Agroalimentare pugliese: La mappa delle trappole

Agroalimentare pugliese: La mappa delle trappole

PASTA In Puglia si concentra oltre il 36% dell’attività molitoria nazionale, con la lavorazione di circa 80 mila quintali al giorno di solo grano duro e di altri 15 mila
quintali di grano tenero adottando innovazioni tecnologiche e strategie di mercato molto avanzate. Nell’industria della pasta, seppure rilevante, il ruolo della Puglia appare
ridimensionato rispetto a quello della prima trasformazione, detenendo il 10% del potenziale nazionale.

La Puglia è la regione cerealicola leader in Italia con una Produzione Lorda Vendibile di 230milioni di euro. Nonostante ciò, gli industriali della pasta utilizzano solo il 20% di
prodotto regionale, mentre sono 800.000 le tonnellate di grano duro che arrivano nel nostro Paese da Australia, Canada, Bangladesh, Sud America, Messico, Arizona e Texas….per produrre
pasta “Made in Italy” senza che sia indicato in etichetta. La superficie investita a grano duro è la più estesa tra tutte le altre colture praticate e da sola rappresenta ¼
dell’intera Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) regionale. Oltre il 60% della produzione regionale si concentra nel tavoliere di Foggia, nella pianura della Capitanata meridionale e nella
fossa premurgiana barese.

Nel corso del tempo la forbice tra prezzi corrisposti alla produzione e quelli fissati al consumo si è ulteriormente allargata, tant’è che oggi il ricarico tra grano duro e pasta
è di circa 400%, grano tenero e pane intorno al 1.000%.

 

VINO    

I casi di “agropirateria” nel settore vinicolo pugliese riguardano in particolare Negroamaro, Primitivo, Moscato, Aleatico e Malvasia. In America si producono Moscato,
Malvasia e Aleatico, venduti con  “DOC” californiane Napa Valley o Sonoma County e riuniti, ironia della sorte, nel “Consorzio Cal-Italia”, ma commercializzati con nomi italiani. Il fenomeno
sta colpendo, in maniera particolare, il primitivo pugliese. In America un vino, lo ‘Zinfandel’, viene venduto e si sta affermando sul mercato come ‘Primitivo’ ed i siti non si lasciano
sfuggire l’occasione di chiamare in causa continuamente la Puglia, per accrescere il valore e l’immagine del prodotto americano. A breve, presumibilmente, invaderà il mercato europeo,
considerati gli investimenti telematici sostenuti.

 

CONSERVE DI POMODORO       

I ‘falsari del Made in Italy’ colpiscono ogni anno anche il settore ortofrutticolo. La Puglia è leader, per esempio, nella produzione di pomodoro con i suoi 2,7 milioni di quintali
che incidono sulla produzione nazionale per il 35%. E’ evidente, dunque, il danno arrecato alle imprese agricole pugliesi e alle produzioni tipiche e di qualità regionali dalle 82.000
tonnellate di concentrato di pomodoro provenienti dalla Cina per produrre salse “italiane”.

 

OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

Uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia è il comparto olivicolo-oleario, in cui, nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione
d’Origine Protetta) ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’ e ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed
oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che
l’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale. Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di
oliva in Puglia sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, confermando il sostanziale deterioramento della posizione competitiva della filiera pugliese sui mercati esteri. Le
importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate. Gli oli stranieri vengono importati
principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali.

MOZZARELLA

In Puglia la produzione di latte è pari a circa 3,2 milioni di quintali, rinveniente da 2.700 allevamenti con 82.000 capi bovini allevati per la produzione di
latte vaccino e la conseguente produzione di prodotti caseari di tutto prestigio come ‘il Fior di Latte’, la burrata, il cacioricotta, il caciocavallo ecc. Sempre più spesso,
però, la famosa mozzarella pugliese è ‘costruita in laboratorio’ con materia prima proveniente da Paesi europei e non, con latte più volte pastorizzato o con
semilavorati, in genere cagliata, da parte di alcune imprese casearie che, irrispettose del territorio e dei consumatori, preferiscono, al latte pugliese, semilavorati importati da Paesi UE ed
extra UE. Pertanto, dei 421.000 quintali di mozzarelle regolarmente venduti come pugliesi, oltre il 35% (circa 160.000 quintali) sono ‘costruiti’ con cagliate e paste fuse provenienti
dall’estero.

www.puglia.coldiretti.it


Redazione Newsfood.com+WebTv

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