Italia Beer Festival Pub Edition 2016 (IBF)

Italia Beer Festival Pub Edition 2016 (IBF)

By Giuseppe

Dall’11 al 13 novembre a Milano presso “East End Studios 90”, via Mecenate 9, in degustazione le birre dei micro birrifici da tutta Italia.
Italia Beer Festival Pub Edition 2016 (IBF)

Italia Beer Festival Pub Edition (IBF) è una manifestazione quasi inusuale nel panorama fieristico italiano. E, sì. Perché le birre artigianali – lo scopo dell’iniziativa è proprio quello di far conoscere i micro birrifici presenti in tutte le regioni italiane; senza, però, trascurare le produzioni estere  – che dall’11 al 13 novembre sarà possibile degustare a Milano presso “East End Studios 90” (via Mecenate 90) sono selezionate sai cosiddetti publicans, cioè i proprietari dei pub invitati a partecipare all’evento che attira decine di migliaia di appassionati provenienti da tutta Italia e da alcuni paesi europei.
L’idea di questa manifestazione è di Paolo Polli, per chi non lo conoscesse diciamo che 2005 inventò l’Italia Beer Fest, la prima vera manifestazione italiana riservata alla birra artigianale. Polli è anche fondatore della prima Associazione degustatori birra e tra i primissimi promotori dell’eccellenza brassicola artigianale italiana con il programma BQ trasmesso da un canale Sky Tv e della rivista dedicata alla birra BQ (Birra Artigianale di Qualità).
Insomma, un’autorità nel variegato mondo delle birre artigianali. E, quindi, la persona giusta per selezionare i pub che offriranno il meglio della birra italiana. Dice Polli: “Sono convinto che a determinare il successo di un locale di birra artigianale non sia solo l’accurata selezione di birra artigianali di alto livello, perché la capacità dei gestori, i cosiddetti publicans, di presentare al meglio le birre di qualità selezionate e raccontarne la loro storia, così come fanno i sommelier, è fondamentale per raggiungere il successo. Per questo abbiamo fatto una selezione, in base alla nostra decennale esperienza, tra i migliori gestori di birrerie artigianali d’Italia”. Che sono 18: Birratrovo di Como; BQ De Nott e Jhon Barleycorn di Milano; Highlander di Parma; Il Porco di Corbetta; La Locanda del Monaco Felice di  Suisio; Mosaik di Catania; Ottavonano di Atripalda; TNT di Buonconvento;  Ein mass- Montello; Il punto di Bologna; Galway irish pub di Grottamare, La Birroteca di Greve in Chianti, Jumbo Beer House di Pavia, Moskito di Iseo, The Dome di Nembro, Teatro delle birre di Mantova, Ranzani 13 di Bologna.
Il costo per accedere nell’area dell’Ibf dove sono allestiti gli stand dei pub, è di 7 euro, però si ha la possibilità di partecipare ai numerosi laboratori gratuiti dedicati al mondo dei microbirrifici artigianali tra cui la presentazione del nuovo mercato di produzione di birra artigianale siciliana e i seminari curati da chef gourmet per l’abbinamento cucina e birra e i consigli per cucinare con la birra. Dallo staff di Polli segnalano anche l’ampliamento dell’offerta di street food con la possibilità di poter scegliere la cucina bergamasca di “Porcky”, arrosticini abruzzesi, PQ la pizza gourmet di qualità a spicchi, la piadina “San Marino”, la cucina messicana di Jumbo mex e la cucina gourmet itinerante di Zibo, vincitore del premio come miglior street food presso il tristellato Da Vittorio nella manifestazione “Gli Artisti dello Street Food”. Le altre grandi novità di quest’anno sono i piatti gourmand cucinati in abbinamento con la birra artigianale per chi volesse assaporare piatti più strutturati e, per non farsi mancare niente, anche perché l’area espositiva chiude alle 2 di notte, tutte le sere live music per un totale di cinque concerti su tre giorni di manifestazione.
L’Italia Beer Festival Pub Edition offre anche l’occasione per dare uno sguardo al mondo delle miniproduzioni di birra che, com’è noto, dal 2005 al 2014 sono più che quintuplicate: affianco a 16 stabilimenti industriali (14 di birra e due di malto), infatti, sono spuntate quasi 700 realtà artigianali che occupano 2 mila addetti. Solo la pressione fiscale è riuscita a frenare un’ulteriore crescita di micro impianti di produzione e di qualche migliaia di opportunità di lavoro. La zavorra chiamata accise è aumentata del +118% dal 2002 a oggi e, negli ultime 15 mesi, c’è stato un ulteriore aumento del 30%  con tre rialzi consecutivi.

Per esempio, dicono gli addetti ai lavori, sul formato-tipo, la bottiglia da 66 cl venduta al supermercato al prezzo di un euro, il prelievo statale arriva a 46 centesimi: ma su 4 miliardi complessivi di trasferimenti allo Stato tra Iva, tasse, contributi e imposte sui redditi, le accise rappresentano “solo” 548 milioni di euro. Un peso che ha pochi eguali in Europa – pari a quattro volte quello della Germania e a tre volte la Spagna (solo in Nord Europa c’è di peggio) – e che stride con la concorrenza del vino, tax-free, e dei superalcolici, sui quali le imposte sono inferiori alla media dei Paesi dell’Unione Europea.

Una stima di Doxa dice che un ritorno alla vecchia tassazione porterebbe l’assunzione di 2.800 persone, mentre con accise a livello tedesco il 60% delle aziende aumenterebbe il personale.
Eppure l’Italia è al decimo posto in Europa per produzione (+2% nel 2014, meglio di forti consumatori come Austria, Danimarca e Irlanda), continua a riscuotere grande successo all’estero: +3,5% di export l’anno scorso, per un totale che sfiora i due milioni di ettolitri (nel 2002 erano 600 mila) a fronte di sei milioni di importazioni, dirette in particolare nel Nord Italia. Il mercato più interessante è il Regno Unito, dove finisce oltre il 50% del prodotto tricolore.

E, questo, grazie alla professionalità degli artigiani della birra che mediamente producono otto-nove birre l’anno, cioè 7 mila varietà a cui si aggiungono le 160 delle 78 grandi aziende: l’unica caratteristica comune è la fantasia perché avendo una tradizione più recente rispetto ad altri Paesi, si può sperimentare, usando prodotti zuccherini diversi dal malto d’orzo e vicini alle tradizioni locali: castagne, farro, frutta. E sono stati gli italiani poi a riproporre il Radler, cioè la birra mischiata con succhi, andando oltre la solita accoppiata con la limonata per introdurre abbinamenti con chinotto, pompelmo ecc.
Questo, probabilmente, ha permesso all’Italia di conquistare un primato, quello di convincere le donne a bere birra: circa il 60% delle italiane consuma birra abitualmente, +125% in 30 anni. L’altro traguardo da raggiungere, adesso, è quello della destagionalizzazione, visto che resta preponderante la stagionalità nei consumi: circa il 44% dell’intera produzione viene venduto tra giugno e settembre, a differenza di quanto avviene nei Paesi del Nord Europa.

Maria Michele Pizzillo
Newsfood.com

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