CLARA MAFFEI E IL SALOTTO DELL’UNITA’ D’ITALIA NATO DA UN LUTTO
12 Ottobre 2026
Clara Maffei è stata una delle donne più influenti della Milano ottocentesca. Non ha ricoperto cariche politiche, non ha comandato eserciti e non ha scritto grandi trattati.
Nel suo salotto Maffei, tra i personaggi più illustri che l’hanno frequentato: Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi, Francesco Hayez, Honoré de Balzac, Franz Liszt, Massimo d’Azeglio, Tommaso Grossi, Arrigo Boito, Giovanni Verga, Giosuè Carducci e Carlo Tenca.
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Milano, 12 ottobre 2026
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
CLARA MAFFEI E IL SALOTTO DELL’UNITA’ D’ITALIA NATO DA UN LUTTO
di Ben Sicchiero
Clara Maffei è stata una delle donne più influenti della Milano ottocentesca. Non ha ricoperto cariche politiche, non ha comandato eserciti e non ha scritto grandi trattati. Eppure, attraverso il suo celebre salotto di via Bigli 21, ha contribuito a mettere in contatto artisti, scrittori, musicisti e patrioti che hanno preparato culturalmente e politicamente il Risorgimento.

Clara, nata Chiara Carrara Spinelli, ha visto la luce a Bergamo il 13 marzo 1814, in una famiglia aristocratica. A diciotto anni, nel 1832, ha sposato Andrea Maffei, poeta e traduttore trentino, di sedici anni più anziano.
La coppia ha avuto una bambina, Ottavia, morta piccolissima. Una tragedia che ha profondamente segnato Clara. Proprio per alleviare la sua sofferenza, il marito e alcuni amici hanno favorito gli incontri con artisti e letterati: è nato così, intorno al 1834, il salotto Maffei che ha avuto diverse sedi, tra cui via Tre Monasteri, piazza Belgioioso e Corsia del Giardino, oggi via Manzoni.
Nel 1846, decisione non comune per una nobildonna dell’epoca, Clara si è separata legalmente dal marito. Tra i testimoni dell’accordo Giuseppe Verdi.
Durante l’insurrezione del marzo 1848, Clara ha sostenuto concretamente i patrioti, raccogliendo aiuti, assistendo i combattenti e partecipando alla mobilitazione della città. Dopo il ritorno degli austriaci, ha lasciato temporaneamente Milano per rifugiarsi a Locarno, dove ha incontrato Giuseppe Mazzini.
Nel 1850 ha stabilito il salotto in via Bigli 21, nel Palazzo Olivazzi Trivulzio, dove aveva l’abitazione sita al terzo piano. Tra i personaggi più illustri che l’hanno frequentato: Alessandro Manzoni, con il quale Clara ha mantenuto una solida amicizia; Giuseppe Verdi, legato a lei da un lungo rapporto di fiducia; Francesco Hayez, autore di un suo celebre ritratto; Honoré de Balzac e Franz Liszt, che hanno dato al salotto una dimensione internazionale; Massimo d’Azeglio e Tommaso Grossi, protagonisti della prima fase letteraria; Arrigo Boito, Giovanni Verga e Giosuè Carducci, esponenti delle generazioni successive; Carlo Tenca, direttore de Il Crepuscolo e patriota nonché riferimento politico e culturale del salotto. Con Tenca ha intrecciato un’intensa relazione sentimentale durata per il resto della vita.
Clara non è stata soltanto una padrona di casa. Ha saputo scegliere gli invitati, farli incontrare, contribuendo alla diffusione delle idee risorgimentali e appianando le divisioni politiche.
Alcuni episodi emblematici della sua attività. Ha sostenuto l’azione di Cavour e, durante la guerra del 1859, ha prestato assistenza negli ospedali; ha favorito l’incontro tra Verdi e Manzoni, i due grandi protagonisti della cultura italiana, avvenuto il 30 giugno 1868: Verdi nutriva una venerazione profonda per Manzoni e, dopo la sua morte, gli ha dedicato la celebre Messa da Requiem. Honoré de Balzac, ospite del salotto nel 1837, le ha dedicato nel 1842 La Fausse Maîtresse, e Clara gli avrebbe suggerito il titolo Gambara per un altro racconto.
Invitava i visitatori a lasciare firme, pensieri e dediche. L’album si è trasformato in una testimonianza di amicizie, convinzioni politiche e ideali patriottici. Pur avendo frequentato ambienti vicini a Mazzini, ha successivamente sostenuto Cavour. Per lei l’obiettivo dell’indipendenza italiana è rimasto più importante delle appartenenze di corrente.

Clara Maffei è morta a Milano il 13 luglio 1886, a 72 anni, nella sua casa-salotto di via Bigli, distrutto dal bombardamento britannico dell’agosto 1943. All’esterno dell’edificio una lapide commemorativa, apposta nel 1955 dal Comune di Milano, ricorda lei e il contributo del suo salotto all’arte, alla letteratura, alla musica ma soprattutto all’indipendenza e all’unità nazionale.
Nel marzo scorso Milano e Bergamo hanno promosso un programma di mostre e iniziative per valorizzarne la memoria, coinvolgendo fra altri il Museo del Risorgimento, Casa Manzoni e la Biblioteca Angelo Mai.
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