Allevamenti: uso antibiotici solo per curare, non per prevenire

Allevamenti: uso antibiotici solo per curare, non per prevenire

Padova, 28 gennaio 2017Troppi antibiotici negli allevamenti
BENITO MANTOVANI, esperto nutrizionista alimenti animali

Se non fosse per le gravi ripercussioni per la salute di tutta la collettività e per la grande riconoscenza per quegli allevatori che producono scrupolosamente nel rispetto dell’ambiente e del benessere degli animali, mi verrebbe da dire: chi è causa del proprio mal, pianga se stesso!
Il Fatto Alimentare del 9 gennaio 2017 pubblica un articolo di Beniamino Bonardi, dal titolo “Antibiotici negli allevamenti: in Italia uso abnorme. Oltre venti associazioni chiedono l’intervento del governo”, nel quale si legge, tra l’altro:
“L’Italia, all’interno dei Paesi Ue, è il terzo più grande utilizzatore (dopo Spagna e Germania) di antibiotici negli allevamenti, con la situazione più critica negli allevamenti intensivi: il 71% degli antibiotici venduti in Italia va agli animali d’allevamento e il 94% di questi trattamenti è di massa. Questa modalità di utilizzo degli antibiotici è la condizione a più alto rischio per la nascita di super batteri che dagli allevamenti possono raggiungere le persone e farle ammalare, contribuendo a far salire il numero di morti per antibiotico resistenza (tra 5.000 e 7.000 persone all’anno in Italia). La strada maestra per contrastare l’antibiotico-resistenza è far ridurre significativamente il consumo di antibiotici. È quanto hanno denunciato al Ministro della Salute oltre venti associazioni (ambientaliste, consumeriste e sindacali), chiedendo che al governo s’impegni a livello europeo per sostenere il divieto dell’uso profilattico e metafilattico dei trattamenti di massa preventivi e il divieto assoluto degli antibiotici di importanza critica per l’uomo a scopo preventivo negli allevamenti”.

 

Benito Mantovani nutrizionista zootecnico

Chi l’avrebbe mai detto! L’Italia delle DOP, delle IGP, del Biologico, della Qualità Verificata, del Km 0; l’Italia delle eccellenze, del sano, del genuino, che si classifica terza, in una graduatoria europea, per l’uso di antibiotici negli allevamenti! No! Non può essere quell’Italia difesa, salvaguardata e tutelata con delle manifestazioni di protesta alle nostre frontiere, per impedire l’importazione delle “schifezze estere”.
Purtroppo, per i nostri politici è sufficiente disporre del marchio Made in Italy e/o di una certificazione volontaria, per trasformare un prodotto normale, in un prodotto di qualità o, addirittura, di “eccellenza”.
Se così non fosse, non si spiega come si possa ritenere gli alimenti bio delle ”eccellenze”, perché prodotti (secondo coloro che non sanno cos’è il biologico) senza farmaci e antiparassitari di sintesi. Anche le produzioni DOP ed IGP sono considerate delle “eccellenze”, eppure fanno uso di farmaci e di antiparassitari nello stesso modo di tutte le altre produzioni simili.
Io, (ndr Benito Mantovani) da anni, continuo a sostenere che: tutte le produzioni che concorrono ad aumentare l’inquinamento ambientale non debbono essere considerate di qualità e, tanto meno, delle “eccellenze”.
Solamente le produzioni identificate con le loro caratteristiche nutrizionali oggettive, dovrebbero fregiarsi dei suddetti aggettivi qualificativi
AmbrosiaIn Veneto, credo che i primi a preoccuparsi dell’impatto ambientale, siano stati i soci e i collaboratori di AmbroSia. Un’associazione, nata circa vent’anni fa, con lo scopo di ricercare, sperimentare e realizzare delle filiere produttive eco – compatibili, a tutela dell’ambiente, del benessere animali e, di conseguenza, della salute dei consumatori. Purtroppo, finora, le finalità dell’associazione hanno avuto solamente la “gratificazione” dell’indifferenza, oltre al “boicottaggio” da parte di alcuni responsabili politici e sindacali del settore.
GrufolinoLa filosofia produttiva di AmbroSia consiste nell’adozione ed incentivazione di modelli produttivi tradizionali, rispettosi della biodiversità e ispirati da una tecnica produttiva innovativa compenetrata, nella ricerca e nella sperimentazione, asservita al benessere socio-ambientale. Questi modelli produttivi hanno consentito, tra l’altro, di confermare, a parità di tutte le altre condizioni di allevamento, l’importanza dell’alimentazione degli animali per il rafforzamento del loro sistema immunitario, con conseguente “quasi azzeramento” dell’uso di antibiotici
negli allevamenti.
Questi modelli produttivi stanno dimostrando che, quando la naturalità produttiva zootecnica viene manipolata dalla chimica, dalla biologia e dalla genetica, con dei sistemi produttivi debilitanti, finalizzati solamente al profitto, anche il sistema immunitario degli animali, presidio genetico a salvaguardia della loro salute, viene compromesso. Di conseguenza, anche un leggero malessere può trasformarsi in una grave alterazione funzionale dell’organismo, per la quale diventa indispensabile l’intervento con antibiotici sempre più innovativi.
Sarà molto difficile abolire gli antibiotici negli allevamenti, ma sicuramente sarà possibile ridurre drasticamente il loro utilizzo.
Spero che questa ennesima denuncia dell’uso copioso di farmaci negli allevamenti, serva finalmente a convincere i responsabili del settore, a tutti i livelli, della necessità di sostenere e incentivare solamente i produttori seri che producono in modo eco compatibile.
Sarà così possibile evitare le antibiotico – resistenze nella cura di malattie umane, magari contratte con il consumo dell’acqua delle nostre falde acquifere, contaminate da farmaci presenti nelle deiezioni degli animali sparse sui terreni e da fitofarmaci utilizzati in agricoltura, a cominciare dalle produzioni cosiddette di qualità (Dop, Doc, Igp,Bio,ecc.)

Benito Mantovani
per Newsfood.com

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