LA VITA QUOTIDIANA DEGLI INSUBRI: I 2500 anni dei milanesi comuni
4 Novembre 2026
Le testimonianze archeologiche hanno documentato un abitato milanese almeno dal V secolo avanti Cristo. Le sue origini si collocano nell’ambiente della cultura di Golasecca, espressione delle popolazioni celtiche dell’Italia nordoccidentale
| A cura di ASSOEDILIZIA informa |
Milano, 4 novembre 2026
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
I 2500 anni dei milanesi comuni
LA VITA QUOTIDIANA DEGLI INSUBRI
di Ben Sicchiero
Prima dei palazzi, delle basiliche e delle strade lastricate, Milano ha avuto il volto di un insediamento costruito soprattutto con materiali deperibili. Dei suoi abitanti sono rimasti pochi nomi e scarse testimonianze dirette, ma gli scavi hanno restituito tracce sufficienti per cominciare a raccontare anche la loro storia: quella di chi ha coltivato, allevato animali, fabbricato utensili e preparato il cibo.

Le testimonianze archeologiche hanno documentato un abitato milanese almeno dal V secolo avanti Cristo. Le sue origini si collocano nell’ambiente della cultura di Golasecca, espressione delle popolazioni celtiche dell’Italia nordoccidentale; successivamente Milano si è affermata come centro principale degli Insubri. Non bisogna però immaginare una comunità rimasta identica per secoli: insediamento, scambi e organizzazione sociale hanno conosciuto trasformazioni ben prima dell’avvento dei Romani.
Ricostruire una giornata dei primi milanesi richiede una precauzione: i resti locali sono frammentari. Per molti aspetti della vita quotidiana occorre confrontarli con quanto è emerso negli altri centri della stessa area culturale, senza attribuire automaticamente a Milano ogni usanza documentata altrove.
La casa ha costituito il primo riparo contro il freddo e l’umidità. Negli insediamenti golasecchiani gli archeologi hanno individuato abitazioni realizzate con legname e altri materiali deperibili, con soluzioni diverse secondo il luogo e il periodo. Il focolare ha occupato un posto essenziale: ha permesso di cuocere gli alimenti e scaldare l’ambiente, riunendo intorno al fuoco una parte importante della vita domestica. Questi confronti aiutano a immaginare le abitazioni milanesi, delle quali non possediamo però una ricostruzione completa.
La sopravvivenza è dipesa in larga misura dal lavoro agricolo e dall’allevamento. Le comunità dell’area hanno coltivato cereali e legumi e allevato bovini, maiali, pecore e capre. Gli animali hanno fornito alimenti e materie prime; la conservazione delle scorte ha richiesto recipienti e spazi adatti. Procurarsi il cibo ha significato seguire le stagioni e affrontare l’incertezza dei raccolti, molto prima che la spesa diventasse un’abitudine cittadina.
Che cosa arrivava in tavola? Possiamo ricostruire una base alimentare: cereali, legumi, prodotti dell’allevamento e risorse vegetali disponibili nel territorio. La macinazione e la cottura hanno trasformato i raccolti in cibi consumabili. Non possiamo invece stabilire con quale frequenza una famiglia comune abbia mangiato carne, né attribuirle le abitudini dei gruppi più ricchi.

Anche l’abbigliamento ha richiesto molto lavoro. Filare e tessere sono state attività importanti nelle comunità golasecchiane. Ogni tessuto ha comportato una lunga preparazione, Le fibule, spille metalliche utilizzate per fermare gli abiti, hanno unito funzione pratica e ornamento; bracciali, anelli e pendagli hanno espresso anche differenze di ricchezza e posizione sociale.
Fra gli elementi dell’abbigliamento celtico hanno trovato posto le bracae, antenate dei pantaloni, che hanno distinto queste popolazioni da molti abitanti dell’Italia antica, abituati alle tuniche. Il particolare non permette di ricostruire il guardaroba di ogni insubre, ma ricorda quanto sia impropria l’immagine di antenati vestiti soltanto di pelli.
Alla coltivazione si sono affiancati mestieri e scambi. La lavorazione della ceramica e dei metalli e la produzione tessile hanno richiesto competenze specifiche. Il mondo golasecchiano ha partecipato a collegamenti fra l’area mediterranea e quella transalpina, sfruttando anche il Ticino. Milano è cresciuta dentro questa rete: non è stata soltanto un insediamento agricolo chiuso in se stesso. Le merci e gli oggetti di prestigio hanno però raggiunto persone di condizioni differenti, senza distribuire il benessere in modo uniforme.
Le sepolture hanno conservato molte delle informazioni che le case hanno perduto. Nel mondo golasecchiano la cremazione e la deposizione delle ceneri nelle urne sono state accompagnate da oggetti personali e corredi. Le loro differenze hanno aiutato gli studiosi a riconoscere ruoli e disuguaglianze. I morti ci hanno così restituito qualche frammento della vita dei vivi.
Di quelle famiglie ignoriamo quasi tutto ciò che le avrebbe rese riconoscibili: le parole scambiate intorno al fuoco, le preoccupazioni per un figlio, le speranze affidate al raccolto. Ci sono rimasti soprattutto oggetti e tracce nel terreno. Attraverso questi indizi, i primi milanesi hanno cominciato ad affacciarsi nella storia della città: persone impegnate, prima di ogni altra cosa, a procurarsi una casa, un vestito e il cibo per il giorno seguente.
(fonti: Comune di Milano, Comune di Golasecca, GSAC, Museo Archeologico, La civiltà di Golasecca)
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