Coldiretti: «al via ingresso 80mila lavoratori immigrati stagionali»
27 Gennaio 2008
Scatta la procedura per l’assunzione di 80mila lavoratori stagionali extracomunitari con la disponibilità sul sito del ministero degli interni degli appositi moduli che i datori di
lavoro devono utilizzare per effettuare il pre-caricamento direttamente o soprattutto attraverso le organizzazioni di categoria come la Coldiretti, a partire dalle ore 8,00 di lunedì 28
gennaio.
Si tratta di una procedura informatica già sperimentata lo scorso anno che si fonda – sottolinea la Coldiretti – sulla collaborazione delle associazioni di categoria che hanno l’apposito
accordo con il Ministero dell’Interno e che potranno però spedire definitivamente le domande solo a partire da venerdì primo febbraio.
Possono essere assunti per lavori stagionali cittadini non comunitari originari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina,
nonché di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria come Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto e i cittadini stranieri
non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2005, 2006 o 2007.
La Coldiretti, che lo scorso anno è stata l’associazione che ha presentato il maggior numero di domande, è impegnata nelle proprie strutture territoriali a raccogliere in modo
informatizzato le richieste dei datori di lavoro. Sulla base della ripartizione territoriale effettuata dal Ministero della Solidarietà Sociale con la circolare N.2/2008 del 18 gennaio,
il maggior numero di autorizzazioni per lavoratori stagionali extracomunitari riguardano – riferisce la Coldiretti – Campania (9.500), Lazio (7.500), Emilia Romagna (7.000), Veneto (6.500),
Puglia (6.500) e Calabria (6.400). A seguire – continua la Coldiretti – Sicilia (6.400), Abruzzo (4.850), Piemonte (3.600), Lombardia (3.500), Toscana (3.500), Trento (3.000), Marche (1.700),
Basilicata (1.250), Bolzano (1.200), Friuli Venezia Giulia (750), Liguria (750), Sardegna (750), Molise (550) e Valle d’Aosta (100), mentre 5.150 restano disponibili al Ministero per eventuali
esigenze territoriali.
In molte regioni la maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari troverà occupazione in agricoltura che insieme al turismo e all’edilizia è il settore con maggiori
maggiore opportunità occupazionali per questi lavoratori. Con il 13 per cento di stranieri sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di immigrati
evidenzia infatti una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici, secondo il XVI Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti.
Il fatto che sono saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani, dimostra – sottolinea la Coldiretti – la
determinazione della parte più sana ed economicamente attiva dell’imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza e qualità del lavoro adempiendo puntualmente agli
obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro dipendente anche se permangono, purtroppo, inquietanti fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che
gettano un’ombra pesante su un settore che ha invece scelto con decisione la strada della regolarità. I lavoratori stranieri presenti nelle campagne italiane appartengono a 155 diverse
nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura – sostiene la Coldiretti – sono principalmente nell’ordine i polacchi (16 per cento), i rumeni (15 per cento),
gli albanesi (11 per cento) e a sorpresa gli indiani (7 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l’abilità e la cura che garantiscono alle mucche.
Sono molti i «distretti agricoli» dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della
frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che – conclude la Coldiretti – gli immigrati
occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del
made in Italy alimentare nel mondo.





