Alitalia, Formigoni: «gradualità non basta, serve moratoria»

Milano – All’indomani del Tavolo con il Governo sulla vicenda Alitalia a Palazzo Chigi, e nell’imminenza di un incontro a Milano con il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, il
presidente della Regione Lombardia ha rilanciato la richiesta di un esame di tutte le offerte per Alitalia, e non solo quella di Air France, in modo trasparente e la proposta di una moratoria
di tre anni, il tempo necessario per salvare e rilanciare Malpensa.

Lo ha fatto in una conferenza stampa, affiancato dagli assessori alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, e al Territorio, Davide Boni.

MALPENSA QUESTIONE NAZIONALE – Formigoni ha sottolineato ancora una volta che il destino di Alitalia e le ripercussioni su Malpensa e sugli aeroporti del Nord «sono una questione
nazionale». E questa è la «posizione unanime anche del nostro sistema imprenditoriale, come ieri e oggi ho potuto ancora una volta direttamente verificare».
Il problema sul tappeto è di «garantire al nostro Paese tutti i suoi asset produttivi, commerciali, economici e sociali» e «penalizzare Malpensa vuol dire penalizzare
questi asset della Lombardia, del Nord e quindi dell’Italia». Formigoni ha citato come esempio non a caso il comparto della moda. «In questo ambito è in atto non da oggi – ha
ricordato – un’offensiva concorrenziale fortissima di Parigi, e come non vedere la connessione con l’offensiva francese in campo aereo?
Intendiamoci, è un’offensiva legittima, come legittima e doverosa è la difesa dei nostri interessi lombardi e italiani».

ESAMINARE TUTTe LE OFFERTE – «Il Governo deve prendere in considerazione tutte le proposte di acquisto formulate, che non sono una sola», ha detto Formigoni, e tra queste,
quella di AirOne/Banca Intesa (con il supporto di altre banche estere).
«Ci sono non una ma più proposte in campo e tutte devono essere valutate», ha chiesto Formigoni, «con trasparenza e adeguata informazione ai cittadini, dal punto di
vista economico-finanziario ma anche e soprattutto dal punto di vista dei piani industriali».

MORATORIA, NON GRADUALITA’ – «L’insistenza sulla proposta di una moratoria – ha spiegato Formigoni – non è certo per partito preso. E non è affatto
irrealistica». C’è uno Tsunami-Air France che sta per abbattersi su Malpensa (44mila voli tagliati all’anno, 8 milioni di passeggeri persi, 7500 disoccupati, 15 miliardi di danno
per l’economia lombarda) che va assolutamente scongiurato. Per questo non va bene la gradualità, di cui ha parlato ieri pomeriggio Padoa Schioppa (alla Camera, non al Tavolo dove la
posizione era stata del tutto intransigente):
«No allo tsunami, ma anche no al susseguirsi di cicloni», dice Formigoni. La strada è una sola, quella della moratoria: «Tre anni, in cui l’acquirente garantisca i voli
Alitalia esistenti finora, dando la possibilità e il tempo, prima di dismetterli, ad altri vettori di subentrare nella gestione di quelle rotte.
Una sostituzione di 44.000 voli all’anno non può certo essere fatta in corsa».
Occorre infatti che vengano rinegoziati tutti i singoli accordi bilaterali tra Italia e gli altri Paesi e ridefinita la distribuzione degli slot.
«L’assegnazione degli spazi aerei – ha spiegato l’assessore Cattaneo – non è cosa semplice. Ci devono essere degli accordi bilaterali tra i ministri degli Esteri: negli ultimi 4
anni sono stati rinegioziati solo 40 accordi esistenti. Qui abbiamo più di 100 destinazioni. Per ognuna di esse devono venire determinate in modo vincolante il punto di partenza e quello
di arrivo, le compagnie che effettuano il volo (e spesso sono
mono-designazioni: per l’Italia fino ad oggi significava Alitalia), e altro ancora».

I COSTI – Il piano Spinetta/Prato assume come perdita annua su Malpensa 200 milioni di euro. Non scorpora i costi del personale quotidianamente trasferito da Roma a Milano e delle 300
camere d’hotel costantemente a disposizione, qualcosa come 50 milioni all’anno.
«Teniamo pure per buona – commenta Formigoni – la cifra di 200 milioni. Ammesso che proprio non sia possibile che Air France se la accolli in tutto o in parte, nei tre anni della
moratoria, e dovesse sostenerla interamente il Governo… sono sempre infinitamente meno dei 10.000 milioni che il Governo ha stanziato per il deficit della sanità del
Lazio».
Non solo. Ieri Prodi ha annunciato che il GOverno si farà carico dei costi degli ammortizzatori sociali. I calcoli sono semplici.
Si tratta di 1.617 euro mensili per 7.500 futuri disoccupati, cioè qualcosa più di 145 milioni di euro all’anno. Una cifra in sè già piuttosto vicina ai 200 milioni
di perdite da ripianare in caso di moratoria. Ma Formigoni ha fatto presente che ai 145 milioni va aggiunta qualche decina di milioni di mancate entrate fiscali da parte dei lavoratori che
rimanessero occupati, per non dire dei mancati ricavi della Compagnia aerea (1.500 milioni all’anno di euro) derivanti dalla soprressione delle rotte su Malpensa.
«Il nostro – conclude Formigoni – è un ragionamento di buon
senso: non fare la moratoria non significa affatto minor spesa per lo Stato, anzi è il contrario; e contemporaneamente significa penalizzare Malpensa e provocare danni al sistema
economico e frenare lo sviluppo».

QUALE PROPOSTA «AGGRESSIVA«? – L’assessore Cattaneo ha poi ha obiettato all’affermazione di ieri del ministro dell’Economia secondo cui nel piano Air France «la
cerscita della flotta e del network risulta molto aggressiva». «La proposta di Air France – fa presente Cattaneo – prevede il cambio di due aerei all’anno e quindi un completamento
del rinnovo della flotta, fatta ancora di tanti vecchi M80, nel 2012, mentre la proposta dell’altra cordata prevede due aerei al mese e 130 in cinque anni. Questa seconda mi sembra decisamente
una proposta aggressiva, non quella di Air France».
Cattaneo ha anche criticato le dichiarazioni del presidente della Provincia di Roma, Gasbarra, a riguardo dell’eccellenza di
Fiumicino: «La sola provincia di Varese con un quarto degli abitanti ha un export che è una volta e mezzo quello della provincia di Roma. E quanto all’efficienza dello scalo, lo
scorso anno la quota di bagagli disguidati è stata a Malpensa del 37 per mille, a Fiumicino del 170 per mille, cioè il quintuplo».

IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE – «Numeri e dati, quelli illustrati dal presidente Formigoni – ha detto l’assessore al Territorio e Urbanistica, Davide Boni – che dimostrano la totale
cecità e chiusura del Governo alle nostre proposte, nel tentativo di salvare comunque Alitalia ai danni di Malpensa. Una partita, quella che le istituzioni lombarde stanno giocando unite
e compatte, dove i valori in campo dimostrano che il potere centrale è incapace di valutare le richieste che arrivano dal motore economico del paese. Milano e la Lombardia devono sedere
al tavolo delle trattative per difendere il futuro e lo sviluppo di un ‘infrastruttura fondamentale per la propria economia. Ma, ci hanno detto ieri a Roma, tra Alitalia e Malpensa devono
scegliere, e hanno scelto Alitalia».
«E’ singolare – ha proseguito Boni, citando un periodico locale della Capitale – come a Roma ci siano nuove offerte di lavoro legate allo sviluppo dell’aeroporto mentre noi siamo
costretti a fare i conti con le gravi ripercussioni in termini di occupazione che l’abbandono di Alitalia genererà sul nostro territorio. Ed altrettanto curioso è il fatto che un
ministro come Di Pietro chieda – provocatoriamente – a Prodi per quale motivo egli debba impegnarsi, come sta facendo da tempo con la nostra regione, per migliorare le infrastrutture per
Malpensa, se poi questo Governo fa di tutto per minare prospettive e sviluppo dello scalo lombardo».

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