Prodi: «non capisco Dini, ma il Governo non cade con le interviste»

By Redazione

In questi giorni è in corso un duro botta e risposta a distanza tra il Premier ed il leader dei Liberaldemocratici, Lamberto Dini, a accattare per primo (di nuovo) è stato Dini,
che, nel corso di un’intervista a La Stampa, ha osservato che «non è Berlusconi a destabilizzare l’Italia», ma è Prodi «perché è al 25 per cento
dei consensi».

E, nonostante abbia precisato che la sua intenzione non è «far cadere Prodi», bensì «bonificare la sua azione politica», Dini ha precisato che
voterà la fiducia a Padoa Schioppa «solo perché a dover essere sfiduciato è Prodi, non il ministro dell’Economia».
Affermazioni dure, che non potevano non risuonare nel corso della conferenza stampa di fine anno: dopo che il premier ha descritto con orgoglio i risultati dell’esecutivo, gli è toccato
rispondere alle domande su chi lo ha descritto come «un velleitario, un disperato» che «fa specchietti per le allodole».
E lo ha fatto con diplomazia, spiegando semplicemente che «non capisce l’atteggiamento di Dini» perché l’esecutivo ha conseguito «risultati ben migliori di ogni
previsione«: «Un governo si abbatte con un voto di sfiducia, non ci sono interviste, dichiarazioni che tengano » ha precisato Prodi – E anche se non c’è l’istituto
della sfiducia costruttiva, bisogna pensare a quel che viene dopo e immagino che tutti, a cominciare dal senatore Dini, facciano queste riflessioni».
«Siamo stati eletti con un mandato, una coalizione, un compito e questo il governo lo sta perseguendo», ha ribadito il premier.
D’altra parte, Prodi ha voluto ricordare che, nel caso di sfiducia non conta solo il Senato, ma anche la Camera: «Vorrei solo ricordare un elemento a mio avviso non trascurabile »
ha puntualizzato il Professore – è vero che abbiamo la maggioranza al Senato, ma anche che abbiamo una cospicua maggioranza alla Camera. E che qualsiasi altro governo dovrà avere
la fiducia anche dalla Camera, cosa che vedo è dimenticata dal dibattito politico e che pregherei di riprendere in esame».

Prodi, infine, ha risposto a chi chiedeva se a gennaio è in programma una riduzione dei ranghi dell’esecutivo, sottolineando che non pensa «che in questa fase il problema sia il
numero dei ministri, quanto il funzionamento della squadra«: «Continuerò a ricercare la necessaria sintesi tra le diverse istanze della coalizione, nel rigoroso rispetto del
programma che tutti insieme abbiamo sottoscritto», ha concluso Prodi.

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