Approvato Decreto Legge femminicidio: “solo” 414 emendamenti

Approvato Decreto Legge femminicidio: “solo” 414 emendamenti

Roma, 26 settembre 2013
In poche ore la maggioranza dei nostri parlamentari ha letto, “capito” e approvato (pigiando 414 volte il bottone di “approvo”) tutti gli emendamenti, anche quelli che non c’entrano assolutamente
nulla con il femminicidio.
Si sono tanto stancati che si prenderanno altre 414 ore di riposo per riprendersi dalla fatica.

Un dubbio: non essendo stato previsto il reato di “maschicidio”, è reato o no uccidere una donna se questa ha i lineamenti mascolini oppure se è anche solo vestita da uomo?

Oggi su La Stampa ho letto l’articolo di Massimo Gramellini, che come sempre colpisce nel centro come un cecchino, ecco i punti essenziali:

 
L’incredibile situazione della legge sul femminicidio
…Complicato immaginare una legge più semplice di quella che persegue certi reati abietti contro le donne. Sembra fatta apposta per mettere tutti d’accordo, dal momento che neanche il
maschilista più bitorzoluto avrebbe il coraggio di votare contro. La conversione del decreto entro sessanta giorni si presentava dunque come una passeggiata e tale sarebbe stata in
qualunque parlamento che non annoverasse le nostre crape giulive. Cosa è successo, invece? Che i deputati dei vari gruppi hanno inzeppato il testo di emendamenti. Quattrocentoquattordici.
Mancano tre settimane alla scadenza e poiché per pigiare quattrocentoquattordici volte tutti i pulsanti di Camera e Senato (perché poi c’è anche il Senato) bisognerebbe
assoldare una tribù di millepiedi, esiste il rischio concreto che il decreto precipiti nel buco nero in cui da queste parti vengono sistematicamente tumulate le buone intenzioni… E
approfittare di una legge circonfusa di santità per infilare tra le sue pieghe qualsiasi faccenda che altrimenti non si riuscirebbe a far passare. E così al decreto sulle donne sono
spuntate le protesi: il codicillo sulle province, il comma sulla protezione civile, la parentesi sui vigili del fuoco. Aveva ragione Flaiano quando scriveva che in Italia la linea più
breve fra due punti è l’arabesco…
(Massimo Gramellini, La Stampa, 26 settembre 2013)

Forse sono un po’ arretrato e un po’ tonto; mi chiedo… ma non bastava applicare la Legge sull’omicidio (credo che sia stata fatta per tutelare la vita umana, indipendentemente se la vittima sia
uomo o donna o gay), ovviamente adeguandoci alle nuove problematiche che le vittime devono subire?  
A quando una Legge che tuteli i padri (una volta si chiamavano papà) che vengono scaricati come mariti e poi, estromessi anche da casa, devono mantenere i figli (giustamente), la ex moglie
e spesso anche il suo nuovo compagno? …e qualcuno non può nemmeno vedere i propri figli…
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

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