Alcol, vino e salute
26 Marzo 2009
Ci sono molte sostanze che possono salvare la vita o uccidere, tutto dipende dalla dose ingerita. Solo di una però si apprezzano i riflessi rubini dentro un calice, la schiuma in un
boccale o il tintinnio del ghiaccio in un tumbler: parliamo dell’alcol nelle sue diverse coniugazioni. Ed anche per questa sostanza il rischio non deriva dal consumo di una cosa cattiva, ma
dall’abuso di una cosa molto buona. Trent’anni di ricerche hanno infatti convinto anche gli studiosi più reticenti degli effetti benefici di un consumo moderato di bevande alcoliche. Uno o
due drinks al giorno, dicono gli esperti, sono la migliore medicina ottenibile senza ricetta per prevenire le malattie cardiovascolari.
Quando, quasi tre decenni or sono, emersero le prime evidenze degli effetti positivi derivanti da un consumo moderato di alcolici, le autorità sanitarie erano piuttosto a disagio, tanto da
tenere riservati questi dati preliminari. Bisogna infatti considerare che l’alcolismo è una piaga mondiale, particolarmente devastante nei paesi industrializzati. Ma anche senza arrivare a
questo estremo, è sufficiente un consumo elevato di bevande alcoliche per aumentare il rischio di una serie di tali e tanti disturbi, talmente gravi da essere terrorizzanti. E per consumo
elevato di intende 3-5 drinks al giorno, una dose facilmente raggiunta da un bevitore abituale.
Già a questi livelli il consumo di alcol aumenta l’incidenza di cardiomiopatie, ipertensione e ictus; ma provoca anche altre malattie non cardiovascolari, come degenerazione grassa del
fegato, cirrosi, pancreatite, disturbi neurologici degenerativi e diverse forme di cancro (l’alcol è incluso nell’elenco ufficiale delle sostanze cancerogene), senza contare i danni e le
morti causati agli altri da ubriachezza, come violenza personale e incidenti stradali. A livello mondiale l’alcol causa più morti, malattie e anni di vita persa per invalidità, del
fumo, delle droghe illegali e della malaria, con un costo sociale elevatissimo. Il problema è talmente grave che l’OMS ha messo a punto una risoluzione, che sarà adottata
dall’Assemblea Generale che si terrà il prossimo maggio, che invita i governi a mettere in atto azioni di prevenzione e di educazione in relazione all’uso di bevande alcoliche allo scopo
di ridurre i danni conseguenti e quindi i relativi costi.
Alla luce di tutto questo la cautela iniziale era piuttosto giustificata: come dare il beneplacito sanitario all’uso di una sostanza per la quale la forbice tra consumo potenzialmente utile e
sicuramente dannoso è così ristretta? E la cautela permane in quei paesi, Stati Uniti in testa, dove il «bere sociale» è appannaggio di un’élite e dominano
invece le persone più inclini al «binge drinking», ossia bere smodatamente solo in alcuni giorni della settimana, leggi week-end, e in genere non ai pasti.
Tanto che nelle ultime linee guida per una sana alimentazione statunitensi è stata presa una posizione molto rigida rispetto all’alcol. L’accento è stato posto soprattutto sugli
effetti nefasti di questa sostanza, elencati e spiegati in dettaglio, mentre sono appena accennate le possibili azioni favorevoli legate al consumo moderato di alcolici, fissato in un drink al
giorno per le donne e 2 per gli uomini, limite da non superare mai se non si vuole incorrere nei numerosi danni causati dall’alcol. Una posizione forse komeinista che però è
giustificata dalla realtà di quel paese.
Eppure non ci sono più dubbi che bere bevande alcoliche moderatamente possa portare vantaggi per la salute. Sono ormai centinaia gli studi pubblicati in tutto il mondo che arrivano alla
stessa conclusione. Tutte le indagini condotte su popolazioni, in relazione all’incidenza e mortalità per malattie cardiovascolari, hanno fornito risultati impressionanti, sintetizzabili
in un andamento generale definibile con una curva ad U. Il rischio di sviluppare o morire per questo tipo di malattie è più alto per gli astemi e per i forti bevitori, mentre
è più ridotto per i bevitori leggeri e moderati, che rappresentano il punto in basso della curva. L’entità della diminuzione di tale rischio è diversa secondo gli
studi e può andare dal 30 al 50 per cento, ma anche oltre in qualche indagine. Sembra anche che la mortalità generale, ossia dovuta a qualsiasi causa, sia più bassa nei
bevitori leggeri e moderati rispetto agli astemi e ai forti bevitori.
La spiegazione dell’azione protettiva dell’alcol nei riguardi delle malattie cardiovascolari è in relazione, almeno in parte, con il colesterolo e la coagulazione del sangue. Numerosi
studi hanno mostrato che i bevitori moderati hanno il colesterolo HDL, quello buono, più alto del 10-20 per cento. Livelli alti di HDL riducono la formazione della placca aterioslerotica,
una delle principali cause di eventi cardiovascolari. L’alcol inoltre sembra interferire con la formazione di trombi, riducendo la capacità del sangue di coagulare attraverso diversi
meccanismi piuttosto complessi; questa azione tuttavia è ancora controversa e soprattutto è positiva solo con consumi molto bassi, 3-4 drinks a settimana, invertendosi
drammaticamente nei bevitori più pesanti, che sono invece a rischio di emorragia cerebrale.
Molto dibattuta è la questione se ci sia una diversità tra le bevande alcoliche, vino, birra e superalcolici, in relazione agli effetti positivi. Ci sono montagne di studi che non
evidenziano alcuna differenza ed altrettanti che invece mostrano un più marcato effetto favorevole del vino, altri ancora dai quali emerge che vino e birra sono paragonabili,
differenziandosi però dai superalcolici. Gli studiosi spiegano che nei fatti ciò che è più determinante è la modalità di consumo degli alcolici: bere un
drink ogni giorno, soprattutto se insieme al cibo, non è come berne sette in una sola sera una volta a settimana, sebbene il totale sia lo stesso. Ed il consumo di vino, e meno
frequentemente della birra, tende ad essere più regolare e quasi sempre avviene durante i pasti, quindi per questo sembra avere maggiori effetti positivi.
Tuttavia il vino una marcia in più ce l’ha di sicuro ed è dovuta alla sua ricchezza di composti fenolici, in particolare di flavonoidi, sostanze che hanno una spiccata azione
protettiva e antiossidante. I composti fenolici abbondano in tutti gli alimenti vegetali e quindi anche nell’uva, dove sono localizzati soprattutto nella buccia dalla quale passano nel vino.
Quindi il vino, oltre all’alcol, ci fornisce centinaia di sostanze che potrebbero conferire a questa bevanda un plus che manca alle altre.
Chiaramente se si punta ai composti fenolici si parla di vino rosso che ne ha un contenuto 20-30 volte superiore rispetto al vino bianco e di conseguenza, come è stato ampiamente
dimostrato, ha una capacità antiossidante totale molto più elevata. In passato era stato messo in dubbio che i composti fenolici del vino potessero venire assorbiti dall’organismo,
ma queste perplessità sembrano ormai superate dalle ricerche che hanno rilevato nel sangue di volontari sia la presenza di singoli composti, sia un aumento della capacità
antiossidante del sangue. Ed è stato sfatato anche il dubbio che l’aumento di potere antiossidante fosse dovuto all’alcol e non ai flavonoidi, perché è stato ottenuto anche
dopo aver somministrato ai volontari vino dealcolato, ossia privato della frazione alcolica.
Però, infatti c’è un però, molti studiosi sostengono che la quantità di vino necessaria a fornire all’organismo una quantità di composti fenolici significativa,
cioè tale da ottenere un effetto antiossidante degno di rilievo, è troppo alta e decisamente superiore alle raccomandazioni da non superare per non soffrire dei disturbi causati
dall’alcol. Negli ultimi anni molta attenzione è stata posta ai possibili effetti benefici di singoli composti fenolici presenti nel vino, come il resveratrolo, la quercetina e le
catechine. Ma è in particolare il resveratrolo, sostanza che abbonda anche nelle arachidi e nei mirtilli rossi, a suscitare l’interesse dei ricercatori. Su questa molecola sono stati
pubblicati centinaia di studi i cui risultati hanno avuto ampio spazio sulla stampa.
Da ricerche condotte su animali e, soprattutto, su cellule coltivate in vitro, è emerso che il resveratrolo potrebbe avere delle azioni protettive nei riguardi del cancro agendo a livelli
differenti, a cominciare dall’effetto antiossidante che protegge il DNA dai danni causati dai radicali liberi, fino ad inibire il processo che porta alla crescita del tumore. Questi risultati
vanno tuttavia presi con molta cautela, sono solo indicazioni preliminari che devono essere confermate da studi su larga scala prima di poter anche solo ipotizzare che il resveratrolo possa
offrire qualche beneficio in relazione all’azione anti-cancro, figuriamoci poi estendere l’effetto al vino rosso. E soprattutto è in discussione la quantità utile: quella usata per
ottenere risultati negli esperimenti è molto elevata, non raggiungibile bevendo vino rosso. Per ora quindi il resvetratrolo è ancora «sotto indagine» e non ci sono
evidenze scientifiche sufficienti per giustificare maggiori effetti benefici del vino rosso.
Alla fine sembra che la spiegazione della superiorità del vino, in relazione agli effetti positivi del consumo moderato che emerge dagli studi, dipenda più che altro dallo stile di
vita. Gli studiosi sostengono che le popolazioni che consumano abitualmente vino sono quelle dei paesi storicamente produttori, che bevono per tradizione ai pasti e, essendo nell’area
mediterranea, seguono un’alimentazione di per se più salutare, Nei paesi invece non-produttori o produttori recenti, le persone che bevono il vino sono un’elite appartenente ad un ceto
socio-economico elevato, quindi hanno una maggiore istruzione e perciò seguono una dieta più sana ed equilibrata, bevono con moderazione e solo ai pasti. In effetti, dati simili a
quelli osservati per il vino sono stati evidenziati anche nei consumatori di birra che limitano la quantità e la bevono solo ai pasti.
In conclusione sembra proprio che siano le bevande a bassa gradazione alcolica ad fornire i vantaggi. Quindi, come raccomandano le Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana, vino o birra
che sia, 1-2 drinks al giorno per le donne e 2-3 per gli uomini, consumati rigorosamente durante i pasti, oltre a dare un insostituibile piacere, non fanno male alle persone sane e possono
offrire qualche beneficio per la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Per ora accontentiamoci di questo intanto che le ricerca scientifica procede
A quanto corrisponde 1 drink
A livello europeo per «drink» si intende una quantità di alcol pari a 12 grammi, equivalente a 15 ml. Nelle Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana questa dose viene
definita Unità Alcolica (U.A.) ed è contenuta nelle quantità qui sotto indicate delle diverse bevande alcoliche.
Cristina Barbagli
Vedi anche:
Come è perchè l’alcol fa male
Effetti dell’alcol





