Al Vinitaly anche l’olio è protagonista
28 Marzo 2012
Non solo vino, al Vinitaly si parla anche di olio o meglio extravergine, oggi nel mirino delle contraffazioni. Si tratta di una raffinata frode commerciale che vede coinvolti una
decina di marchi – un paio molto noti – e che fa finire sulle nostre tavole come “olio extravergine di olive italiane” che in realtà viene da lontano. Un consiglio a famiglie e
consumatori su come difendersi tra gli scaffali del supermercato arriva dal ministro delle Politiche agricole Mario Catania che avverte: «Diffidate dei prodotti che costano poco, un
prezzo troppo basso deve far sospettare che quello che si acquista non sia un olio di qualità».
A livello mondiale gli scambi commerciali di olio stanno conoscendo negli ultimi anni un trend positivo, con un incisivo aumento dei consumi da parte di Usa (da 170 a 275mila ton in 10 anni),
Australia (da 31 a 44mila ton), Russia e naturalmente Cina. L’olio italiano è «oggettivamente un prodotto organolettico superiore» rispetto agli altri, assicurano
esperti come Maurizio Servili docente dell’università di Perugia; inoltre il 79% dei consumatori (indagine Ipr Marketing) è disposto a pagare di più per comprare olio made
in Italy.
Tuttavia nel 2011 – dice l’Ismea – la produzione di olio in Italia è calata del 6%, a fronte invece di balzi in avanti di tutti gli altri paesi produttori, come Tunisia ( 50%), Turchia (
12,5%), Spagna ( 1,3%), con un totale mondiale in progresso del 2,4%. Il problema del consumatore nazionale tra gli scaffali è che non riesce a capire dalle etichette, spesso volutamente
illeggibili e fuorvianti, che tipo di olio sta comprando. Un dato allarmante arriva dai consorzi toscani: sotto il brand olio toscano sono stati venduti nel 2011 600mila quintali di prodotto a
fronte di una capacità degli apprezzati uliveti toscani che si ferma a 40mila quintali. Sull’olio va chiarito – sottolinea il ministro Catania – che l’Italia è un importatore
netto, ne produciamo il 75% del nostro fabbisogno nazionale, risultato di una politica di settore dissennata nei decenni passati.
A tutt’oggi, la qualità non viene adeguatamente pagata al produttore. A dirla con il professor Servili, «se devo venderlo a 2,40 euro al mercato di Bari sono d’accordo con
l’agricoltore che lascia le olive sull’albero». Ma il ministro Catania ricorda anche che sono in arrivo dal 2013 le nuove regole varate dalla Ue per etichette «parlanti» e
più trasparenti sui prodotti, in attesa che parametri più stringenti sulla qualità, forniscano maggiore tutela al consumatore.
Antonio Chillemi
Newsfood.com





