Dai bambini aretini l’invito ai gusti di una volta
4 Maggio 2012
Non capita spesso che tre istituti si facciano promotori affinché della salvaguardia di un patrimonio agroalimentare siano chiamati a parlare i bambini
delle elementari di una provincia -quella di Arezzo- cioè del cuore del dolce stil novo.
I tre enti sono: la Regione Toscana, la Provincia di Arezzo e la Cassa di Risparmio di Firenze. Nel quadro del progetto “100+1 Itinerari” è stato deciso di conoscere quali sono le
preferenze alimentari degli scolari delle scuole elementari fuori della cintura urbanistica di quella che fu città etrusca e che ha dato i natali a Guido da Arezzo. Ne è venuto
fuori uno spaccato molto colorito e ricco di contenuti, che certamente non sarà molto gradito ai produttori di merendine e di altre diavolerie che portano all’obesità molti delle
nuove generazioni.
Si tratta di piatti poveri e dalla preparazione semplice che già hanno fatto la… felicità di chi in altri tempi non poteva permettersi altro.
E’ un’ “esplorazione”, sotto certi aspetti anche culturale, che esce dai soliti prototipi.
Veniamo alle preferenze: i bambini di Campoleone di Castelluccio, in quel di Capolona, per nulla al mondo rinuncerebbero ai Tagliolini in brodo con colli d’oca ripieni.
Fino a non tanti secoli fa il piatto era un modo escogitato dalle contadine che, non potendo mettere sulla tavola le parti più buone del pollo, perché riservate al padrone,
utilizzavano le zampe e le altre frattaglie per fare il brodo unite al collo d’oca il cui ripieno, una volta, era formato solo da pane grattugiato, un po di carne d’oca e uova.
Questo piatto, riadattato ai giorni nostri, è molto richiesto da tutti.
Un altro piatto (segnalato dagli scolari di Stia) è la Scottiglia. Viene fatto con carni di pollo, faraona, tacchino e coniglio; il tutto è tagliato a fette e messo a
soffriggere in olio d’oliva con cipolla e peperoncino. E’ cotto con l’aggiunta di brodo di carne e ossa, conserva di pomodoro e vino rosso.
Il Migliaccio (un insaccato formato da sangue e grasso di maiale, semi di finocchio selvatico, sale e pepe, formaggio grattugiato, cucinato in padella con olio bollente) è stato
scelto dai ragazzi di Pratovecchio.
Quelli di San Piero in Frassino hanno indicato la Pattona (farina di castagne, sale e un po di sale) mangiata fredda dopo la cottura in un paiolo).
I Tortelli di patate con la cotica sono stati scelti dagli scolari di Castel San Nicolò, nel Casentino. Lessate le patate e impastate con uova, formaggio parmigiano, sale e pepe
vengono unite a un composto di rigatino, passata di pomodoro, noce moscata, prezzemolo e aglio: è il ripieno della sfoglia per i tortelli, cotti in acqua bollente e serviti fumanti.
Sempre rimanendo nel Casentino a Montemigliaio i ragazzi hanno detto che il loro Bardino: leggi Castagnaccio è il migliore del mondo perché fatto con farina di ottime
castagne, olio d’oliva, noci e rosmarino che gli danno un sapore unico. La stessa cosa, però, hanno detto quelli di Carda (comune di Pieve di Socana) per il Bardino cardese.
Per i preparati a base di latte è necessario rifarci agli scolari della Luigi Gori di Bibbiena che hanno indicato nel Lattaiolo un dolce creato fin dai tempi che furono. Esso
è composto da zucchero, latte, uova, scorza di limone, coriandolo, il tutto cotto a bagnomaria in forno.
A Ponte di Poppi la specialità è l’Acqua di Moggiona (pane duro, cipolle e pomodoro con l’aggiunta di salsicce, peperoncino e pecorino: una volta era il piatto degli
artigiani locali.
La Frittata di Vitalbe è preferita dagli alunni della Fracassi del comune di Chitignano. E’ un piatto molto semplice: bastano delle uova e delle foglie di Vitalba (un rampicante
selvatico) da far saltare con l’olio d’oliva in padella.
Il Cialdone è una specialità di Talla, anche se è prodotto in buona parte della Toscana con differenti nomi. Si tratta di una particolare
pastella fatta cuocere tra due piastre molto calde e servita arrotolata, come i coni artigianali per i gelati. Solo che questa è una vera e propria leccornia.
Chiudiamo con il Tortello alla lastra è il piatto forte indicato dagli alunni della scuola elementare di Corezzo, un paese a due passi da Chiusi della Versa. La sua
particolarità è costituita da sfoglie di pasta ripiene di patate, odori di piante locali e pecorino, il tutto cotto direttamente su pietre infuocate, anziché messe in acqua
bollente.
Da queste note si ha un piccolo, ma interessante, spaccato della cucina povera dell’aretino e che i bambini delle elementari hanno indicato come i loro piatti preferiti. Un indicazione per i
turisti che potranno gustare direttamente accompagnando il tutto con il vino locale: che fa sognare.
Informazioni: 055 5384289
Bruno Breschi
Newsfood.com





