Aborto, Turco: «veto Lombardia ad intesa su 194»

«In questi ultimi mesi la necessità di una piena applicazione della legge 194 del 1978 per la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza,
è stata posta con sempre maggiore vigore dalla maggioranza delle forze politiche e sociali e dall’insieme della comunità civile del Paese.

A tal fine il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome hanno lavorato congiuntamente alla stesura di una serie di indicazioni da fornire alle strutture e agli operatori
sanitari finalizzate a sei obiettivi: il potenziamento dei consultori e la prevenzione dell’IVG con particolare attenzione alle donne immigrate; la riduzione della morbilità da IVG e il
miglioramento dell’appropriatezza degli interventi con la riduzione dei tempi di attesa e l’adozione di tecniche più appropriate di intervento e anestesia; l’aggiornamento delle
procedure e del personale preposto; la rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna all’IVG, sostenendo le maternità difficili; l’appropriatezza e la qualità nel percorso
della diagnosi prenatale e in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni; la promozione dell’informazione sul diritto a partorire in anonimato.

Questo importante lavoro è stato bloccato ieri dal veto posto dalla Lombardia in sede di Conferenza Unificata, nonostante vi fosse l’accordo unanime di tutte le altre Regioni e Province
Autonome, delle Province e delle Comunità Montane.
Ho trovato alquanto pretestuose le motivazioni addotte dalla Lombardia. Ma, al di là di questo giudizio personale, penso non sia un bene per il Paese avviarsi verso una difformità
di indicazioni sul come raggiungere obiettivi così importanti come il sostegno alla maternità, la prevenzione degli aborti, la definitiva cancellazione dell’aborto clandestino e
la promozione di una sempre maggiore competenza verso una procreazione responsabile affinché l’aborto non sia mai mezzo per il controllo delle nascite.

Per questo confido nell’assunzione di responsabilità da parte di tutte le Regioni e Province autonome che hanno condiviso l’accordo affinché lo stesso sia da loro adottato con
proprie delibere per dare quella risposta di attenzione e di presa in carico attesa dal Paese da parte delle Istituzioni pubbliche su una problematica così importante».

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