Allergeni alimentari: limitare i “può contenere”
8 Febbraio 2008
Milano – Scrivere in etichetta frasi precauzionali sugli allergeni come «può contenere» o «prodotto in uno stabilimento in cui si lavora anche»
sembrerebbero quasi delle ammissioni che il proprio sistema di autocontrollo non funziona, secondo gli esperti convenuti a Milano per fare il punto sulla normativa allergeni, una riflessione
è diventata necessaria.
Per esempio, secondo Giuseppe De Giovanni, un ‘autorità in materia di etichettatura alimentare, «L’industria alimentare sta esagerando». Anche perché la limitazione
delle scelte per gli allergici è notevole: «Noi sconsigliamo senza dubbio agli allergici i prodotti con l’etichettatura precauzionale» afferma Alessandro Fiocchi, primario di
pediatria all’ospedale «Macedonio Melloni. Secondo dati presentati al convegno, questo può significare che quasi il 100% degli alimenti di una categoria diventano inaccessibili per
il consumatore allergico.
Durante la tavola rotonda organizzata dall’associazione Allegria per fare il punto sulla normativa allergeni, è stata ribadita la necessità di limitare il più possibile
l’etichettatura precauzionale.
«Le difficoltà delle aziende sono oggettive»aggiunge Patrizia Restani dell’Università di Milano, un’esperta di chimica degli allergeni »Stabilire delle soglie,
dei livelli sicuri per il 95% degli allergici, è un obiettivo importante ed atteso da molti, ma anche molto difficile. Probabilmente serve un approccio più pratico» Solo
Australia e Nuova Zelanda hanno già fissato delle prime soglie perché l’evidenza scientifica è generalmente considerata insufficiente
L’associazione Allegria ha messo appunto un protocollo che dovrebbe portare ad alimenti sicuri e certificati per gli allergici, senza pretendere una soluzione che riguardi tutti i prodotti sul
mercato.
Nel contempo, sembra emergere un consenso che qualcosa sull’etichettatura precauzionale deve essere fatto. Nota il giornalista Roberto La Pira: «Le aziende che si sono impegnate sono
poche. E, al contrario degli altri paesi europei, non si ha notizia di prodotti ritirati dal mercato perché ci sono allergeni non dichiarati in etichetta»
Secondo Silvia Valtuena Martinez dell’EFSA, la sensibilità analitica e la disponibilità dei metodi di analisi sono due criticità, insieme proprio alla fissazione di soglie.
Lo stesso funzionario scientifico dell’EFSA concorda sull’opportunità di limitare l’etichettatura precauzionale
Nella Tavola Rotonda la discussione è poi ritornata sulle persone che la normativa voleva aiutare. «Al supermercato mi chiedevano se stavo facendo una ricerca di mercato vedendomi
intenta per ore a leggere le etichette»ha raccontato una madre di un bambino fortunatamente ora non più allergico «Abbiamo imparato molto da questa esperienza, anche se, per
seguire mio figlio, ho dovuto lasciare il lavoro. Ora mi dedico al volontariato» I genitori dei bambini allergici che sono intervenuti non sembrano soddisfatti della normativa, dopo tante
aspettative. Una madre si è domandata perché non si possono introdurre semplici simboli grafici per indicare la presenza degli allergeni
La responsabilità è grande, perché lo shock anafilattico, e il rischio della vita, è una possibilità concreta. Anche se alcune stime sono più elevate,
la più credibile indica un decesso all’anno in Italia per anafilassi da allergie alimentari, allergie che, peraltro, sono in aumento.
«Non staremmo a questa tavola rotonda, ma a visitare il Castello Sforzesco» conclude Alessandro Fiocchi »se l’allergia alimentare non fosse un killer potenziale»
Per ulteriori informazioni, il sito www.allegriallergia.org
Allegria – La tavola rotonda è stata organizzata da Allegria ONLUS, un’associazione per la ricerca sull’allergia e sull’asma, con il supporto di Galbusera,
Plasmon-Heinz, e Tepnel.





