Cremona: Rifiutato da entrambi gli schieramenti il documento proposto all'ordine del giorno da Longhino

By Redazione

Cremona: La commissione provinciale ambiente ha affrontato il tema dei servizi idrici. All’incontro hanno partecipato anche Tiziano Milanesi, per la Associazione Albatros
e, per la Autorità d’ambito il presidente Pieremilio Bergonzi, accompagnato dal direttore Claudio Boldori.

All’ordine del giorno era iscritto un documento dei consiglieri della Lega Walter Longhino e Cesare Giovinetti, proprio incentrato sulla sentenza della Corte Costituzionale
relativa al pagamento della quota del servizio di depurazione per gli utenti che non godono effettivamente del servizio.

“A Cremona – ha spiegato il presidente Bergonzi – siamo stati tra i primi, in Italia, ad avviare il monitoraggio, con i Comuni e le aziende, così da individuare
le utenze interessate dalla sentenza. Siamo in attesa, così come tutti i novantun ATO esistenti, che si definiscano, a livello nazionale, norme omogenee per i rimborsi”.

Il direttore Boldori invece ha illustrato come, grazie agli investimenti effettuati da Ato, negli ultimi cinque anni la quota di utenze che non usufruivano della depurazione si siano
ridotte del novanta per cento, e finiranno per l’essere in numero trascurabile entro il 2011.

Poi il confronto è tornato sul testo proposto da Longhino e da Giovinetti, con Andrea Ladina che, come presidente, ha verificato se l’ordine del giorno potesse essere fatto
proprio dalla commissione. Ma, in realtà, il rappresentante della Lega è risultato il solo ad approvare le motivazioni della sentenza. Tutti gli altri consiglieri, invece,
hanno ribadito come questa tassa fosse stata introdotta dalla Legge Galli per consentire ai Comuni di accatastare le risorse necessarie a realizzare gli impianti di depurazione.

Per Maurizio Borghetti questa è la corretta filosofia dell’amministrare: “Prima si accumulano i fondi poi si investono”. “E’ una sentenza che non
sta in piedi “ ha concluso il capogruppo di An.

“Quello della depurazione – spiega Pierfranco Patrini dell’Udc – è un servizio all’ambiente, prima che al singolo cittadino, un dovere della
collettività intera. E’ opportuno parlare di costi sociali della depurazione”

Pierluigi Tamagni, invece, ha sottolineato come la sentenza sconfessi il principio, ormai affermato in tutta Europa, che chi inquina paga. “Con questa sentenza – spiega il
consigliere del Pd – si rischia di premiare chi inquina e penalizzare chi invece punta sul rispetto ambientale. Occorre capire che la realizzazione di nuove opere non può gravare
su chi già versa il corrispettivo per il servizio”.

“A voler essere cattivi – dichiara, lanciando evidentemente una provocazione – bisognerebbe chiedere ai Comuni di chiudere i depuratori: in questo modo si inquina di più,
ma si risparmia sulla manutenzione del depuratore e sullo smaltimento dei fanghi prodotti, ed inoltre i cittadini non devono più pagare la tassa, anche se questa si chiama Canone
di depurazione. Già, perché il canone, come “Giustamente” dice la sentenza, lo devono pagare solo le famiglie che utilizzano il “Servizio”. Poi
Tamagni chiama in causa la Regione. “L’Arpa Regionale (ente che controlla l’ambiente e quindi anche i valori dell’acqua scaricata nelle rogge o nei fiumi) non
può sanzionare i Comuni non dotati di depuratore in quanto la legge Regionale non prevede alcun controllo per le fognature prive di depurazione”.

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