Aspettando il G8 agricolo, un commento di Paolo Massobrio

Aspettando il G8 agricolo, un commento di Paolo Massobrio

By Redazione

Mancano pochi giorni al primo G8 agricolo il cui obbiettivo è quello di individuare una strategia comune a livello globale per fronteggiare le spirali dei prezzi delle materie prime
agricole e per limitare l’impatto di future emergenze alimentari mondiali.
“Dobbiamo recuperare il tempo perduto, ha affermato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, non solo restituendo centralità alla produzione agricola, ma
lavorando perché aumenti la produttività dei Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo ridurre il divario fra domanda e offerta, anche con una gestione coordinata degli stock
internazionali che permetta di mettere a disposizione le riserve dei maggiori Paesi produttori. Sono convinto come molti osservatori internazionali, ha continuato il Ministro, che con la crescita
della domanda delle grandi economie emergenti e il connesso nuovo aumento della bolletta energetica, ci troveremo a fronteggiare la spirale dei prezzi agricoli: il problema è strutturale e
siamo chiamati a trovare una strategia concertata a livello mondiale. E a farlo ora.
“Io vorrei sottolineare anche un altro aspetto sul passato che ha depresso in ogni modo l’agricoltura, ha detto Paolo Massobrio. Ed è quello di non aver mai considerato l’agricoltore come
un creatore di luoghi. Anzi molto spesso la politica ha voluto considerare il territorio rurale come un imbarazzante impaccio, senza coinvolgere i suoi abitanti nella gestione dei servizi.
Insomma c’è stato un periodo, e il passato è d’obbligo, dove il lavoro era solo questione di bilanci semestrali e trimestrali che dovevano essere superati e su questa concezione del
lavoro che ha aperto le porte alla finanza e basta, anche il lavoro agricolo è stato considerato in un particolare: la produttività appunto. Paolo Massobrio ha continuato
sottolineando che per lungo tempo si è operato “senza tenere conto che un’azienda agricola vuol dire mantenere un territorio, dare sviluppo al turismo, mantenere le biodiversità,
creare luoghi per comunità che ancora vivono un’esperienza sociale e civile. Questi sono i paesi e questa è la ruralità. Che rimane un fattore complesso che non può
essere liquidato con la mera produzione”.

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