Annata agraria 2009: trentamila imprese costrette a chiudere

Annata agraria 2009: trentamila imprese costrette a chiudere

By Redazione

La Cia delinea uno scenario sempre più allarmante per il settore primario. Il valore aggiunto diminuisce del 5,2 per cento. Tutti i comparti produttivi registrano il segno negativo. Molto
male i cereali (soprattutto il grano duro). Gravi i problemi anche per l’ortofrutta, la vitivinicoltura, l’olivicoltura, la zootecnia, il lattiero-caseario. Le aziende agricole diminuiscono del
2,2 per cento.
 
Per l’agricoltura italiana suona sempre di più l'”allarme rosso”. Il 2009 si chiude con il segno fortemente negativo. Trentamila imprese sono state costrette a cessare l’attività.
Calano produzione (meno 4 per cento rispetto al 2008) e investimenti (meno 3,7 per cento). Crolla il valore aggiunto che subisce un taglio del 5,2 per cento. A picco i prezzi (meno 13,4 per
cento). I redditi degli agricoltori, che lo scorso anno avevano bloccato il trend al ribasso, tornano a scendere in maniera preoccupante (meno 1,5/2 per cento), mentre i costi (produzione, oneri
sociali e burocrazia) s’impennano ancora una volta (più 8,5 per cento).

I consumi agroalimentari, dal canto loro, continuano a registrare calma piatta (più 0,2/0,4 per cento). Queste le prime stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori elaborate anche
sulla base delle rilevazioni Ismea e presentate oggi nel corso dei due grandi sit-in a Roma, nell’ambito della mobilitazione che si sta sviluppando in tutto il territorio nazionale.

Stime che confermano il momento grave che sta vivendo l’agricoltura italiana. Uno dei più difficili momenti degli ultimi trent’anni. Le imprese agricole – sottolinea la Cia – sono bloccate
da oneri insostenibili, da un’asfissiante rapporto con l’Amministrazione pubblica, nazionale e locale, da un accesso al credito praticamente nullo e da prezzi che in molti settori sono ormai
sottocosto. In questo modo appare sempre più difficile recuperare margini di efficienza e produrre reddito da destinare ai consumi, all’innovazione e agli investimenti.

Tutti problemi che hanno fatto sentire il loro peso nel corso dell’annata agraria appena conclusasi. E così – evidenzia la Cia – le conseguenze si sono avute sotto il profilo produttivo:
le coltivazioni agricole segnano, infatti, un calo del 5,5 per cento, mentre la zootecnia diminuisce dell’1,1 per cento.
Proprio sul fronte della produzione agricola totale a valori costanti, le stime Ismea indicano per i primi 9 mesi del 2009 una flessione tendenziale del 6,5 per cento, mentre per l’intero anno la
variazione dovrebbe aggirarsi, appunto, intorno al meno 4 per cento. Questa contrazione è attribuibile agli scarsi risultati del primo e, in modo particolare, del secondo trimestre del
2009, che ha registrato, a consuntivo, una variazione congiunturale del meno 5,4 per cento rispetto al trimestre precedente.

Tra i singoli comparti delle produzioni vegetali, la contrazione più consistente è quella dei cereali (meno 21 per cento), con un drastico calo per il grano duro (meno 39 per
cento), mentre quello tenero subisce una contrazione pari al 15 per cento. In leggera flessione anche il settore delle patate e degli ortaggi (meno 1 per cento). Lieve aumento, invece, per frutta
e agrumi (più 1,2 per cento). In crescita anche le colture industriali (più 4,8 per cento), per la forte ripresa nei volumi di soia e girasole, mentre la barbabietola da zucchero
registra una nuova flessione.

Per quanto riguarda le produzioni animali, si ha una diminuzione per il comparto di bovini e bufalini (meno 0,7 per cento) e per quello dei suini (meno 0,5 per cento). L’avicolo mostra, al
contrario, un’ulteriore crescita dell’1,6 per cento. Per le consegne di latte, invece, si assiste ad una diminuzione di circa un punto percentuale.
Stesso discorso per il valore aggiunto che nel primo semestre del 2009 ha visto una flessione tendenziale dell’1,6 per cento, a cui si aggiunge un’ulteriore flessione congiunturale del terzo
trimestre dell’anno (meno 1 per cento), dopo la riduzione del 2,4 per cento che aveva caratterizzato il secondo trimestre. Analogo andamento si prevede per il quarto trimestre. Per l’intero arco
del 2009 si ha, quindi, un calo del 5,2 per cento.

A lievitare, invece, sono i costi produttivi e gli oneri contributivi e quelli causati dagli adempimenti burocratici (più 8,5 per cento). Ad essi si aggiunge il crollo verticale (meno 13,4
per cento) dei prezzi all’origine di tutti i prodotti agricoli. Un quadro negativo che viene offuscato dal calo dei redditi degli agricoltori. Una tendenza – segnala la Cia – che, tranne per il
2008 (più 2 per cento), si è registrata negli ultimi anni, visto che nel 2005 la diminuzione era stata del 10,4 per cento, nel 2006 del 3,4 per cento e nel 2007 del 2 per cento. E
ciò ha provocato una nuova flessione degli investimenti (meno 3,7 per cento) da parte delle imprese agricole, di cui quest’anno il 2,2 per cento (oltre 30 mila) sono state costrette a
chiudere.

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