Il Punto e virgola di Comolli 18/12/25 – Vino, agricoltura ed Europa: luci, ombre e scelte rimandate

Il Punto e virgola di Comolli 18/12/25 – Vino, agricoltura ed Europa: luci, ombre e scelte rimandate

By Giuseppe

18 dicembre 2025. Tra salute, mercati, dazi e politiche europee, il settore agroalimentare – e il vino in particolare – resta sospeso tra segnali incoraggianti e decisioni che non arrivano.

 

Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il primo numero de Il Punto e virgola di Comolli prova a leggere i fatti della settimana senza slogan, mettendo in fila dati, contraddizioni e prospettive del vino e dell’agricoltura europea.

Newsfood.com, 18 dicembre 2025

NOTA del direttore


Il Punto e virgola di Comolli
In un tempo dominato da titoli gridati e giudizi affrettati, Il Punto e virgola di Comolli sceglie un’altra strada: quella della riflessione, del collegamento tra fatti, dati e contesto.
Ogni settimana Giampietro Comolli propone un commento ragionato sui temi più rilevanti del mondo del vino, del cibo, dell’agroalimentare e dei mercati che li attraversano, senza fermarsi alla superficie delle notizie.
Non sentenze, ma letture; non slogan, ma connessioni.
Giuseppe Danielli


 

Giampietro Comolli:
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Questa settimana i fatti parlano chiaro, ma come sempre è il contesto a fare la differenza. Tra numeri, percezioni e decisioni che incidono sul futuro del comparto, vale la pena fermarsi un attimo, mettere un punto… e poi ripartire, con una virgola, per capire cosa sta davvero succedendo.

18 dicembre 2025
Un fine anno che vede vino e agricoltura protagonisti, in Italia come all’estero, soprattutto a Bruxelles. Protagonisti sì, ma tra luci e ombre.

L’ultima notizia che arriva dalla ricerca scientifica e medica conferma che il “solito” calice di vino a tavola – meglio rosso per alcuni, mentre i consumatori oggi prediligono sempre più i bianchi – aiuta non solo lo spirito, ma anche la mente, contrastando il decadimento cognitivo.
Il vino contribuisce a mantenere la mente viva. Eureka, direbbe qualcuno.

Sul fronte commerciale, l’effetto “Trump-dazi” non sembra aver creato particolari problemi nel 2025 alle imprese del vino italiano. Qualche difficoltà in più emerge invece per alcuni cibi di nicchia. Il mercato statunitense ha comunque risposto bene.
Eppure  il bilancio economico complessivo del vino italiano nel mondo segna un –1,8%. Un dato forse recuperabile, anche grazie agli ordini esteri di fine anno, che lasciano intravedere segnali più incoraggianti.

Nel frattempo, a Bruxelles, agricoltori, vignaioli e pescatori europei sono sul piede di guerra. A scatenare la protesta è la definizione – e la possibile concretizzazione – dell’accordo con il Mercosur, il grande mercato dell’America latina affacciato sull’Atlantico: 350 milioni di abitanti e sesto gruppo mondiale per esportazioni agroalimentari.

Negli ultimi 60 anni l’Europa ha costruito politiche di protezione del mercato, dei prezzi e del reddito agricolo, adattandole a epoche e contesti diversi. Un’impostazione che la presidente della Commissione UE continua a difendere anche oggi, annunciando una maggiore flessibilità per le singole regioni europee, con l’obiettivo di sostenere in modo più mirato settori e comparti di interesse nazionale.
Un primo segnale, forse, di maggiore autonomia degli Stati. Eureka, di nuovo.

Ma la nuova PAC-OCM, ancora una volta in discussione, non cancella priorità e privilegi che non tutti gli Stati membri possono permettersi, né in termini di misure accoppiate né disaccoppiate. Da un lato sembra di ricevere ragione, dall’altro di vedersi imporre nuove strade.

Il bilancio UE dei prossimi sette anni parla chiaro: 9 miliardi di euro in meno per l’Italia. Non è semplice parlare di maggiori sostegni nazionali quando aumentano i contributi di adesione, crescono i capitoli autonomi (difesa comune) e restano sul tavolo strumenti come il MES, sempre più intoccabile – per volontà della BCE, anche se nessuno lo dice – perché funzionale a tutelare determinati equilibri bancari.

L’accordo Mercosur rischia inoltre di facilitare l’ingresso sul mercato europeo di prodotti agricoli e alimentari a prezzi più bassi: pesce, carne, soia. Spesso senza i controlli qualitativi e sanitari imposti ai produttori europei dalle denominazioni di origine e dai meccanismi UE.
Non stupisce quindi che gli agricoltori francesi e belgi abbiano deciso di “far assaggiare” letame e liquami ai muri dei palazzi dei tecnocrati europei.

Guardando oltre il 2027, la PAC post-2027 si annuncia con tagli di bilancio e scelte strategiche in evidente contraddizione con le politiche agricole sostenute dall’Europa negli ultimi quarant’anni. Nulla di concreto sembra previsto per le aree rurali svantaggiate, difficili, semi-abbandonate e forestali, proprio quelle su cui da anni si progettano interventi di recupero in chiave ambientale e di sostenibilità reale.

C’è chi sostiene che, senza una strategia di lungo periodo – almeno tre PAC consecutive pensate in modo coerente – tra vent’anni l’agricoltura europea potrebbe dimezzarsi, in termini di fatturato, imprese e presenza di giovani.
Non servono sussidi a pioggia, ma fondi reali per un’agricoltura che serve a tutti.

Per il vino, ambito che seguo con particolare attenzione, la situazione è ferma da almeno tre o quattro anni. Le denunce non mancano, così come la consapevolezza dell’urgenza di intervenire. Mancano però strategie multilaterali e realmente direzionali, al di fuori dei consueti approcci lenti e indecisi delle organizzazioni di settore, spesso più preoccupate di non scontentare nessuno che di scegliere. Un po’ come l’Europa stessa.

Occorre creare un modello nazionale del vino che non si limiti alla promozione (OCM e PAC), ma includa PRS interregionali e un Piano Nazionale Vino che parta dalla vigna:
chi coltiva, dove, con quale reddito garantito per i piccoli viticoltori e i giovani delle aree svantaggiate.
Allo stesso tempo, è necessario sostenere le cantine leader, capaci di moltiplicare valore e fare da locomotiva, ma in un’ottica di traino reale per i più piccoli, senza campanilismi, antagonismi o distorsioni fiscali.

Il Tavolo di Filiera Vino del Ministero appare ormai vecchio nella capacità di individuare prospettive e scelte. Il Piano Nazionale dovrebbe avere il coraggio di segmentare e adattare quello europeo. Trattamenti lineari e misure accoppiate, in tempi complessi, non aiutano. Così come non aiutano i semplici sostegni al reddito.
Meglio un controllo e un sostegno dei costi e dei prezzi lungo tutta la filiera.

Speriamo che chi deve capire, capisca.

Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre

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