Acqua, Adiconsum: serve un’Authority che stabilisca norme di trasparenza tariffaria

 

La spesa media annua delle famiglie italiane per l’acqua va dai 110 euro di Milano ai 350 di Firenze (dati del 2007). L’Italia spende meno di Francia e Germania, ma spende di più
della Spagna e della Svezia. Per questo, secondo Adiconsum, “è fondamentale in questo settore un’Authority autorevole in grado di stabilire standard di qualità, norme di
trasparenza tariffaria e quanto peso deve avere in bolletta l’ammodernamento della rete”.

La legge 133 del 2008 fa obbligo ai Comuni italiani di mettere sul mercato la gestione delle reti idriche. Con questo provvedimento sia i partiti di destra che di sinistra del nostro
Paese affidano alla gestione del privato la riqualificazione della rete idrica e gli investimenti per ammodernarla. In Francia dove le reti idriche sono gestite dai privati è
invece in atto una decisa marcia indietro a cominciare da Parigi che ha deciso di ritornare al servizio pubblico. Le ragioni, come viene precisato in una nota dell’Istituto nazionale
del Consumo (istituzione pubblica), sono gli alti costi (l’acqua gestita dai francesi costa un 30% in più rispetto a quella gestita dal pubblico) e la necessità quindi di
ritornare a prezzi dell’acqua ragionevoli. Quella francese è senz’altro un’esperienza sulla quale riflettere.

Per Adiconsum, nel nostro Paese è indispensabile recuperare i ritardi sugli investimenti, ma ciò non deve essere sinonimo di privatizzazione del servizio. Al contrario,
come già è avvenuto in alcune realtà, i costi in bolletta sono esplosi, ma senza alcun miglioramento del servizio. “Occorrono regole e rispetto delle stesse per
evitare che le famiglie vadano incontro a nuovi salassi”, conclude Paolo Landi, segretario generale Adiconsum.

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