, usare disinfettanti come l’ipoclorito di sodio

  • Eliminare rapidamente gli oggetti non sterilizzabili, come i pannolini sporchi.

FONTE: Ufficio stampa Gas Communication

Matteo Clerici

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