Attacchi di panico da anidride carbonica

E’ noto da anni che modeste quantità di anidride carbonica provochino una reazione di panico in alcuni individui, predisposti all’ansia. Ciò ha portato alla formulazione della
«Teoria del falso allarme di soffocamento», secondo la quale attacchi di panico ed ansia possano derivare dal malfunzionamento di un sensore biologico sensibile alla CO2, concepito
nell’evoluzione per allertare l’organismo in caso di morte imminente per soffocamento. Per testare se esiste un simile allarme sensibile alla CO2, e se effettivamente la CO2 può
controllare stati emotivi, il team del Academic Anxiety Center dell’università di Maastricht nei Paesi Bassi, di cui fa parte anche il ricercatore italiano, Alessandro Colasanti, ha
condotto uno studio in volontari sani tramite l’inalazione di quantità crescenti di anidride carbonica.

LO STUDIO – Sessantaquattro persone hanno eseguito quattro doppie inalazioni di dosi crescenti di CO2, da 0% a 35%, e sono stati valutati con questionari. I soggetti hanno riferito
un’emozione negativa, strettamente legata alla dose: maggiore è la quantità di CO2 inalata, più forte è la reazione di panico. Inoltre, i più anziani hanno
mostrato una reazione più debole, come se l’allarme cerebrale si fosse attenuato con l’invecchiamento.

ASMATICI PIU’ ANSIOSI? – Questi risultati hanno alcune importanti implicazioni: in primo luogo, oltre una determinata soglia, un aumento dell’anidride carbonica interviene sul nostro
stato mentale, determinando effetti negativi. Questo dato ha rilevanza nella prevenzione dei disturbi emotivi. Per esempio, è noto che soggetti con una funzione respiratoria ridotta,
come nel caso dell’asma e delle malattie polmonari ostruttive, siano a rischio per ansia e depressione. Secondariamente, in futuro l’inalazione di CO2 in volontari sani potrebbe essere usata da
ricercatori come valido modello sperimentale, soprattutto in campo farmacologico. Infine, i risultati dello studio conducono all’idea che il panico rappresenti una reazione innata, una lotta
per la sopravvivenza di fronte al rischio di morte imminente, come in caso di soffocamento. L’idea che una simile emozione negativa provenga dall’alterazione di una funzione corporea,
sottolinea ancora una volta lo stretto legame tra condizione fisica e stati mentali.

12 ottobre 2007

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